Il CCR di via don Sturzo come il parcheggio Damone? Le domande e l’analisi della dr.ssa Trigilia sulla Direttiva Habitat e la Valutazione di incidenza ambientale

Il progetto del Centro Comunale di Raccolta di Via Don Sturzo sarà tra gli argomenti all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Comunale di giovedì 13 nel corso del quale dovrebbe essere data la possibilità di intervento a Marco Gambuzza e Lucia Bonconsiglio  portavoce di quei residenti che in questi giorni hanno manifestato il proprio dissenso.

Anche il Comitato Parchi delle Mura Dionigiane ha stigmatizzato la scelta dell’Amministrazione come “palese testimonianza di cattiva pianificazione urbanistica, frutto di una visione miope che ignora le reali necessità della comunità… un grave passo indietro per un’area già profondamente segnato da problemi sociali e strutturali”.

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E in verità la Giunta Italia, dopo la vicenda ingiustificabile e inqualificabile del parcheggio Damone realizzato contravvenendo alle proprie stesse norme, ai propri regolamenti urbanistici – in cui ci si è impantanati, dimostrando di non essere in grado neanche di porre tempestivamente l’unico rimedio possibile della variante urbanistica (approvazione scontata in un Consiglio Comunale monocolore) – sembra attratta nel vortice fatale del cupio dissolvi, in un desiderio masochistico di harakiri, con quest’ultima non condivisibile scelta.

Ma al di là dell’anomalia degli uffici che sembrano non parlarsi come dimostra il caso del Progetto di Democrazia Partecipata accolto come fattibile proprio in quell’area

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Michele Mangiafico ha ventilato l’ipotesi di un nuovo grossolano errore dell’Amministrazione nel voler realizzare il CCR non in area G9 come da Prg bensì in una S2 che prevede tutt’altro.

E se ci fosse anche altro? Se ci fossero anche lacune nel complesso sistema delle autorizzazioni?

Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Alessandra Trigilia, agronoma e paesaggista, già dirigente presso la Soprintendenza di Siracusa, che ha coordinato il Corso di Alta formazione, organizzato dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali di Siracusa, terminato pochi giorni fa, durante il quale sono stati analizzati proprio gli strumenti di valutazione ambientale ormai imprescindibili negli interventi sul territorio.

Le procedure di Valutazione ambientale dei progetti sono diventate obbligatorie in applicazione delle Direttive UE – chiarisce la dottoressa Trigilia -. In particolare prevedono che, per gli interventi finanziati dalla UE inseriti nel PNRR, venga applicata la preventiva verifica di sostenibilità ambientale, la cd DNSH – Do No Significante Harm “non arrecare un danno significativo” –. Questa valutazione consente di allineare gli investimenti con l’accordo di Parigi e con gli obiettivi climatici dell’UE, nonché con i principi di “efficienza energetica”. È fondamentale conoscere questi nuovi metodi valutativi, i quali devono integrarsi anche con gli altri “storici” processi di valutazione ambientale come la VAS e la VIA.

Inoltre, nel caso di aree individuate nella cartografia degli habitat naturali, il cui elenco e perimetrazione sono consultabili sul Sito web Territoriale Regionale, sono indispensabili anche la predisposizione delle altre verifiche ambientali e in particolare la Verifica di incidenza ambientale* che permette di verificare la sussistenza e la significatività di incidenze negative a carico di habitat o specie di interesse comunitario”.

I CCR programmati dall’Amministrazione rientrano nel PNRR. Anche in questo caso sono necessarie queste autorizzazioni?

Sì, il principio del DNSH deve essere comunque rispettato. Se l’intervento è situato in aree sensibili dal punto di vista della biodiversità o in prossimità di esse (tra le quali anche Rete Natura 2000), è necessario sottoporlo a valutazione di incidenza ambientale (cd VInca) ai sensi del D.P.R. 357/97.

E nel caso del CCR di via don Luigi Sturzo?

