Rivalutazione delle pensioni. C’è un giudice a Berlino! Gli avvocati siracusani Seminara e Castilletti ottengono il rinvio della questione alla Corte Costituzionale

Ci sono due avvocati di Siracusa, Giorgio Seminara ed Elisabetta Castilletti, dietro una notizia che in questo mese di settembre è stata rilanciata da molte testate giornalistiche nazionali.

La novità è importante e accende le speranze dei pensionati – che in questi anni hanno visto le loro pensioni decurtate di una parte della rivalutazione rispetto al tasso d’inflazione – che si faccia chiarezza su una misura, quella della perequazione, percepita come una ingiustizia, una lesione dei propri diritti.

All’avv. Seminara abbiamo chiesto come funziona il meccanismo della perequazione.

“Com’è noto, le pensioni ogni anno sono rivalutate rispetto al tasso di inflazione per garantire il reale potere d’acquisto della moneta. Ma solo quelle fino a 4 volte il cosiddetto trattamento minimo (circa 600 euro) godono della cosiddetta indicizzazione piena del trattamento perché poi, più la pensione è alta, minore è la percentuale di recupero rispetto all’inflazione con percentuali diverse a seconda delle differenti fasce. Negli anni i governi, senza alcuna distinzione ideologica tra gli uni e gli altri, hanno sempre cercato di far cassa sui redditi sicuri, quelli sui quali è possibile un prelievo alla fonte e con la manovra 2023 anche il governo Meloni ha rivisto il meccanismo di indicizzazione con un lieve miglioramento per il trattamento minimo ma tagliando ancora di più la rivalutazione per gli importi più alti. Negli anni queste misure, che colpiscono in particolare solo certe fasce di pensionati, hanno finito per non rispondere più ai principi di gradualità e proporzionalità previsti dalla Costituzione, non sono state più temporanee, superando così i limiti della ragionevolezza richiesta per questo tipo di interventi”.

“La questione si era posta già con la Legge Fornero. Nel 2011 si decise di congelare per il 2012 e per il 2013 la perequazione delle pensioni sopra 3 volte il trattamento minimo – aggiunge l’avv. Castilletti –. Anche allora presentammo alcuni ricorsi ma con minore fortuna, sebbene poi con il cd decreto Poletti ci sia stato almeno una sorta di rimborso parziale. Il collega Seminara recentemente ha scritto alcuni articoli sull’argomento ed è per questo che il dottor Marco Panti, dirigente scolastico in pensione, insieme ad altri suoi colleghi, una volta che il loro ricorso all’Inps era stato respinto, ci ha chiesto di rappresentarli innanzi alla Corte dei Conti. Oggi riteniamo che la decisione di inviare gli atti alla Consulta sia di grande rilevanza sotto il profilo giuridico e sociale perché consente di discutere se siano rispettati o meno ineludibili principi di equità e di proporzionalità anche nella tutela dei redditi pensionistici”.

“Inizialmente si parlava di una cinquantina di persone ma poi, a voler presentare ricorso, sono stati solo in dodici, determinati nel voler andare avanti e consapevoli del fatto che una loro vittoria avrebbe giovato a tutti – continua Seminara -.  Abbiamo preparato tutti i ricorsi a un costo ragionevole in modo da invogliare anche altri, perché è evidente che solo essendo in tanti si riesce ad avere maggiore forza di contrasto. E proprio aver potuto rivolgerci alla Corte dei Conti di diverse regioni è stato decisivo.

Le prime pronunce della sezione Veneto e Sicilia hanno infatti rigettato i ricorsi ritenendo legittima la normativa che ha introdotto il raffreddamento della perequazione (art. 1, comma 309, L. n. 197/2022). Ma a nostro parere queste sentenze non avevano operato un giusto bilanciamento dei diritti dei pensionati dal momento che la mancata rivalutazione determina una vera e propria perdita di potere di acquisto. Ogni mancato aumento, per altro, non ha effetto solo sull’anno di applicazione, ma perdura sulla pensione diminuendone il valore in modo permanente. Un depotenziamento che si aggiunge ai tagli, blocchi e congelamenti che dal 2011 sono stati operati sulle pensioni sino al 2021. I tagli per di più si basano su calcoli operati sul lordo e non sugli importi netti, quindi non ha alcun senso la motivazione che “le pensioni più alte possono ‘resistere’ all’erosione inflattiva”.

