IL CCR DI CASSIBILE, 15 ANNI DI OBLIO E IL WORK IN PROGRESS

Un salto temporale in cui il tempo sembra essersi annullato: 15 anni scomparsi come se nulla fosse successo o, forse più esattamente, come se tutto ciò che nel frattempo è stato non meritasse memoria. Nella determina dirigenziale del gennaio scorso, in cui si attesta l’agibilità del CCR di Cassibile una volta realizzato il disoleatore, in vista della sua apertura, avviene proprio questo.

La storia, sofferta, del ‘centro zonale di raccolta multimateriale’ di Cassibile prende inizio nel dicembre 2001 quando la Giunta municipale ne approva la realizzazione insieme a quello di  Arenaura e Belvedere grazie a un finanziamento europeo. Secondo alcuni (ma si tratta di voci che andrebbero confermate) i fondi non sarebbero stati poi stanziati perché i CCR non sarebbero risultati ‘a norma’, come d’altra parte ha poi attestato la vicenda del centro dell’Arenaura, sequestrato dalla magistratura nel febbraio 2022 – indagine che coinvolge anche il sindaco Italia e dirigenti della Tekra e del Comune – proprio, a quanto si è detto, per la mancanza del disoleatore.

Nella delibera del 2001 si legge che era stata “localizzata l’area di proprietà comunale inerente l’intervento”. Già da subito una follia inspiegabile: un lotto di terra di 1.200 mq ceduto dal costruttore a titolo di oneri di urbanizzazione subito destinato a un centro raccolta da cui nel 2008 prendeva le distanze lo stesso presidente dell’Ato Sr 1 Enzo Giudice da noi allora intervistato: “Scelte non mie. L’area è stata individuata dall’amministrazione comunale e certo sarebbe stato meglio privilegiare aree non in contesto abitativo (omissis). Vorrei però rassicurare: noi cercheremo risorse aggiuntive per i due CCR di Cassibile e Belvedere nei nuovi POR ma sono pronto a incontrarmi con una delegazione di residenti per discutere la migliore utilizzazione del centro, semmai solo come area di stoccaggio, non so, è da vedere. Certo si dovrà utilizzare ma la soluzione si troverà”.

I lavori iniziati nell’ottobre 2004 venivano ultimati un anno dopo (il 18/10/2005) e le opere strutturali venivano collaudate a novembre. Ma quali erano le opere strutturali? È presto detto: una guardiola e due alte tettoie/pensiline monofalda sotto le quali avrebbero dovuto essere posti cassoni per la raccolta differenziata che non si sono mai visti.

È a questo punto dell’iter storico che, nella delibera, c’è uno ‘strappo’, un ellissi temporale (di tipo paranormale o extradimensionale). Ex abrupto, in un senza tempo metafisico, nella determina si legge che: “Al fine di regolamentare il convogliamento delle acque meteoriche del piazzale dove è stato realizzato il CCR e di aggiornare la struttura alle prescrizioni ambientali vigenti, è stato realizzato un impianto disoleatore”.

Il periodo sta là, a segnare la cesura, lo scarto temporale di un silenzio di ‘soli’ 15 anni!

Infatti, subito dopo, la macchina del tempo ci proietta nel 2020, l’anno in cui, in ottobre, viene nominato il rup del procedimento e si mettono in moto tutte le procedure per dotare il centro dell’indispensabile disoleatore.

I lavori, affidati alla ditta GFE due anni dopo, il 25 febbraio 2022, vengono consegnati in data 4/05/2022, sospesi il 6/5/2022, ripresi il 6/12/2022, nuovamente sospesi il 20/12/2022 e ripresi il 19/6/2023, sospesi nuovamente dopo 7 giorni, il 26/06/2023, e ripresi il 06/06/2024, per essere finalmente ultimati il 17/6/2024.

Sempre nel 2024 si provvede anche a predisporre “la certificazione degli impianti idrico ed elettrico e di adeguare alcune componenti impiantistiche all’utilizzo del CCR” e in data 26/6/2024 viene certificata la regolare esecuzione di tutti i lavori contrattualmente previsti.