Spiace dirlo, ma sì. Quell’area corrisponde alla zonizzazione di un habitat identificato come prioritario nella cartografia degli habitat secondo Natura 2000, carta realizzata per la conoscenza dello stato ambientale della regione Sicilia che rappresenta tutto il territorio individuando attraverso la fotointerpretazione gli habitat di specie*.

Ne discende che la vegetazione naturale presente, attualmente eliminata per consentire l’avvio degli scavi archeologici, corrispondeva ad una perimetrazione di vegetazione di altissimo valore naturalistico in quanto a rischio estinzione: infatti la presenza di “Percorsi substeppici di graminacee e piante annue dei Thero-Brachypodietea” richiede la conservazione attiva della Comunità che ne ha una responsabilità particolare.

È quindi lecito chiedersi se, alla luce di tale indicazione, le autorità nazionali competenti, una volta informate, avrebbero dato il loro accordo su tale progetto? E se sia stata elaborata anche la Valutazione di Incidenza ambientale (VINCA) proprio perché in presenza di un Habitat prioritario a rischio estinzione?

Se non vi è stata una corretta applicazione dei principi di Valutazione ambientale da parte dell’Amministrazione comunale, che appare disconoscere, o conoscere solo in parte, i principi di applicazione della Direttiva europea sulla tutela degli habitat di specie, il progetto esecutivo da esaminare in sede di conferenza dei servizi avrebbe potuto essere approvato?

Va in ultimo segnalato che, nella giornata conclusiva del corso di formazione di cui si è parlato, il responsabile scientifico prof. Campeol ha anche chiesto che la Regione Siciliana avochi a sé la verifica di incidenza ambientale che prevede la presenza di tecnici e specialisti del campo ambientale (agronomi, ornitologi, naturalisti ecc.), competenze che il Comune non ha in organico.

La risposta dell’assessore Salvo Consiglio, presente per la consegna degli attestati, era stata l’intenzione di provvedere con una determina di Giunta all’istituzione di una Commissione Vinca ad hoc affidandosi ad esperti esterni. Promessa mantenuta a fine gennaio ma ci torneremo su.

L’auspicio è che nella discussione di giovedì prossimo in Consiglio Comunale si affrontino anche gli aspetti qui segnalati, imprescindibili, essendo ancora in tempo per rivedere un progetto esecutivo ma non ancora approvato in conferenza dei servizi decisoria. In atto solo una prima verifica di archeologia preventiva che già, com’è noto, a evidenziato alcune criticità.

*La Vinca (verifica di incidenza ambientale) costituisce uno strumento di prevenzione atto a garantire la coerenza complessiva e la funzionalità dei siti della rete Natura 2000, a vari livelli (locale, nazionale e comunitario). Introdotta dall’articolo 6, comma 3, della direttiva “Habitat”, recepito con l’art. 5 del D.P.R. n. 357/97 e s.m.i., consente l’esame delle interferenze di piani, progetti e interventi che, non essendo direttamente connessi alla conservazione degli habitat e delle specie caratterizzanti i siti stessi, possono condizionarne l’equilibrio ambientale

* L’articolo 1 lettera f) della Direttiva Habitat definisce così l’habitat di una specie: “Ambiente definito da fattori abiotici e biotici specifici in cui vive la specie in una delle fasi del suo ciclo biologico“.

Gli habitat riconoscibili attraverso le loro caratteristiche geografiche, abiotiche e biotiche, possono essere, secondo l’articolo 1 lett. b) della Direttiva 92/43/CEE, interamente naturali o seminaturali.

Essi sono habitat di interesse comunitario quando (art 1, lett. c):

i) rischiano di scomparire nella loro area di ripartizione naturale; ovvero

ii) hanno un’area di ripartizione naturale ridotta a seguito della loro regressione o per il fatto che la loro area è intrinsecamente ristretta; ovvero

iii) costituiscono esempi notevoli di caratteristiche tipiche di una o più delle sette regioni biogeografiche seguenti: alpina, atlantica, boreale, continentale, macaronesica, mediterranea e pannonica e steppica.

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