Intervista all’architetto Paola Andreolini/2
Componente della Commissione Tecnica Nazionale per le Valutazioni ambientali e strategiche, l’architetto Paola Andreolini si occupa da sempre di politiche e strategie per lo sviluppo, docente in scuole di alta specializzazione, autrice di pubblicazioni su tematiche ambientali, svolge attività scientifica quale coordinatore di seminari e convegni. Ed anche lei ha partecipato al Corso di alta formazione organizzato dall’Ordine dei dottori agronomi di Siracusa.
In questo corso sono stati analizzati tutti gli strumenti indispensabili alla protezione dell’ambiente nell’elaborazione e nell’adozione di piani, programmi e progetti che hanno il fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, un obiettivo non solo europeo. Oggi si sta parlando di Valutazione Ambientale Strategica e con il professore Campeol abbiamo parlato di questa procedura applicata al programma FESR della Regione Sicilia. Quali sono stati i criteri che voi avete adottato in questo caso?
Il criterio principale, se così si può definire, quello che io credo si debba guardare è che il piano non sia, dal punto di vista ambientale, finto… nel senso che ci sia coerenza tra ciò che viene scritto in termini di obiettivi e i bisogni veri, reali. A volte, nel corso delle mie docenze, faccio un semplice esempio: se pianifichiamo qualcosa vivendo su di un’alta montagna, sicuramente non mi preoccuperò, magari, della qualità dell’aria. Quindi vedere se i fabbisogni di un territorio trovano poi, negli obiettivi individuati, una risposta, e, messe in essere, diano gambe a questi obiettivi. In particolare, nei programmi operativi come il FESR, ma non nel caso siciliano per una particolarità che poi le dirò, azioni e obiettivi non hanno alcun senso se non si affiancano adeguate risorse finanziarie.
Quindi, è fondamentale la coerenza nella costruzione della sostenibilità del piano, vedere se effettivamente quel piano è stato pensato, organizzato in modo tale da raggiungere effettivamente gli obiettivi posti. E nel nostro caso?
Sembra forse un paradosso ma ha giocato un ruolo positivo la fretta – non solo per la Sicilia ma anche per le altre regioni in ritardo – che ha permesso una valutazione molto diretta, efficace, che ha subito guardato a cosa si dovesse fare. La costruzione del rapporto ambientale, che serve poi per indirizzare il piano, è stata basata, a mio avviso, su un’analisi dei fabbisogni reali che erano stati espressi dalle analisi precedenti.
Sempre però nei limiti dei vincoli imposti, delle percentuali stabilite a monte.
Sì, nei limiti dei vincoli che ci sono, delle percentuali nelle risorse che andavano stanziate secondo le indicazioni europee. È vero infatti che alcune percentuali sono stabilite a monte ma poi ci sono dei target di riferimento, per esempio per il clima. Si chiede che ci sia almeno un tot di risorse, quindi di azioni, che l’amministrazione regionale deve garantire perché da regolamento comunitario si deve raggiungere quello che viene chiamato il tagging climatico, ossia la capacità di mitigare gli effetti del cambiamento climatico. In sostanza questi vincoli aiutano sicuramente ad andare verso degli obiettivi che sono fondamentali: la transizione digitale, la transizione ecologica, in particolare il cambiamento del clima. Gli altri devono essere distribuiti secondo le necessità.
In Sicilia, per esempio, rispetto ad altre regioni, è ancora fondamentale il tema dell’accessibilità delle infrastrutture, anche stradali, ferroviarie e trasporti. L’infrastrutturazione di base idrica è indispensabile, in Sicilia come in Calabria, Campania e in altre realtà, per superare l’infrazione comunitaria per quanto riguarda tutta la parte della depurazione. Alcuni fabbisogni, in determinate realtà, sono macroscopici, e l’altro elemento di indirizzo è che la Commissione europea, in sede di predisposizione del programma che sta un po’ a monte, l’accordo di partenariato, che guida, fissa quelle che sono le priorità che ogni regione deve tenere presente, fa sempre, con un documento che si chiama Country Report, una sorta di raccomandazione (questa è la linea perché non potrebbe entrare nel merito) per quelle criticità o quei nodi necessari a un reale sviluppo sulla base di analisi puntuali condotte da un gruppo di esperti che segue per esempio l’Italia o gli altri Stati membri. Quindi diciamo che questo ci ha accompagnato, ha accompagnato la Regione, poi ovviamente anche su questo siamo stati fortunati perché c’è stato un rapporto molto stretto con la Direzione regionale della programmazione e il nucleo della programmazione che è quello che traduce e che in qualche maniera poi deve condividere con Bruxelles il programma.
La VAS ha effetti prescrittivi?
No perché costituisce un aiuto al decisore e prevede numerose interlocuzioni tra la commissione ed i decisori del piano: imponendo la fase di monitoraggio ovvero la presentazione del piano finale di monitoraggio obbliga alla valutazione ex post degli interventi messi in campo consentendo così anche un riorientamento degli obiettivi qualora non raggiunti con le azioni individuate.

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