Anche a Siracusa alta l’adesione dei magistrati allo sciopero contro la riforma del ministro Nordio

Anche a Siracusa è stata alta l’adesione dei magistrati allo sciopero contro la riforma del ministro Nordio sostenuta dal governo Meloni. Due gli incontri aperti alla cittadinanza che si sono svolti nell’atrio del Palazzo di giustizia siracusano: uno di mattina e il secondo nel pomeriggio, condotti da Marco Dragonetti, presidente della sottosezione di Siracusa dell’ANM (Associazione nazionale magistrati) assieme al Gip Andrea Migneco, al Giudice del Tribunale Civile Alfredo Spitaleri e, nell’incontro pomeridiano, al Procuratore aggiunto Andrea Palmeri.

Tra gli interventi, quello della Procuratore capo della Repubblica di Siracusa, Sabrina Gambino, di altri magistrati, nonché avvocati, rappresentanti di associazioni e cittadini a livello personale, che hanno posto domande e chiesto approfondimenti riguardo ai contenuti della protesta. A coordinare gli interventi il giornalista Aldo Mantineo che ha ricordato l’appoggio dato dalla Federazione nazionale della stampa italiana alla mobilitazione.

     

Uno sciopero che ha visto compatta grandissima parte dei magistrati italiani contro le proposte di separazione delle carriere di pubblici ministeri e giudici, e di sorteggiare i componenti del Consiglio superiore della magistratura. In sintesi, i pericoli paventati sono quelli di avere pubblici ministeri controllati dal governo (di qualunque colore politico esso sia) e, mediante la proposta del sorteggio-tombolata per il CSM e per il giudice disciplinare, di smembrare in due l’organo di autogoverno autonomo della magistratura.

Ed è in difesa della Costituzione che si chiede di cambiare questa riforma costituzionale, come ieri è stato ribadito nelle iniziative organizzate in molte città italiane, ricordando, così pure a Siracusa, che i problemi principali della giustizia, veri e seri che da decenni si denunciano ma non si affrontano adeguatamente, sono le lungaggini dei processi, i tempi infiniti delle cause civili e penali legati, innanzitutto, alla carenza di organici sia dei giudici che del personale amministrativo. Situazione che coinvolge la vita dei cittadini, che chiama in causa le insufficienti risorse finanziarie assegnate al settore cruciale della giustizia dai governi che si sono succeduti da molto tempo a questa parte.

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