Il nuovo sopralluogo (dopo quello del 2019 che svelò i lavori abusivi in corso) nei due palazzi lasciati in eredità al Comune da Maria Monteforte nel 1968 si è svolto con due funzionari comunali il 30 ottobre scorso. A ottenerlo i consiglieri comunali del PD (Massimo Milazzo, Sara Zappulla, Angelo Greco), su richiesta nostra e dei compagni di Casa Rossa anche per soddisfare il desiderio di Annamaria Monteforte, lontana parente della generosa nobildonna, di tornare nei luoghi della sua infanzia e cercare insieme di comprendere le modifiche apportate nel tempo, oltre che aiutarci a fare chiarezza soprattutto sulle trasformazioni del palazzo al civico 20, la parte più aggredita negli anni per cercare di sottrarla al patrimonio comune della città.
“Elmetto e mascherina per inoltrarci tra stanze dai pavimenti coperti di guano, raccapriccianti scheletri di colombi, calcinacci – il contro soffitto di un bagno è invece proprio venuto giù -, vestiti, materassi, medicine scadute, cartelle mediche. Di tutto. Un degrado totale ma non ovunque. Due materassi, coperti da un coprimaterasso decisamente nuovo, messi a terra di fianco, erano puliti. Un paio di letti rifatti. Evidentemente qualcuno entra in quegli ambienti, li usa: sul terrazzo alcune bottiglie di birra lasciate lì da poco tempo. E d’altra parte il portone del civico n.12 sembrava chiuso ma in realtà era solo accostato e dentro c’era la bicicletta di un ragazzo che ha la bancarella sulla strada, altro materiale, e scatoloni del negozio accanto – è il racconto di Sara Zappulla -. Il funzionario del Comune che ci accompagnava ha subito chiamato la Polizia municipale per redigere un verbale sulla situazione. È evidente che, da quando non è stata più abitata da alcune anziane bisognose, nessuno se ne è più curato; tutto è stato lasciato all’incuria e al degrado”.
“Come gruppo consiliare – interviene l’avv. Massimo Milazzo – stiamo preparando un atto di indirizzo per chiedere all’Amministrazione alcuni interventi ben precisi dal costo modico.
La prima è la messa in sicurezza di Casa Monteforte perché l’assoluto degrado dell’immobile al civico 12, verificato nel corso del sopralluogo, è causa di pregiudizio per l’immobile stesso e può diventare causa di pregiudizio per terzi. Mi spiego. L’immobile è stato abbandonato così com’era nel 2016, quindi con armadi, sedie, tavoli, coperte, lenzuola, cuscini, materassi, vestiti, medicine, cartelle mediche, telefonini, calendari… Tutto fermo a quella data. Ma abbiamo notato particolari che fano pensare che l’immobile talvolta venga abitato perché è un naturale facile rifugio per senzatetto o per chiunque voglia entrarci. Questo costituisce un rischio perché magari, anche andando incontro alla stagione invernale, si potrebbe immaginare che qualcuno, per riscaldarsi, accenda un fuoco, o che un mozzicone di sigaretta non spento inneschi un incendio che potrebbe provocare danni incalcolabili anche considerando dove è situato il palazzo.
Quindi la prima proposta è sgomberare totalmente Casa Monteforte così come fa un buon amministratore, un buon padre di famiglia quando lascia un immobile perché non agibile.
La seconda proposta, anch’essa dal costo irrisorio, sarà quella di chiudere tutte le aperture del palazzo perché è il regno dei piccioni. Le carcasse di animali, guano da spalare con carriole: un’ulteriore causa di degrado e di ammaloramento dell’immobile ma anche veicolo di infezioni. Consideriamo che tutto questo succede in pieno centro, nel cuore della città.