Ma davvero in quei 15 anni cassati l’isola ecologica di Cassibile è sprofondata nell’oblio? Assolutamente no. Era invece oggetto di defatiganti discussioni nel corso del consiglio di circoscrizione dove, preso atto della necessità di un cambio di destinazione del sito data l’impossibilità di realizzare il ccr, si discuteva di cosa farne. Atti che i consiglieri di allora (abbiamo trovato verbali del 2013 e 2015), che oggi siedono in consiglio comunale come Paolo Romano, potrebbero riesumare anche per verificare quali siano stati (e se effettivamente ci siano stati) gli atti amministrativi relativi al cambio di destinazione.

La domanda principale è infatti se i lavori di ‘adeguamento’ oggi in corso siano possibili e anche sufficienti a raggiungere gli standard richiesti visto che il ccr condivide il muro di confine con civili abitazioni ed è privo di pannelli fonoassorbenti, ha una viabilità certamente inadeguata data la strada chiusa e il traffico quotidiano (quando il martedì in via Luciano Rinaldi si posiziona il centro di raccolta mobile, la situazione di invivibilità che si crea, soprattutto per i residenti assediati nelle proprie case, rischia spesso di degenerare in risse), presenta un unico accesso attraverso cui i mezzi pesanti stentano a passare, costretti tra l’altro ad uscire in retromarcia non essendoci possibilità di manovra all’interno, e altro ancora. Facciamo solo un esempio: quel disoleatore la cui stessa realizzazione solleva perplessità, se non sconcerto.

L’impianto serve a raccogliere, grazie a una rete di caditoie e pozzetti, le acque meteoriche, che possono contenere oli derivanti dal “lavaggio” del piazzale, per poi trattarle – tramite il passaggio attraverso una serie di vani che separano l’acqua dagli oli e dagli idrocarburi – prima che sia immessa nella rete cittadina delle acque bianche.

Ebbene, a lavori ultimati con tanto di certificato di regolare esecuzione (26 giugno 2024), arrivano le prescrizioni della Siam per autorizzare (sic!) l’allaccio alla fognatura, in particolare “la realizzazione di un pozzetto di ispezione/campionamento sulla linea a valle del trattamento acque di prima pioggia dei piazzali, appena prima della miscelazione con i reflui provenienti dai wc”. Abbiamo capito bene? Sarebbero forse queste le opere “non prevedibili nel progetto e propedeutiche alla funzionalità dell’attività del ccr” di cui si parla nella determina? Eccezionale! Fatto sta che, a dicembre scorso, l’amministrazione è costretta a disporre un nuovo affidamento di lavori alla stessa ditta per circa 5mila euro e ovviare così all’ “inconveniente”. La somma viene messa insieme – faticosamente, si direbbe – attingendo a sette diversi capitoli di bilancio: 1) Manutenzione ordinaria impianti immobili comunali 2) Manutenzione ordinaria impianti climatizzazione immobili comunali 3) Manutenzione ordinaria immobili comunali, 4) Spese generali funzionamento ufficio tecnico – Manutenzione impianti, 5) Spese generali di funzionamento Ufficio Igiene Urbana – Manutenzione impianti, 6) Spese generali di funzionamento Ufficio Ortigia – Manutenzione impianti, 7) Spese generali di funzionamento per ufficio – Manutenzione impianti.

Per caso, anche nel 2023 il conferimento a discarica del materiale proveniente dagli scavi, i cui oneri “non erano inclusi nella redazione del preventivo proposto dalla Siam” per circa 6mila euro, è stato pagato a parte rispetto ai 54mila euro di costo complessivo dell’impianto?

 

 

 

 

 

Nei lavori di ammodernamento dell’impianto è stato correttamente valutato il mancato deflusso regolare delle acque sul piazzale, privo di adeguata pendenza verso le grate di scolo come attestano le foto fatte dai residenti dopo le ultime piogge?

Quali saranno le misure di mitigazione per le emissioni di tipo odorigeno e acustiche a un passo dalle abitazioni? In previsione dell’arrivo della bella stagione per i residenti ‘confinanti’ sarà ancora possibile trascorrere del tempo godendo del silenzio e dei profumi dei propri giardini?

 

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