Come è andata la manifestazione di Cgil e Uil a Palermo, stabilita per lo sciopero nazionale del 29? Lo chiediamo a Mimmo Bellinvia segretario provinciale dello Spi (sindacato pensionati della Cgil).
Possiamo dire che il raduno è riuscito: c’erano oltre 15.000 persone provenienti da tutta la Sicilia e noi ci siamo presentati con un buon numero di pensionati. Abbiamo riempito insieme alle altre categorie quattro pullman. Per organizzarla come Spi, tenendo assemblee in provincia, abbiamo discusso l’importanza di questo sciopero che per noi pensionati rappresenta un punto decisivo. I nostri iscritti hanno capito affrontando la levataccia mattutina e il viaggio fino a Palermo, fino alla fine della manifestazione partecipi e attivi. Sì, sono orgoglioso del risultato.
Quali sono i problemi che deve affrontare lo Spi?
Per noi pensionati i problemi sono tanti. Un esempio: il governo ha abbassato l’Irpef, ma c’è il grosso problema della perequazione che non ci permette di recuperare neppure un minimo dell’inflazione reale. Poi, rispetto alle minime, l’aumento di tre euro al mese è davvero offensivo oltre che ridicolo. A Siracusa e provincia ci sono oltre 100mila pensionati e i percettori di pensioni minime sono la stragrande maggioranza. Solo una minoranza è quella che supera il minimo: chi proviene dal pubblico impiego e dal polo industriale.
Quali iniziative avete in cantiere?
Intanto continuiamo nel nostro lavoro di informazione verso i nostri iscritti e cerchiamo di far avvicinare altri affinché conoscano i loro diritti e ciò che il governo sta cassando. Vogliamo attrarre più iscritti per essere in tanti e farci sentire di più.
Attivate servizi?
Certamente, per dare un aiuto concreto abbiamo aperto da anni e continuiamo a farlo dei servizi utili. È quello di convenzioni e sconti con laboratori di analisi, radiologia, studi dentistici e oculisti. Ma oggi abbiamo fra i nostri iscritti una maggioranza proveniente dalla ex classe lavoratrice segnata da esperienze di lotte sindacali. Loro hanno capito il ruolo di lavoratori sindacalizzati. Un domani con un’altra generazione che non è passata per quelle esperienze, anzi ne è rimasta distante, cosa succederà? Sapranno organizzarsi oppure cercheranno di risolvere i propri problemi individualmente? Se pensiamo a tutti i governi che si sono alternati promettendo di cambiare, addirittura cancellare la legge Fornero cosa penseranno i prossimi pensionati: che il sindacato a quell’epoca non intraprese grandi battaglie? Dobbiamo rivedere i nostri errori e riconoscerli. Dobbiamo capire che il governo Meloni ha l’obiettivo di alzare l’età pensionabile a 70 anni per tutti. Vogliono continuare a fare cassa sui pensionati e lavoratori. Infatti, il prossimo anno cambieranno i coefficienti per il calcolo delle pensioni ed è già chiaro: quei coefficienti che sceglieranno porteranno il lavoratore ad andare in pensione più tardi e con un’alta riduzione del suo importo. È un continuo ingannare i lavoratori di oggi, pensionati di domani e ridurre i diritti degli attuali pensionati. Ultima considerazione: abbiamo aliquote Irpef ormai superiori al 50%. Sono superiori a chi con le plusvalenze realizzate dalla vendita di azioni (tassazione capital gain) o dai dividendi percepiti, sono soldi guadagnati da speculazioni e sono normalmente soggette a un’imposta di solo il 26%.

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