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Detto questo, l’azione politica del gruppo consiliare del Partito Democratico sarà quella di ‘sfidare’ l’Amministrazione a recuperare questo gioiello, perché è un gioiello della città, in via Picherali, accanto a Piazza Duomo, ed è una ferita per la città lasciare un immobile di questo tipo in tale stato di degrado. Io sfido chiunque a dirmi cosa sarebbe accaduto a Casa Monteforte se si fosse trovata in pieno centro a Siena. Sarebbe stata recuperata nel giro di nulla. C’è un comitato spontaneo che ha a cuore le sorti di questo immobile e quindi c’è un desiderio della città di recuperarlo. Forti di questa spinta civica noi sfidiamo l’amministrazione a dare mandato ai suoi uffici per intercettare tutti i bandi pubblici che possano consentirne la ristrutturazione. Casa Monteforte dovrà tornare a essere quello che è scritto nel lascito testamentario: un immobile a servizio delle donne in stato di bisogno. Una clausola cui siamo vincolati, che deve essere sicuramente rispettata”.
“E non solo – aggiunge Angelo Greco -. Se è vero che nel tempo alcune unità abitative facenti parte del lascito sono state in qualche modo sottratte da privati, sebbene forse il Comune non potrà più riaffermarne la proprietà, crediamo che sia un dovere dell’Amministrazione capire cosa e perché è successo. Ricostruirne la storia completa, capire se quanto accaduto in passato è stato fatto in maniera lecita o illecita. Non è impossibile: chiederemo al sindaco di nominare un notaio, un ingegnere, gli esperti necessari, per ristabilire la verità. I documenti non possono essersi persi: ci sono gli archivi notarili, i registri immobiliari della Conservatoria. È solo una questione di volontà politica”.
È così. Ci sono stranezze, come La Civetta ha documentato in tantissimi articoli. Passaggi incomprensibili sin da subito. Per esempio, nonostante la Monteforte nel suo testamento olografo parli dei due palazzi al civico 12 e 20 “senza alcuna parte mancante“, già nell’atto del notaio con cui si accerta il lascito si annotano, incomprensibilmente almeno per noi, solo i civici 12, 14, 16, 18 e 20. Non è chiaro perché manchino il civico 22 e 24. Né si comprende perché nel ’72 il Comune chieda all’ing. Filippo Urzì solo le planimetrie del civico 12 e non anche quelle del civico 20. Ancora oggi c’è confusione: complicato persino individuare le chiavi delle singole unità. Speriamo che ci si decida a mettere almeno un cartellino con le indicazioni giuste per ogni chiave.
“Bisognerebbe capire anche un’altra cosa – riprende Greco -. Dalle finestre e dai balconi che danno sul Porto Grande la vista del panorama è, se non impedita, fortemente disturbata da pannelli, frangivista in legno, a protezione di una piscina open air, probabilmente sul centro benessere del Des Etrangers. E c’è anche un insieme di tubazioni, scale e passerelle in ferro sempre a servizio dell’albergo. È tutto regolare? Sono state rispettate le distanze dall’edificio retrostante? Anche questo dovremo appurare. Chiederemo che si facciano le opportune verifiche”.
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“Sconforta anche – conclude Sara Zappulla – l’aver visto che gli stessi infissi nuovi in legno, sia nell’appartamento al secondo piano del civico 20 che nel monolocale dell’ammezzato, non sono più integri. Nel primo caso appaiono rovinati alla base, forse per la pioggia; nel secondo non solo è stato rotto un vetro ma anche bucato l’infisso per far passare un filo forse per la connessione internet o chissà”.
E il cagnolo sul portone? Che fine ha fatto? Ne era stato realizzato uno nuovo dopo che quello originale era stato rotto da un grosso mezzo in transito. Se ne era occupato direttamente il commercialista Licini. Come mai non c’è più?
“Davvero sfortunato – commenta Zappulla -. Ci siamo informati con l’ufficio. È successa la stessa identica sventura del 2017 ma ci hanno assicurato che è stata presentata la pratica per l’assicurazione. Dovrebbe essere ricostruito”.
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