Solo la Corte dei Conti della Toscana e della Campania ad aprile erano ancora in riserva e abbiamo capito che evidentemente stava accadendo qualcosa. Infatti la sezione della Toscana ha deciso di inviare gli atti alla Corte Costituzionale con un’ordinanza molto articolata, motivata benissimo. Quello che auspicavamo”.

“Anche la Corte della Campania ha adito la Consulta. I due procedimenti verranno di certo riuniti ma c’è una differenza importante tra le due ordinanze: quella della Toscana non fa riferimento solo all’ultima legge di bilancio la 197-2022 come ci si aspettava, bensì anche alla 388 del 2000 e ad altri profili di illegittimità costituzionale precedentemente riconosciuti, per esempio l’art 1 della legge 145/2018 nella parte in cui stabiliva la riduzione dei trattamenti pensionistici ivi indicati per la durata di cinque anni anziché per tre anni come avrebbe dovuto essere – osserva l’avv. Castilletti -. La dott.ssa Khelena Nikifarava, giudice monocratico, nella sua ordinanza di circa cinquanta pagine evidenzia aspetti di grande rilevanza discostandosi dai precedenti pronunciamenti di senso contrario in quanto, spiega, frutto di un diverso contesto economico finanziario oggi non più presente, lontano per esempio dall’emergenza sanitaria del covid che poteva allora motivare alcune scelte. Oggi, scrive la giudice, questa disposizione impone sacrifici a carico dei lavoratori in quiescenza, mentre al contempo lo stesso provvedimento legislativo permette a diverse altre categorie di soggetti di beneficiare di rilevanti provvidenze a carico del bilancio dello Stato, in contrasto anche con il principio della ragionevolezza ex art. 3 della Costituzione. E rileva che “La penalizzazione dei titolari di trattamenti pensionistici più elevati lede non solo l’aspettativa economica ma anche la stessa dignità del lavoratore in quiescenza» perché in questo modo “la pensione più alta alla media non risulta considerata dal legislatore come il meritato riconoscimento per il maggiore impegno e capacità dimostrati durante la vita economicamente attiva, ma alla stregua di un mero privilegio, sacrificabile anche in un’asserita ottica dell’equità intergenerazionale”. E ancora: “La particolare dignità dell’attività lavorativa come contributo al progresso della società implica la necessità di valorizzare i principi della proporzionalità della retribuzione ‘alla quantità e qualità del suo lavoro’ (art.36 Cost.) e la funzione propriamente previdenziale dei trattamenti pensionistici (art. 38 Cost.), rendendo necessario mantenere la proporzionalità anche nei confronti dei lavoratori in quiescenza, non solo per assicurare al soggetto un trattamento economico commisurato all’attività lavorativa svolta ma per tutelare la stessa dignità del lavoratore che non può essere sminuita nel periodo successivo al collocamento in pensione”.

“Ovviamente occorre aspettare il pronunciamento della Consulta – conclude l’avv. Seminara –. Le ordinanze devono essere pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale e di qui l’ordine di immediata trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale, al Presidente del Consiglio dei Ministri e alle Presidenze di Camera e Senato. Certo lo Stato si difenderà, l’Inps presenterà le sue controdeduzioni ma a prescindere dall’esito, che nessuno oggi può prevedere, per noi è importante aver sollevato il dibattito sulle pensioni, problematica affrontata a nostro avviso in modo superficiale e comunque con provvedimenti mirati solo a fare cassa, piuttosto che a una riforma previdenziale seria, strutturale, riforma non più rinviabile considerati da una parte l’aumento dei pensionati e dall’altra la diminuzione della forza lavoro attiva che quelle pensioni consente.

Ma prima ancora che arrivi il pronunciamento della Consulta, riteniamo che il legislatore non possa non tener conto già da subito di quanto accaduto e che sarà più attento ad eventuali profili di incostituzionalità delle future manovre finanziarie. Ultimamente infatti abbiamo letto che il ministro dell’economia Giorgetti prospetta una rivalutazione di tutte le pensioni al 100% mentre prima del rinvio alla Corte Costituzionale l’intenzione del governo sembrava essere quella di abbassare ancor di più la soglia su cui attuare il blocco della perequazione. Dobbiamo aspettare ma siamo fiduciosi. E soddisfatti per quanto fin qui ottenuto”.

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