Sei gli idroscali che “DIFESA SERVIZI” vuole vendere. Ma il vero affare è quello di via Elorina

Gestire, recuperare e valorizzare il patrimonio immobiliare e territoriale”, questa la ‘mission’ della società in house del Ministero della Difesa, Difesa Servizi. Come? Banalmente mercificando il proprio patrimonio (che è in realtà patrimonio di tutti, solo momentaneamente utilizzato per fini militari, esauriti i quali sarebbe giusto che tornasse nella disponibilità degli enti locali) indicando quale unica destinazione quella turistico-ricettiva. È aggiunto ‘culturale’, ma è termine di facciata, svuotato di senso.

Detto in altre parole, null’altro che “un business di basso profilo, una ricca speculazione edilizia, un appetitoso affare per gli immobiliaristiin luoghi dalla posizione assolutamente privilegiata in cui sarà possibile, a un passo dal mare, laddove l’edificazione è impossibile, modificare, riqualificare, perché no demolire edifici preesistenti, per farne strutture ricettive come più piacerà (autocit.)”.

E in questo contesto, tra i sei idroscali messi a bando (33 su tutto il territorio nazionale), qual è quello più appetibile, quello che garantirebbe il massimo profitto? Proprio l’Arnaldo De Filippis di Siracusa.

Per averne conferma basta un dato: la presenza dei molti edifici pronti a cambiare destinazione d’uso (non è chiaro sulla scorta di quale iter amministrativo) per trasformarsi in alberghi, residenze, ristoranti, pub, bar, sale ‘multifunzionali’. Nessun altro idroscalo ‘prescelto‘ da Difesa Servizi presenta una cubatura così significativa: il 31,6% di superficie coperta rispetto a quella scoperta (del 14,10% Marsala, 16% Desenzano del Garda, 0,11% Taranto, 0,45% Bracciano. Per Foggia mancano i dati utili, è indicata solo una superficie di 10000 mq, e d’altra parte va detto che quest’idroscalo non risulta neanche negli elenchi di quelli italiani. Forse è per questo che non è stata presentata nessuna proposta?).

Eppure questo dato relativo alla cubatura presente nell’area da dare in concessione – ‘fino a 50 anni (!)’ – non è riportato nella scheda di presentazione del De Filippis (così anche per l’idroscalo di Marsala) mentre lo è per Taranto, Bracciano, Garda.

Figli di un Dio minore gli idroscali siciliani! Per loro la scheda di Difesa Servizi è ‘essenziale’, scarna, priva di aggettivazione e peculiarità, aree insignificanti, a differenza delle altre in cui si citano edifici di pregio, valori paesaggistici, eventuali vincoli.

Anche per l’ex idroscalo (!) Ivo Monti in provincia di Foggia si scrive: “Il sito, che è poche miglia marine dalle Isole Tremiti, si inserisce in un contesto paesaggistico eccezionale che conta, nelle immediate vicinanze, di borghi caratteristici, di uno dei parchi nazionali più estesi d’Italia (Parco del Gargano) e dei due laghi (Lesina e Varano) più grandi del sud Italia e unici in Europa per peculiarità ambientali e faunistiche. Cagnano Varano è definita la città della pesca per la presenza della laguna di Varano, fonte di ricchezza per tutta la popolazione”. Ma è pur vero che a un passo da lì gli idrovolanti hanno già a disposizione tre ottime piste.

Dell’ex idroscalo di Taranto si valorizza “lo storico Palazzo Brasini (da ristrutturare) oltre che di ampie zone verdi, manufatti vari e strutture adibite allo sport”.

Sul sito del Vigna di Valle si scrive che “insistono vincoli urbanistici, paesaggistici e idrologici in quanto ricade all’interno del Parco Naturale di Bracciano e Martignano. Il compendio è censito e registrato nella tavola B del piano Territoriale paesistico della Regione Lazio come area di notevole interesse pubblico in quanto «bene d’insieme». Vaste località con valore estetico tradizionale, bellezze panoramiche e ricognizione delle aree tutelate per legge costa dei laghi e parchi e riserve naturali. Alcuni immobili «storici» del compendio sono sottoposti ex lege alle disposizioni di tutela di cui al D.Lgs 42 del 2004 (il Codice dei beni culturali e del paesaggio, ndr)”.

Desenzano del Garda? Merita una più che accurata descrizione. “L’area, già delimitata da apposita recinzione, dispone di un accesso indipendente e si sviluppa su una superficie di oltre 30.000 mq, di cui circa 5.000 mq coperta. I fabbricati che insistono su detta area sono prevalentemente realizzati con intelaiatura in c.a. e tamponature in pietra o in laterizi pieni. La maggior parte delle coperture sono a doppia falda inclinata su orditura in legno, con struttura a capriata e timpani in travatura grossa poggianti su muri perimetrali, rifinite in coppi oppure in tegole marsigliesi. Villa Sparvieri (nel compendio, ndr), costruita antecedentemente al 1947, è d’interesse culturale ai sensi del D.Lgs. 42/2004. Nel 2015 Difesa Servizi S.p.A. ha ceduto in concessione alla Municipalità di Desenzano del Garda la restante aliquota del sedime, pari a circa 12.000mq, al fine di consentire la realizzazione di un parco e servizi per la collettività (sic!)”. Una parte dell’area è già stata restituita al Comune da tempo.

Addirittura per la stessa Marsala si sprecano due parole in più rispetto al De Filippis. “L’ex idroscalo sorge nella laguna dello Stagnone, formata nel tratto di costa che da Marsala va verso Mozia, e le isole dello Stagnone, oggi riserva naturale. Di particolare rilevanza sono le due grandi aviorimesse in cemento armato, progettate da Pier Luigi Nervi e per questo note appunto come “Hangar Nervi” e realizzate nel 1935”.

Questa, invece, la laconica e asciutta descrizione dell’idroscalo di Siracusa: “L’ex idroscalo, realizzato all’inizio del ‘900, sorge all’interno del bacino naturale del Porto Grande che si trova tra la terraferma e l’isola di Ortigia, in un’area tra il borgo Sant’Antonio ed il quartiere Pantanelli lungo la Via Elorina”.

Solo un bacino naturale il Porto Grande? Il Ministero della Difesa ignora che, per il particolare interesse storico e naturalistico della rada, di assoluta unicità e unitarietà, dal 1988 un decreto assessoriale lo ha vincolato? Forse non sa che l’area interessata si trova nella buffer zone del sito incluso nella World Heritage List dell’Unesco il 15 luglio 2005, circostanza che, così come stabilito dalla Convenzione sul Patrimonio Mondiale del 1972, comporta obblighi stringenti di conservazione e valorizzazione, preservando i valori universali di un contesto paesaggistico, naturalistico, urbanistico e culturale irripetibile? Sa, il Ministero, che il Piano Paesistico vigente (non accade solo a Bracciano) assegna all’intero specchio acque del Porto Grande, così come alle aree degli arenili limitrofi, il livello 3 di protezione, quindi il più alto, imponendo severe restrizioni a qualsiasi intervento possa alterarne le caratteristiche paesaggistiche e ambientali? Qualcuno lo ha informato del fatto che anche altre aree dell’arco portuale, come la riserva naturale Ciane e Saline, sono gravate da numerosi vincoli di protezione quali sito di interesse comunitario, zone speciali di conservazione (ZSC) della regione bio-geografica mediterranea insistenti nel territorio della Regione Siciliana, e che in quanto tali sono sottoposte a direttive (Habitat e Uccelli) che impongono la protezione degli habitat naturali e delle specie di interesse comunitario, vietando interventi che possano compromettere la conservazione degli ecosistemi? E, infine, il Ministero ha notizia del fatto che l’area è anche interessata dal vincolo geologico e inserita all’interno del Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico?

Sono tutti elementi indispensabili per chi potrebbe ritenere semplice un progetto di ‘riconversione’ di un’area che, dopo quasi un secolo dalla sua utilizzazione per fini militari, oggi non potrebbe non fare i conti con una realtà, anche normativa, profondamente mutata.

Tanto più perché nessuno degli altri idroscali ha la posizione centrale, ‘innestata’ nel corpo vivo della città, come il De Filippis. Tutti gli altri sono periferici rispetto al tessuto urbano. L’idroscalo di via Elorina è parte integrante, complementare al centro storico della “più grande città greca, e la più bella di tutte” fondata nel 734 a.C. da coloni corinzi. Ecco perché viene difeso dai cittadini come bene non sottraibile alla comunità che non può (e non deve) essere consegnato a interessi privatistici.

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