Sui media locali si è tornati a parlare del Caravaggio di Siracusa dopo che a occuparsene è stato il programma di Rai 3 “Lo stato delle cose” di Massimo Giletti, in due puntate: quella del 2 dicembre 2024 e, soprattutto, quella del 10 febbraio 2025. Al centro dell’attenzione i due cloni, le copie materiche, perfette, del quadro realizzate dalla società Factum Arte/Factum Foundation nel 2020, in occasione del prestito dell’originale del Seppellimento di Santa Lucia al Mart, il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Rovereto presieduto da Vittorio Sgarbi, per la sua mostra “Caravaggio. Il Contemporaneo”. Ebbene, a quanto risulta dalle risposte date dal Fondo Edifici di Culto (FEC) del Ministero dell’Interno – formalmente proprietario dell’opera – al presidente dell’associazione siracusana Dracma, Giovanni Di Lorenzo, le due copie, dopo l’evento al museo trentino, furono per un bel po’ di tempo nella piena e forse gratuita disponibilità di Sgarbi per altre mostre, curate da lui fra il 2021 e il 2022. Alla richiesta di accesso agli atti presentata da Di Lorenzo è stato inoltre risposto che attualmente una copia si trova nella sede del FEC a Roma e che l’altra è esposta in un corridoio del Provveditorato alle opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna, al quale è stata concessa in comodato d’uso.
Ne abbiamo conversato con Carmelo Maiorca che delle copie del dipinto ha scritto lo scorso dicembre sul numero double face dei giornali L’Isola dei Cani/La Civetta di Minerva, parlandone poi in una trasmissione radiofonica di Siracusa Oggi condotta da Gianni Catania e ancora partecipando (assieme allo stesso Di Lorenzo) a una puntata della rubrica di Emiliano Colomasi su Tam Tam Tv.
C’è senza dubbio un merito da parte della trasmissione di Giletti nell’aver riproposto la questione della discutibile gestione delle copie del quadro, su input di Giovanni Di Lorenzo.
Al quale ho dato atto pubblicamente del suo impegno. E giudico positivo che grazie alla trasmissione di Giletti si siano riaccesi i riflettori su una vicenda trascurata, tranne pochissime eccezioni, nella sonnolenta e indifferente Siracusa.
Muovi però delle critiche…
Da giornalista che conosce abbastanza bene questa storia di sorta di “gioco delle due copie” del quadro siracusano del Caravaggio, riscontro qualche inesattezza e delle omissioni da parte del presidente di Dracma. Che Sgarbi avesse a disposizione non una ma ambedue le copie lo sapevamo dalle cronache del tempo. Non è stato ad esempio detto che, dopo il ritorno dell’originale (al 99%… non si sa mai) del quadro a Siracusa e quando i musei riaprirono dopo la chiusura dovuta alla seconda ondata del Covid, nel febbraio del 2021 le due copie furono esposte contemporaneamente al Mart.![]()
In precedenza (intorno alla prima decade di novembre 2020) la copia che era stata commissionata e realizzata per stare a Siracusa in effetti vi arrivò, rimanendo incredibilmente posteggiata per qualche giorno nella chiesa di Santa Lucia alla Badia per poi ripartire, ricomparendo in seguito al Mart. Assurda circostanza, che alcuni ricordavamo, rievocata nella trasmissione “Lo Stato delle Cose” dall’inviata Ilenia Petracalvina. Al cui microfono il rettore della chiesa e della Cattedrale, Salvatore Marino, ha asserito che la copia non arrivò mai; diversamente dal custode della medesima chiesa di Santa Lucia alla Badia, Tony Mazzarella, che ha invece rammentato con sicurezza che la copia giunse a bordo di un camion partito dalla Spagna (la sede di Factum Arte è a Madrid ndr), venne scaricata dentro la chiesa ma dopo pochi giorni chi l’aveva consegnata se la riprese.
