Roberto De Benedictis (ingegnere già assessore ad Ortigia nella giunta Fatuzzo, più volte deputato regionale per il PD) risponde alla nota pubblicata su Strummerleaks, blog del giornalista Toi Bianca, dal titolo “Ortigia è la luna, ovvero il rischio del patetico” (che riproponiamo, per i pochi che non lo avessero letto, in calce a questo articolo).
Un post che a noi è sembrato, come spesso accade per le riflessioni di Toi, un po’ provocatorio per quel suo invito ad affidare ormai totalmente, e supinamente, il centro storico della città, la splendida Ortigia, al suo ‘destino’ di ‘parco gochi’ (per semplificare), destino che è però poi la volontà (sovrana, e come tale indiscutibile) di questa classe dirigente che amministra il Comune, nel solco di quelle passate.
Un’opinione legittima – come pare debbano essere considerate per bon ton tutte le opinioni! – e così abbiamo chiesto una controriflessione a chi, sul finire degli anni ’90, ha favorito con la propria, lungimirante, azione politico-amministrativa, ai tempi è stato assessore, alla rinascita di un quartiere della città come tanti lasciati colpevolmente al degrado e ora divenuto, a giudizio di tanti, il core business dell’azienda Italia-Granata:
Caro Toi, del G7 non voglio parlare perché passerà, mentre le questioni che hai posto ieri andando oltre il G7, rimarranno. Hai ragione, bisogna rassegnarsi: Ortigia ormai è andata, ha preso la sua strada, è per i turisti e chi pretende di abitarci appare patetico, come dici tu. E riconosco che è molto spiritosa la tua tesi secondo cui, per eterogenesi dei fini, tutto questo sarebbe figlio delle battaglie per salvaguardare la Pillirina e le coste. Spiritosa ma priva di argomenti, avulsa dai fatti di cronaca, se non per la nota antipatia del cronista per tutto quello che sa di ambientalismo, almeno nostrano, responsabile di tutti i mali della città e persino di questo.
Ma torniamo alla realtà.
Come in moltissime altre città nel mondo che si vedono trasformate, anche Ortigia è dunque definitivamente consegnata al consumo turistico (finché dura, s’intende). Ci sono dei pro e dei contro, vantaggi e problemi, ma è così. Tuttavia il tuo invito a “metterci il cuore in pace” mi suscita delle domande che qui ti pongo.
La prima è questa: sei sicuro che turismo intensivo (o overturism, come ora si usa dire) debba necessariamente significare occupazione abusiva di spazio pubblico, spazzatura ammassata fuori dai locali, musica assordante in violazione di legge, canne fumarie fuori norma e molto altro ancora riassumibile, rispetto alla grande presenza di turisti, in un di più di illegalità?
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Seconda domanda. Non credi che se queste norme venissero rispettate, e quindi fatte rispettare, ciò sarebbe conveniente per ognuno: turisti, commercianti, operatori culturali e cittadini tutti, residenti compresi?
Terza: se così fosse, perché tutto questo dovrebbe essere oggetto di rimostranze dei patetici residenti e non interesse di tutti, dentro e fuori Ortigia, invece di limitarsi a “metterci il cuore in pace”?
Quarta domanda: non credi che questo invito, anche tuo, a distaccarsi da Ortigia, a considerarla un “mondo a parte”(uso la tua espressione) unicamente luogo di turismo, case vacanze, bar, ristoranti, apecalessi, musica a palla, movida, spettacolo ed eventi di qualunque natura e specie, insomma tutto fuorché una città da abitare, finisca per accrescerne il distacco da parte di tutti noi cittadini, e in definitiva abbandonarla ai suoi problemi, che innegabilmente (a me pare) esistono e persistono?
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E per finire: riesci ad immaginare qualcosa di più triste di una città antica senza più abitanti che si anima solo quando viene occupata da turisti e tavolini, dunque una città “finta”? Tu che hai studiato i dati demografici di Ortigia e la progressiva, costante perdita di residenti sai bene che la mia non è distopia ma ciò verso cui stiamo andando. Per questo tu hai ragione, forse, ma io non riesco a mettermi il cuore in pace.
E continuo a pensare che una parte consistente della soluzione stia al di là di Ortigia, nella autentica riqualificazione (non maquillage) degli altri quartieri e delle altre risorse che la città può offrire al di fuori del suo centro storico.
L’articolo di Bianca a cui De benedictis fa riferimento:
https://www.facebook.com/story.php?story_fbid=pfbid02jtFpZb26F93rtzwvjLQVJSSqrTDGAkFKHSze91eUGN9tiu6fpqJt5Kg9tEZvJshSl&id=100040742385706&paipv=0&eav=AfYE8fGxD4ClQ0T8u6ZR9Z59ewsWT8zRRzV_F3IZ8XIBAMO08bWfD71JIt_QfgWWb2o&_rdr

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