CONTRO LA CHIUSURA DEGLI IMPIANTI  DI ETILENE SI MOBILITA LA CGIL NAZIONALE. LA SASOL ANNUNCIA 65 ESUBERI.  ALOSI: “SIAMO DI FRONTE A UN BIVIO DRAMMATICO”

Per Roberto Alosi, segretario della Cgil, “ci troviamo di fronte ad un bivio pericolosissimo per il futuro dell’area industriale siracusana.
Se Eni Versalis chiuderà  l’impianto di etilene di Priolo, le conseguenze sul piano produttivo e occupazionale saranno disastrose e si ripercuoteranno a cascata sugli altri stabilimenti che con esso sono fortemente integrati”. In gioco c’è l’abbandono da parte di Eni della chimica di base, concentrata nei siti di Priolo, Ragusa e Brindisi, dove tra diretti e indotti  sono coinvolti oltre 20mila lavoratori.
Per il senatore Nicita sarebbe un colpo durissimo per l’industria del Sud e in particolare per quella siciliana.
Per contrastare il pericolo che si metta in moto un processo di dismissione di impianti, che avrebbe un effetto domino  su altri stabilimenti Versalis (Ravenna, Ferrara, Porto Marghera, Porto Torres) si mobilita la Cgil nazionale che ha deciso di costruire tre momenti di incontro in Sicilia (a Priolo il prossimo 18 febbraio)), in Puglia e in Emilia Romagna per discutere con le istituzioni locali e gli eletti le conseguenze che deriverebbero dalla fuoriuscita di Eni Versalis dalla chimica di base.
Il fatto nuovo è che la vertenza sul petrolchimico per la Cgil è  di rilevanza nazionale.
In questo quadro, il sindacato denuncia l’assenza di una politica del Governo Meloni, che non sia l’appiattimento sul piano di dismissioni dell’Eni. “Il ministro Urso, dice il senatore Nicita, latita”
Intanto, a conferma della crisi che sta attraversando il nostro polo industriale, c’è da segnalare che la Sasol ha annunciato 65 esuberi, cioè 65 lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, per la chiusura di un impianto. Del “caso Sasol” e degli imminenti tagli occupazionali aveva dato in anteprima notizia La Civetta con un articolo pubblicato lo scorso 20 gennaio.
Della questione del depuratore Ias non si parla più, o meglio se ne parla ma senza avanzare alcuna proposta concreta. L’impressione è che, di fronte all’insieme dei problemi del petrolchimico, manchi una strategia complessiva.
A ricordare che nell’area industriale Siracusa, Priolo, Augusta incombono inoltre le inchieste dei magistrati siracusani per presunto disastro ambientale aggravato è stato il presidente della Corte d’appello di Catania, Filippo Pennisi, in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario. Il presidente Pennisi ha ricordato le numerose indagini ambientali sull’inquinamento atmosferico, marino e del sottosuolo.
Insomma, non ci facciamo mancare niente.

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