CONSIGLIO COMUNALE APERTO MA NON TANTO, UN’AMMINISTRAZIONE CHIUSA E INFASTIDITA DALLE “PICCOLE PROBLEMATICHE”

Un momento prezioso di confronto civico, ricco di idee, sensibilità, proposte e – soprattutto – di Amore per la nostra città” scrive Ivan Scimonelli, capo gruppo consiliare Lista Civica “Insieme” promotore insieme a Paolo Romano di Fratelli d’Italia e Ferdinando Messina di Forza Italia (prima delle sue dimissioni) del Consiglio Comunale aperto sul centro storico di Siracusa, e non solo, di ieri sera. Ma glissa su quanto è accaduto.

Vere le sue parole infatti, ma solo fino a quando non è intervenuto l’assessore al ramo Salvo Consiglio che, dispiace dirlo, non è forse riuscito a contenere il suo disappunto per vedere non apprezzato il lavoro dell’Amministrazione, inedito ed eccezionale ad avviso suo e dell’intera Giunta, per la città.

Il consiglio, fino alle h.20,22, si è svolto in maniera assolutamente ordinata grazie anche all’inappuntabile organizzazione del presidente del Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente, Davide Biondini, e dei suoi componenti, come anche di altri cittadini, rispettosi dei tempi contingentati di ogni intervento nel denunciare le tante problematiche di Ortigia, specchio in realtà anche degli altri quartieri, dell’intera città. Una novità l’intervento anche di alcuni stranieri residenti ormai da anni in Ortigia, anche loro portatori, sempre rispettosi, di quelle criticità che incidono pesantemente sulla qualità di vita dei cittadini.

Il pubblico numeroso e attento, che si è permesso solo ogni tanto qualche applauso ‘richiamato’ seccamente dal presidente Di Mauro in alcune occasioni, attendeva unicamente qualche risposta. Ascolto. Probabilmente la promessa di un impegno “più fattivo” nel venire incontro a legittime richieste ma ancora una volta l’Amministrazione attiva ha dimostrato di essere chiusa nella propria autoreferenzialità, di non avere adeguate capacità di interlocuzione con la Comunità amministrata, colpevole – a suo giudizio – di sminuire un’azione presentata come ineguagliabile motore di promozione della città, di Ortigia ‘venduta’ nel mondo, cadenzata da scelte non passibili di critiche, sempre oggettivamente impareggiabili.

Sono bastati due minuti perché l’assessore Consiglio rompesse il clima di un auspicabile sereno confronto ‘tra le parti’, a testimonianza, per dirla con Scimonelli, del “forte e condiviso legame tra la comunità siracusana (anche degli amministratori) e il suo centro storico, inteso non soltanto come patrimonio architettonico, ma come luogo dell’anima collettiva, spazio di memoria, identità e responsabilità”.

Lo sminuire, in incipit, come piccole problematiche’ le tante reali difficoltà in cui si dibatte la quotidianità dei cittadini, non solo degli ortigiani, l’attacco immotivato, ineducato, in particolare al residente straniero che aveva raccontato un episodio (frainteso dall’assessore) per dire dei rumori inaccettabili che invadono la sera il centro storico, sono stati i primi segnali di uno ‘sviamento’ che solo alla fine dell’intervento, quando ormai era inutile, ha trovato la strada più corretta anche nelle parole del vice sindaco: quella almeno di una comunque debole dichiarazione di disponibilità a intervenire nel senso auspicato dai tanti intervenuti.

           

Pessimo il dibattito a tu per tu provocato da Consiglio con l’avv. Corrado Giuliano, portatore di un invito di spessore come quello di Fabio Moschella, chiamato in causa e poi malamente zittito.

Il corpo della risposta dell’assessore è rimasto l’elenco delle tante, tantissime, opere pubbliche realizzate dall’Amministrazione, comunque destoricizzate, senza il riconoscimento, sempre doveroso, del percorso fatto anche dalle altre Amministrazioni per arrivare a certi risultati: una Giunta monade, rispetto alla storia, rispetto alla Comunità di cui dovrebbe essere la più alta e competente espressione, che si riconosce solo in se stessa. Tant’è che a metà della ‘replica’ di Consiglio, a fronte di una ‘difesa d’ufficio’ stizzita, arroccata nelle sue ragioni (quelle che si ripetono come un mantra nelle interviste), sorda alle istanze presentate, dopo uno scontro diretto con un cittadino, la metà del pubblico ancora presente, una decina di persone, ha lasciato l’aula in segno di protesta accompagnata dalle parole di sdegno di alcuni degli assessori: “Vi abbiamo invitato, vi abbiamo dato la possibilità di ascoltarvi, vi è stata offerta la democrazia, e ora che l’Amministrazione risponde ve ne andate. Bella democrazia!”, l’esplicita dimostrazione del mal inteso significato che si può dare al termine.

Nessuno ieri sera voleva disconoscere i risultati (certo non su tutti c’è condivisione ma è fisiologico) raggiunti da questa Amministrazione – banale attaccarsi alle parole “Ci accusate di inerzia!” – ma l’autoincensamento era fuori luogo, extra-vagante. Non si era lì per discutere di questo. E seppure può aver dato fastidio, provocato una dilaniante insofferenza, il lungo dettagliato elenco di quanto si è chiesto di cambiare, obiettivo dell’Amministrazione, di una cabina di regia che sappia volare alto, avrebbe dovuto essere quello di approfittare dell’occasione per delineare la visione prospettica che si ha (se la si ha) dell’identità, della fisionomia, del futuro di un centro storico certamente oggi attrattivo ma sempre più anonimo, massificato, privo di una propria anima… anche se piace a Dolce & Gabbana.

E lo stesso discorso varrebbe per tutta la città.

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