Ricordare per non ripetere: il sacrificio del Conte Rosso

Tra le tante tragedie di cui il regime fascista di Mussolini fu responsabile, l’invasione della Libia rappresenta una delle pagine più drammatiche della nostra storia. La folle ambizione di conquistare un “posto al sole” spinse l’Italia a intraprendere guerre di aggressione, portando morte e distruzione su terre lontane, ma anche sul suolo patrio.
In questo contesto si inserisce il tragico destino del piroscafo Conte Rosso, affondato il 24 maggio 1941 nel Mar Mediterraneo mentre trasportava truppe italiane verso la Libia. Migliaia di giovani, costretti a combattere in un conflitto che non apparteneva loro, trovarono la morte nelle acque profonde del mare, vittime inconsapevoli di una guerra voluta da pochi ma pagata da molti.
Strappati alla loro terra, mandati a combattere per una causa ingiusta, finirono per scontrarsi con altri uomini costretti alla stessa sorte. Fratelli contro fratelli, in una guerra che, come tutte le guerre, non fece altro che seminare lutti e distruzione.

Angelo Maltese, il fotografo che fu chiamato a fare i rilievi fotografici (302 foto, una frontale l’altra di profilo per ciascun defunto), scrisse: “Piansi per le madri e per i padri, per le spose, per i figli e per i fratelli, per tutti coloro che sotto il peso delle iniquità sacrificano il bene supremo della vita”.

Oggi, nel ricordare il sacrificio di quei giovani, non possiamo limitarci a una mera commemorazione. Il ricordo del Conte Rosso deve essere un monito affinché il nostro Paese e l’intera umanità rifiutino la guerra, strumento disumano di dominio e di sopraffazione. Dobbiamo coltivare la memoria per non ripetere gli errori del passato, perché solo attraverso la consapevolezza della nostra storia possiamo costruire un futuro di pace.
La nostra Costituzione, nata dalla Resistenza e dalla lotta contro il nazifascismo, sancisce con forza il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. È un principio fondamentale che dobbiamo difendere con determinazione, affinché le tragedie del passato non si ripetano.
Che il sacrificio di quelle vite innocenti ci insegni a difendere i valori della giustizia, della solidarietà e della convivenza pacifica tra i popoli. Ricordiamo il Conte Rosso non solo come una tragedia del passato, ma come un impegno per il futuro.

Enzo Monica
(presidente Centro Studi Arti e Scienze, IL CERCHIO)

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