Perché in corso d’opera avvenne quel cambio di programma? Perché la copia non fu lasciata a Siracusa come stabilito? Addirittura, in qualche articolo pubblicato in quei giorni fu scritto che la copia era esposta sull’altare di Santa Lucia alla Badia, come aveva annunciato dal Trentino Sgarbi.
Fu lui dal Mart o il Fec a ordinare ai trasportatori arrivati dalla Spagna di riprendersi la copia consegnata alla chiesa siracusana? La copia transitò dalla sede del Fondo Edifici di Culto a Roma? Oppure dall’Istituto Centrale per il Restauro sempre nella capitale? O si diresse direttamente al museo di Rovereto dove era in corso la mostra con l’esposizione dell’originale e dell’altra copia del Seppellimento di Santa Lucia? E in ogni caso, il Fec aveva dato qualche straccio di autorizzazione riguardo a questi pazzeschi viaggi e repentini trasferimenti? Particolari direi non secondari, pure a livello satirico, finora non chiariti.
Rispondendo alla richiesta di accesso agli atti di Di Lorenzo, il Fec qualche chiarimento comunque l’ha dato.
Sì, abbiamo appreso che dopo la mostra al Mart le copie sono state utilizzate tre volte in occasione di eventi sempre curati da Vittorio Sgarbi, tra il 2021 e il 2022 a Castellabate, Lucca e Ferrara. Ma, come ho fatto notare in altre occasioni, la presenza di una delle copie facsimile del Seppellimento di Santa Lucia nella mostra di Lucca “I Pittori della Luce. Da Caravaggio a Paolini” non era certo un mistero. Lo dimostrano i numerosi articoli e recensioni della mostra pubblicati a suo tempo e che si rintracciano su Internet, nei quali quel quadro era tra i più citati (non sempre specificando che si trattava di una riproduzione digitale).
Che in quel periodo le “copie perfette” del dipinto erano in tournée per mostre, lo aveva scritto (citando in particolare quella allestita all’ex Cavallerizza di Lucca) a marzo del 2022 sul Giornale dell’Arte, l’architetto Vera Greco, già direttrice del Museo di Palazzo Bellomo di Siracusa. La quale sollevò il problema della proprietà delle copie e del loro utilizzo incontrollato.
Aspetti importanti che avevamo segnalato anche su La Civetta già nel 2020, in un’intervista a Luana Aliano presidente di Sicilia Antica Siracusa.
Lo ricordo perfettamente. Ma le questioni poste da Luana Aliano e Vera Greco purtroppo non suscitarono le dovute attenzioni.
Tornando al presente, Di Lorenzo sostiene che grazie a lui sappiamo adesso dove si trovano le copie: una nel palazzo romano che ospita il Provveditorato interregionale delle opere pubbliche per il Lazio, l’Abruzzo e la Sardegna; l’altra nella sede del Fec a Roma.
Infatti, nel secondo caso, è stato confermato quello che mi aveva detto il presidente del consiglio di amministrazione del Fec, lo storico dell’arte Eike Schmidt, e che avevo riportato in un articolo del numero di aprile 2024 de L’Isola dei Cani, raccontato ai primi di dicembre 2024 all’emittente FM Italia/Siracusa Oggi, scritto di nuovo in un articolo dello scorso dicembre, e ancor prima ribadito telefonicamente allo stesso Di Lorenzo. Il quale però, pur sapendolo, non ha ritenuto di dire che qualcuno, prima di lui, aveva già scritto e detto che una delle copie si trovava nella sede del Fondo Edifici di Culto.
