Prima di commentare l’esito disastroso per l’Ias e suoi dipendenti dell’audizione in Commissione Ambiente dell’Ars, che ha messo in scena il “funerale” del depuratore consortile, voglio dare una notizia che, se non è clamorosa, è certamente sorprendente. Mentre le grandi industrie stanno investendo notevoli risorse per dotarsi di propri depuratori, contemporaneamente all’Ias è in corso da mesi un’intensa attività di ristrutturazione dell’impianto a spese dei soci privati, cioè delle stesse industrie. Il revamping riguarda l’area delle vasche, i verificatori e il laboratorio analisi, che è stato dotato di nuove e moderne strumentazioni, e altre parti dell’impianto. L’attività di risanamento si protrarrà nel 2025. Dunque, il depuratore non è, come si vuol far credere per abbandonarlo al suo destino, un ammasso di ferri vecchi.
E veniamo al trappolone dell’audizione della Commissione Ambiente dell’Ars di mercoledì 9 ottobre, che ha messo in luce come a difesa del depuratore non sia rimasto praticamente nessuno. Nemmeno i sindacati, spiace dirlo, hanno una posizione unitaria. La Cgil, dopo l’audizione che ha mandato al macero il depuratore, non ha preso, almeno fino ad ora, alcuna posizione; la Cisl sostiene la delimitazione del campo di attività del depuratore ai soli reflui civili, il che equivale a un sì alla chiusura dell’impianto. Solo il rappresentante dell’Uil ha dichiarato che senza il depuratore il sistema produttivo subirebbe un colpo mortale. Chi si aspettava una reazione forte e compatta del sindacato deve purtroppo ricredersi. Non sono state annunciate assemblee di lavoratori, iniziative di lotta a difesa dell’occupazione. Cosa sta succedendo? Il sindacato deve ritrovare le ragioni di una lotta comune a difesa di uno snodo fondamentale del petrolchimico, se non vuole intaccare il fondamento della sua funzione.
A volersi disfare del depuratore è la politica, dopo aver spremuto come un limone l’Ias e lottizzato per decenni la sua gestione e le assunzioni. L’uomo che più si è esposto a sostegno della smobilitazione è il sindaco di Melilli, che ha trovato un alleato fedele nel deputato regionale del Pd, Tiziano Spada, il quale ha sposato la tesi, del tutto strampalata, della riconversione dell’impianto per trattare reflui civili, nonostante nell’ultima riunione della direzione del Partito democratico fosse emerso, quasi all’unanimità, l’orientamento di difendere e rilanciare il depuratore, orientamento sostenuto pubblicamente dal senatore Nicita, che in materia è uno dei pochi competenti.
La Regione, dopo essersi impegnata, con apposito decreto, a realizzare le opere necessarie per il revamping del depuratore, ha fatto un clamoroso dietrofront e si è avvalsa, pensate un po’, del commissario liquidatore dell’Asi per comunicare l’intenzione del presidente Schifani di disfarsi del depuratore.

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