Ritorna all’impegno pubblico Stefania Prestigiacomo, tra i soci fondatori dell’Associazione “Porto di Siracusa – Anna Maria Lepik”, delineando nel suo breve intervento alcuni degli obiettivi di un ‘gruppo trasversale’, non schierato in una specifica area politica ma che, inevitabilmente, pur nello spirito di collaborazione con enti e istituzioni, non rinuncerà a “prendere posizione su tutte le varie fasi che segneranno la nuova progettualità del porto.
Il primo grande interrogativo che ci siamo posti è stato quello relativo alla scelta delle aree da affidare alla competenza dell’AdSP. Nella legge si parla infatti di rada del Porto Grande ed effettivamente il porto è tutto, nella sua unicità storico paesaggistica, ma su quale scelta fare è mancato il dibattito, all’interno anche della stessa Amministrazione.
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A giudicare da quanto deciso, sembra che si sia guardato esclusivamente alle aree maggiormente remunerative, alle banchine destinate ad essere approdo, lasciando fuori tutte le altre che, così come in passato, prive di un necessario intervento anche sulle gravi condizioni di dissesto idrogeologico in cui versano, potrebbero restare in uno stato di degrado. E oltre a tale aspetto, un’altra riflessione si impone sulla rada di Santa Panagia, sulla possibilità che quest’area non sia esclusivamente vista come a servizio della zona industriale e che si possa ipotizzare qualcosa di diverso che ne esalti la potenzialità, anche quale alternativa per la grande diportistica.
Il nostro intento è quindi quello non solo di partecipare ma di stimolare il dibattito cittadino anche perché la città non ha all’interno dell’Autorità di Sistema un ruolo centrale, siamo esclusi dalla governance, un vizio di origine direi che credo si sarebbe potuto, anzi dovuto evitare”.
Poi l’ultima considerazione: “Qualcuno in città si è preoccupato per questa iniziativa, per la nascita di questa Associazione, o forse per la sua composizione trasversale. Ecco, io voglio rassicurare tutti, noi abbiamo solo uno scopo positivo, propositivo, e pensiamo che comunque aprire dei luoghi di discussione e di confronto sullo sviluppo della città sia importantissimo, soprattutto in un periodo in cui c’è un grande silenzio circa la direzione che sta prendendo la nostra città nei vari settori. Noi ci vogliamo occupare esclusivamente delle questioni relative al porto, ai porti, e nulla di più. E lo vogliamo fare con il vostro aiuto, con l’aiuto di quanti vorranno partecipare alle nostre riunioni”.
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E sulle aree portuali assegnate all’AdSP si è incentrato l’intervento dell’ing. Pucci La Torre, presidente del Comitato per la riqualificazione urbana. “Dallo studio condotto con l’aiuto dell’ing. Marco Ruscica, abbiamo verificato che in sostanze, nel delineare le aree di interesse dell’AdSP, è stata rispettata la vecchia dividente demaniale che per lo più coincide con la prescrizione dei 150 mt dal mare della legge Galasso: dal molo della Capitaneria di Porto fino all’area dell’ex Spero, tenendosi al di qua dello sbocco del Canale Regina. Mancano in realtà alcune particelle e lo andremo a chiedere nel prossimo incontro con il presidente Di Sarcina con cui già ci siamo prima confrontati. Certamente ci attendevamo qualcosa di più strutturato in considerazione dei tanti mesi trascorsi dalla legge n. 28 del 15 Marzo 2024: la dividente demaniale ha delineato anche le poche aree della rada di Santa Panagia inglobando il pontile Isab e il Porto rifugio”
L’ingegnere La Torre ha poi accennato alla questione della riqualificazione dell’idroscalo per il quale il Comitato ha chiesto almeno una parziale smilitarizzazione presentando un proposta progettuale e sul bando della società in house del Ministero della Difesa, Difesa Servizi, di cui abbiamo parlato in nostri precedenti articoli (ultimo l’intervista al dottor Maurizio Provenza della società PAC srls, unica a presentare una propria proposta).

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