“Mi metterò su un pedalò davanti al porto di Augusta con la fascia tricolore, se servirà per ribadire che la Sicilia non è terra di conquista” aveva tuonato a fine gennaio il sindaco di Melilli, onorevole Giuseppe Carta. Non su un barcone affollato di sindaci, metalmeccanici, chimici, sindacalisti, ma su un pedalò con secchiello e paletta, come a dire che lui, novello Davide, è pronto, da solo, a sfidare i Golia che vogliono conquistare la Sicilia. Come Leopardi (“io solo combatterò”) non esita (“sol io”) a procombere per il petrolchimico.
IL MASANIELLO DI MELILLI COL PEDALÒ IL SECCHIELLO E LA PALETTA
Dall’avvertimento, il nostro Masaniello di Melilli è passato nei giorni scorsi agli annunci di fuoco, dicendosi pronto “a bloccare in tutta Italia il trasferimento di carburanti prodotti dalle nostre raffinerie”. Potete immaginare il putiferio che queste dichiarazioni hanno scatenato in tutta Italia. I giornali nazionali, le agenzie di stampa, i notiziari televisivi hanno inondato gli italiani di notizie allarmanti: chiuderanno le fabbriche del Nord per mancanza di carburante? I mezzi di trasporto resteranno fermi perché senza gasolio? Come reagirà la Borsa?
Pare che la premier Meloni abbia convocato d’urgenza il Consiglio dei ministri per decidere come affrontare l’emergenza dopo gli avvertimenti del Signore dei monti Climiti.
A Palazzo Chigi la preoccupazione è palpabile dopo che il sindaco di Melilli ha avvisato il Governo di essere “pronto a prendere drastici provvedimenti se il Governo non stabilisce i dovuti finanziamenti per la riconversione del petrolchimico”. Giorgia Meloni ha incaricato il ministro dell’ Economia, Giorgetti, di trovare nelle pieghe del bilancio le risorse necessarie per la riconversione ecologica del petrolchimico siracusano.
Al ministro delle Imprese, Urso, la Meloni ha ordinato di convocare con la massima urgenza a Siracusa “il tavolo decisorio”, richiesto con forza dal deputato melillese.
Insomma, sono bastate poche dichiarazioni “minacciose” dell’onorevole Carta per salvare il destino della nostra area industriale e l’occupazione. Ne prendano atto Cgil, Cisl, Uil e l’Associazione degli industriali.

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