Per essere chiari: io avevo scritto non uno scoop ma una semplice notizia appresa da una fonte ufficiale: il presidente del Fec. Insomma, un po’ di onestà intellettuale in più non guasterebbe. Specie se si proclama di condurre indefesse battaglie ideali per il bene della collettività. Ripeto quindi, brevemente, per l’ennesima volta come è andata. Il 14 dicembre del 2023 Schmidt era a Siracusa nella chiesa di Santa Lucia alla Badia in piazza Duomo per partecipare alla presentazione di un’opera dedicata alla santa dall’artista Nicola Samorì, assieme al critico d’arte Demetrio Paparoni, curatore dell’iniziativa, e all’avvocato Pucci Piccione, presidente della Deputazione di Santa Lucia. Mi presentai a Eike Schmidt come giornalista e gli chiesi se poteva dirmi dove si trovassero le due copie del Seppellimento di Santa Lucia. Rispose assicurandomi che una era custodita nella sede del Fec a Roma, mentre per l’altra avrebbe dovuto informarsi. Gli domandai altresì se riteneva possibile che una delle due copie, finalmente, venisse data alla città di Siracusa, come del resto era stato detto sin da quando era stata commissionata la riproduzione digitale dell’originale.
Il presidente del Fec commentò che era un’idea buona e possibile. Aggiungendo che fino ad allora, però, non aveva ricevuto alcuna richiesta ufficiale. Ma perché la Soprintendenza ai Beni Culturali di Siracusa (e quindi la Regione Siciliana), la Curia Arcivescovile e il Comune di Siracusa dal 2020 a oggi non hanno richiesto ufficialmente al Fec la copia realizzata per essere utilizzata a Siracusa? Copia che invece è finita, sappiamo adesso, esposta nel corridoio di un ufficio ministeriale romano.
Tu hai puntato il dito in particolare contro l’amministrazione comunale.
Il Comune di Siracusa, pur non essendo proprietario del quadro – e per ciò sbeffeggiato da Vittorio Sgarbi che non lo riconosceva come interlocutore – concorre in ogni caso alle politiche culturali. Del resto, quando scoppiò la polemica fra Sgarbi e quella parte di città contraria al prestito del quadro, l’assessore comunale alla Cultura, Fabio Granata, si sbilanciò in una forma di mediazione dichiarando, anche a noi de La Civetta in un’intervista, che dall’operazione Siracusa avrebbe guadagnato un’importante mostra di artisti del Novecento grazie alle opere che sarebbero arrivate dal Mart in cambio del Caravaggio prestato. Mostra di cui si persero subito le tracce.
Ecco, Giovanni Di Lorenzo su queste responsabilità dice poco e nulla. Critica duramente la
Soprintendenza, quasi solo la dottoressa Aprile, ma data l’appartenenza politica e lo stretto legame con Francesco Italia immagino abbia qualche imbarazzo nel riconoscere il pari demerito di tutte le istituzioni, ieri come oggi. Mostra della condiscendenza per esempio nei confronti della Curia, vera proprietaria del quadro, che avrebbe potuto e dovuto mostrare maggiore fermezza nei confronti del FEC, ente che oggi viene ringraziato con enfasi perché semplicemente ha consentito l’accesso agli atti.
Sul suo profilo social l’avvocato Salvo Salerno, caustico e come sempre diretto, ha commentato fra l’altro che è “sconcertante rivedere ciò che sapevamo già e che cinque anni fa contrastammo con tutti i mezzi di cui potevamo disporre. Ma è sconcertante anche vedere e leggere mosche cocchiere che si attribuiscono meriti solitari”.
Salerno si riferisce al ruolo che, mediante raccolte di firme e azioni giuridiche, ebbe il “Patto civico per la difesa del Caravaggio” di cui oltre a lui facevano parte studiosi quali Luigi Lombardo, Paolo Giansiracusa, Luana Aliano e altri, in rappresentanza di sette associazioni, compresa quella di Giovanni Di Lorenzo. Del quale, ho detto prima, non disconosco l’impegno e una certa caparbietà che suscitò contro di lui le dure reazioni di Sgarbi. Peccato però per la botta di egocentrismo, vezzo che dalle nostre parti è decisamente diffuso. Ma è ancora più fastidioso dover verificare, ancora una volta, che solo l’eco nazionale dà rilievo a Siracusa a fatti cittadini altrimenti ignorati dai più sebbene anche ora le istituzioni continuino a restare silenti. È che proprio non sono interessate.
(Foto d’apertura di Oak Taylor Smith dal sito di Factum Foundation)

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