Non ha raggiunto il quorum delle 500mila firme la proposta referendaria contro la legge elettorale, il Rosatellum. Una nostra valutazione

La raccolta firme dei quattro quesiti referendari proposti dal Comitato “io voglio scegliere” per ottenere il cambiamento dell’attuale legge elettorale (Rosatellum) è terminata e se ne possono tirare delle conclusioni. Innanzitutto bisogna dire che l’obiettivo delle 500.000 firme non è stato raggiunto da nessuno dei quattro quesiti presentati e anche per l’allegata legge d’iniziativa popolare, sebbene ancora in corso, la raccolta firme è ben lontana dall’avvicinarsi alle 50mila firme necessarie (la piattaforma riportava il 16 ottobre solo 6.846 firme, il 13%).

È questo il negativo pesante risultato a cui si è giunti, ma si può osservare anche di più, per esempio che solo il 25 luglio si è aperta la piattaforma istituzionale per la raccolta firme online gratis, mentre per le firme cartacee i tavolini erano attivi dal 16 giugno. Fino ad ora l’esatto numero delle firme cartacee non è ancora stato reso noto, ma basandoci su quelli esposti dalla piattaforma pubblica si possono interpretare i propositi, bisogni e tanto altro ancora degli italiani, specialmente di quelli che sono più attenti alla vita politica del Paese.

Questo perché essa riporta tutte le proposte referendarie e le richieste di leggi d’iniziativa popolare attualmente in essere e perfino quelle concluse.

Infatti, osserviamo che la richiesta della legge d’iniziativa popolare sul salario minimo, partita il primo agosto è giunta a fine settembre a 63.851 firme, superando le 50mila necessarie. Il referendum sulla cittadinanza sostenuto da associazioni e organizzazioni quali Italiani senza Cittadinanza, Conngi, Idem Network, Libera, Gruppo Abele, A Buon Diritto e l’appoggio di partiti, non certo di massa, quali Più Europa, Possibile, Partito Socialista, Radicali Italiani e Rifondazione Comunista, senza un  particolare supporto mediatico, ha superato il quorum in appena un mese (data inizio raccolta il 6 settembre, terminata a fine dello stesso mese, con 637.487 firme). È stato un grande successo dovuto a una sentita richiesta popolare che non ha avuto bisogno né di grandi partiti né di tanta pubblicità nel raggiungere tale risultato. È bastato il passa parola.

Si osserva che la piattaforma a tutt’oggi presenta ben quindici proposte oltre alle sei chiuse e notiamo che il numero di consensi varia anche fra i quattro quesiti presentati sul Rosatellum. Ecco che partendo dal 25 luglio troviamo il 1° quesito che riguardava “l’abrogazione del voto congiunto tra candidati e liste plurinominali” a 40.684 consensi; il 2° in cui si chiedeva “niente soglie di accesso per liste autonome e coalizioni” a 10.584 firme; il 3° “tutti i partiti, anche quelli in parlamento, devono raccogliere le firme per le candidature” con 13.759 firme; infine il 4° quesito sull’abolizione pluricandidature: ogni candidato in un solo collegio uninominale e/o plurinominale giunto a 22.484 firme.

Osservando l’insieme presentato della piattaforma possiamo confermare che le critiche poste dalla Lega a un presunto uso improprio e incapace da parte dell’elettore nel decidere in questa nuova maniera facile è falso. Difatti, davanti all’esplosione di firme sul referendum contro la legge sull’autonomia differenziata, i politici della Lega erano giunti a dire che in questo modo anche chi promuoveva un referendum per abolire il cappuccino avrebbe trovato facilmente le 500mila firme necessarie.

Eppure i dati che provengono dalla piattaforma dicono ben altro. Ne emerge l’esistenza di una grande maturità politico-sociale degli italiani che non firmano se non capiscono. Anche le critiche poste dal comitato referendario contro il Rosatellum per “essere stati silenziati” perché né grandi partiti, né grandi associazioni e sindacati avevano aderito all’iniziativa, anzi l’avevano boicottata, non reggono.

Difatti, si può rispondere facendo osservare l’esplosione di firme sul “referendum cittadinanza”, non gestito da grandi partiti, che in meno di un mese ha superato il quorum delle 500mila firme.

È certo che tanti elettori vedrebbero nel cambiamento del Rosatellum un incoraggiamento nel ritornare a votare, ma allora perché non si è giunti a un risultato positivo?

È evidente che il comitato promotore di “io voglio scegliere” dovrà interrogarsi sui fattori che hanno officiato il de profundis di questa sacrosanta operazione. Ciò servirà a chi vorrà riprendere l’argomento e ripresentare il referendum.

C’è da evidenziare la troppa confusione fra numero dei quesiti, poi la difficoltà nella loro comprensione, una disorganizzazione fra chi li proponeva ai vari livelli e la grande mancanza di comunicazioni ufficiali avuta.

Infatti, molti cittadini davanti ai tavolini hanno deciso di non firmare perché non capivano cosa e chi proponeva tali referendum poco chiari rispetto a quelli trasparenti sull’autonomia differenziata e del referendum cittadinanza. Si può dire sinteticamente: “bisognava saper vendere bene il prodotto”, prepararsi prima e meglio sul territorio nazionale nello spiegare e proporre tutti i quesiti anche con forte enfasi. Se osserviamo gli altri referendum e leggi d’iniziativa popolare che hanno avuto successo, questi hanno presentato un unico e chiaro quesito con una forte parola d’ordine. Un’altra questione da tenere presente è quella d’analizzare prima la realtà sociale, compiendo una seria “indagine di mercato”.

È indispensabile capire le esigenze e i pensieri della maggioranza per individuare la maniera efficace per raggiungere l’obiettivo. Bisogna pensare che non è quello più importante fra i referendum a venire considerato, ma ciò che sta interessando la maggioranza in quel dato momento. Ad esempio, sappiamo che oggi c’è troppa sfiducia nel fatto che il proprio voto possa davvero servire a qualcosa.

Allora come attirare alla proposta referendaria le migliaia di delusi?

In conclusione, si può affermare che tutta questo insieme di fattori, nonostante il lavoro di chi si è speso in questa raccolta effettuata in un periodo non tanto felice (giugno/settembre), ha causato la débâcle dell’operazione.

Certamente anche gli ostacoli posti dalla non propaganda e adesione dei partiti dell’opposizione, ancorati al modo di votare incostituzionale del Rosatellum, ha fatto la sua parte. E un altro elemento negativo è stato quello della scarsa conoscenza da parte della maggioranza dei cittadini dell’attuale legge elettorale incostituzionale.

Capirla già da prima e osservare i nefasti meccanismi a cui ci sta trasportando con questo governo maggioranza in parlamento, minoranza nel Paese, avrebbe aiutato moltissimo.

Eppure possiamo dire che questa prima iniziativa per sollevare il problema e far prendere coscienza a tanti dei meccanismi, potrà essere il punto di partenza per una nuova campagna referendaria.

Così i prossimi promotori, facendo tesoro di questa importante esperienza, potranno ottenere la fiducia degli italiani in una battaglia fondamentale per la vita democratica del Paese.

Da leggere

Siracusa, la paralisi di una generazione: viaggio tra declino demografico, record di scoraggiamento ed esodo dei giovani laureati

1. Le fonti della crisi Questo viaggio nei numeri della condizione giovanile a Siracusa è …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti