Certa politica, oltre a parlare perché, per dirla con Sciascia, ha la bocca sotto il naso, ha la memoria corta e ha già dimenticato che meno di un mese fa, nel corso dell’audizione promossa dalla commissione Ambiente dell’Ars, era stata annunciata dal commissario dell’Asi la volontà della Regione di disfarsi del depuratore Ias. Ha dimenticato che l’onorevole Carta, presidente della commissione Ambiente e sindaco di Melilli, ha più volte dato per inevitabile la chiusura del depuratore e ha dichiarato che si sarebbe impegnato a trovare un nuovo posto di lavoro ai dipendenti dell’Ias dopo la dismissione dell’impianto.
Ha dimenticato che il presidente Schifani, benché individuato, con riferimento all’impianto di depurazione, dal decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin quale “soggetto preposto al coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento delle opere necessarie a dare soluzione efficace e definitiva alle questioni ambientali”, non ha mosso un dito per mettere a norma il depuratore Ias, nonostante esso sia totalmente di proprietà della Regione Siciliana.
Questa politica si è improvvisamente svegliata e, per bocca del ministro delle Imprese Urso, ha “scoperto” che la chiusura del depuratore “sarebbe un duro colpo per il territorio che rischia di perdere più di 4.500 posti di lavoro”. Ha anche individuato i responsabili di questo eventuale disastro: ovviamente, ancora una volta, i magistrati, i quali “per colpire il governo colpiscono il Paese”. E ancora: “Stavolta ad essere colpito (sempre dai magistrati, ndr) è il diritto dei lavoratori”.
La stessa politica, questa volta rappresentata dal presidente Schifani, si è detta “in piena sinergia col governo nazionale e continuerà (sic) a fare tutto ciò che è nelle proprie competenze per tutelare i lavoratori, le loro famiglie e il tessuto produttivo del territorio”. Presidente Schifani, mi permetta di dirle che quello che lei dovrebbe fare è scritto in un decreto interministeriale e resta comunque valido anche se esso è stato disapplicato dal Gip Palmieri sia perché il depuratore è di proprietà della Regione sia perché spetta alla Regione che lei presiede risolvere le questioni ambientali del territorio.
Quanto all’aggressione ai magistrati che colpiscono il governo e il diritto dei lavoratori, finora non hanno colpito proprio nessuno, anzi si sono dimostrati talmente responsabili da non aver interrotto neanche per un solo giorno la depurazione dei reflui industriali e non hanno compromesso con lo stop del depuratore (che non c’è stato) l’attività produttiva. Di più: nel tanto vituperato depuratore, le industrie, a loro spese, d’intesa con l’amministratore giudiziario, stanno effettuando notevoli interventi per ammodernare l’impianto e migliorare la qualità della depurazione.
Forse l’idea lanciata dal ministro Urso di convocare un tavolo con i rappresentanti della comunità (industrie, sindacati, sindaci, parlamentari) potrebbe essere utile a trovare soluzioni condivise, ricostruendo il clima giusto per riscrivere le misure di bilanciamento, tenendo conto delle osservazioni dei magistrati.

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