Intervista al professore Giovanni Campeol
L’occasione di incontrare il professore Giovanni Campeol, già docente presso l’Università di Venezia, è stata data dal Corso di Alta formazione, organizzato dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali di Siracusa e coordinato dalla dottoressa Alessandra Trigilia, su quegli strumenti di valutazione ambientale ormai divenuti indispensabili in moltissimi settori in cui l’intervento dell’uomo incide inevitabilmente su territorio e ambiente.
Con il professore Campeol, responsabile scientifico del Corso – il cui curriculum è troppo ‘denso’ per poter essere sintetizzato in poche righe date le tante collaborazioni ai più alti livelli, l’attività scientifica e saggistica, insieme ad alcune esperienze nella Pubblica Amministrazione -, ci siamo soffermati in particolare sul Programma di Sviluppo della Regione Sicilia FESR 21/27 del quale Campeol è stato consulente. Quasi sei miliardi le risorse stanziate per la Sicilia, cinque le priorità individuate: il sostegno alle infrastrutture di ricerca, interventi per il miglioramento del Servizio Idrico Integrato e per il miglioramento dell’accessibilità alle aree interne, rivitalizzazione dei luoghi della cultura e degli spazi pubblici per l’inclusione e l’innovazione sociale, preparazione delle strategie territoriali.
Quale metodologia avete usato per analizzare il programma?
Siamo partiti dall’analisi del documento ma le azioni da mettere in campo erano già state determinate perché per la Sicilia, come per il Veneto e l’Emilia Romagna, il FESR era in realtà già bloccato dovendo rispondere a precise indicazioni dell’Europa che sempre finanzia stabilendo obiettivi specifici. È quindi lecito domandarsi quale possa essere la finalità di una Valutazione ambientale strategica se già tutto è stato preordinato, se già le azioni sono coerenti agli obiettivi europei prefissati, se anche l’entità dei finanziamenti per ciascuna azione non può essere variata. Eppure la VAS rimane obbligatoria: è dovuta, va fatta.
Quindi, se nell’insieme il principio di coerenza era salvo, qual è stato il vostro ruolo?
Abbiamo elaborato una proposta innovativa: in un certo senso ce la siamo inventata. Abbiamo pensato di lavorare sulle reali priorità dello sviluppo a livello regionale, di creare una gerarchia Abbiamo cioè considerato se ogni azione del FESR, con relativo finanziamento, pur se coerente nel quadro di insieme, era o meno ad alta efficacia. Un’operazione non semplicissima che abbiamo condotto sulla base di una serie di criteri discussi con il gruppo di lavoro. Un po’ come i gamberi, andando a ritroso: la base del FESR della Sicilia non si è tradotto in una modalità classica, e cioè: leggo il sistema ambientale della Sicilia, definisco le criticità e individuo gli obiettivi di sostenibilità. Ma al contrario: dati già gli obiettivi di sostenibilità in linea con le indicazioni europee, abbiamo valutato se le azioni individuate fossero davvero ad alta efficacia, anche rapportata all’entità del finanziamento.
Possiamo chiarire meglio questo passaggio?
Abbiamo considerato tutti i dati ambientali che la Regione Siciliana ha elaborato nel proprio piano di sostenibilità già qualche mese prima che noi iniziassimo la valutazione, un piano fatto bene, coerente rispetto agli obiettivi europei. Ma un’azione, pur essendo coerente, e rispondente ai criteri di sostenibilità, potrebbe non avere adeguata efficacia. Quindi, in base a una serie di ragionamenti, con un’analisi sempre più di dettaglio, siamo andati a identificare anche gli eventuali effetti negativi. Possiamo per esempio migliorare la connettività fisica, migliorare la rete ferroviaria della Sicilia, realizzare nuovi centri, ma bisogna vedere come si realizza il tutto perché potrebbero anche esserci degli impatti negativi. Immaginiamo di incrementare la connettività telematica: cosa comporterebbe? Quanto consumo energetico è ipotizzabile? Nessuno lo calcola, ma è rilevantissimo. Se con il nostro sistema elettrico dovessimo dare risposta agli obiettivi europei, diventare tutti connessi, tutti collegati, non saremmo in grado di avere l’energia elettrica per far funzionare i server. Questo è un tipico esempio di fatto. O, ancora, pensare al fine vita degli strumenti necessari: come li smaltiamo? Che ne facciamo poi?
Mi sembra di capire che, almeno da un punto di vista teorico, avreste preferito lavorare all’interno di un processo meno vincolato, anche per quanto riguarda gli stanziamenti le cui percentuali sono state stabilite, anch’esse, dall’Europa.
Sì, è così. Se fossimo intervenuti a monte e al gruppo di valutazione fosse stata data possibilità di definire le criticità e di stabilire un plafond libero, sarebbe stato preferibile. Personalmente, da valutatore, ritengo che sia meglio impegnare tante risorse su poche opere.
Se io pongo due obiettivi e poi le azioni sono altre, non c’è coerenza. Ma se io individuo azioni coerenti, ma le risorse stanziate sono poche, ugualmente non c’è coerenza. Una priorità per la Sicilia è per esempio la risorsa idrica ma il finanziamento non è stato adeguato. Però bisogna anche osservare due fattori: intanto che questa non è l’impostazione regionale bensì europea e c’è poco da discutere, e poi che comunque si fa affidamento, per determinate problematiche, per esempio per la questione idrica, su altri stanziamenti, su altri fondi. Ovviamente si apre poi il fronte sulla capacità di spesa degli organismi preposti, sulla necessità di non farli tornare indietro e di utilizzarli al meglio.
C’è da dire tuttavia che in genere in tutte le regioni si è fatto così. Anzi ritengo che il nostro gruppo abbia fatto lo sforzo più grande dal punto di vista valutativo. Altri si sono sostanzialmente fermati a valutare il principio di coerenza. Noi abbiamo fatto un po’ in più e devo dire che abbiamo trovato una rappresentanza regionale di funzionari che hanno condiviso la nostra impostazione.

Commenti recenti