Proporrò che Carlo Petrini, Slow Food e Terra Madre siedano al G7 Agricoltura per dare voce a contadini, allevatori e pescatori di ogni parte del mondo per affrontare le questioni fondamentali: sostegno ai piccoli produttori, uso di tecnologie e innovazioni verdi, cura della biodiversità, lotta alla fame e agli sprechi” dichiarava l’allora ministro Maurizio Martina durante un incontro preparatorio del G7 Agricoltura 2017 (il secondo tenutosi in Italia).
E in effetti quei soggetti furono tra gli attori principali dell’evento che si tenne a Bergamo (ministro Maurizio Martina, durata 2 giorni, una sola location – un monastero fuori città – poche decine di stand) e che si concluse con la stesura di un importante documento finale sottoscritto dalle Grandi Potenze del Mondo: La Carta di Bergamo (in calce ne riportiamo la sintesi dei principali punti).
Quest’anno Carlo Petrini, Slow Food e Terra Madre (tra le massime autorità in materia operanti in Italia e nel mondo) non ci saranno, la durata sarà di dieci giorni più appendici e supplementi con Expo Divinazione, la location è un intero quartiere che poi è un’isola che poi è il centro storico (nevralgico) della Città più altri spazi sparsi in terraferma, gli stand saranno 200.
E come da prassi l’evento nel microcosmo locale divide la cittadinanza tra favorevoli e sfavorevoli (anzi, questi più variamente classificati come disfattisti, comunisti, polemisti di professione, campioni della scuntintizza, odiatori e nemici della Città) ma senza rischiare di cadere in questa sterile trappola, coloro che si occupano (o dovrebbero occuparsi) di comunicazione e informazione possono (o dovrebbero) legittimamente porsi e porre delle domande?
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A me, per esempio, dopo la divulgazione a loop dei molteplici comunicati, delle frequenti interviste, dei proclami senza spreco di enfasi e delle dichiarazioni in pompa magna con cui da settimane veniamo bombardati, tra tantissime altre, alcune domande mi rimbombano in testa desiderose di risposte:
Qualcuno (almeno tra gli operatori dell’informazione) si è mai chiesto come si sono svolti i G7 Agricoltura precedenti? Quali sono i temi, gli obiettivi di quello odierno?
È normale che, in tutte le sedi dove veniva presentato, l’evento è stato descritto e narrato più come un avvenimento turistico e commerciale che non di agricoltura e pesca?
È lecito esprimere dubbi sulla scelta di rendere concomitanti i lavori del G7 con l’Expo Divinazione?
Che caricare Ortigia (già di per sé fragile e sovraccarica di criticità) potesse risultare deleteria almeno per i residenti, per chi vi lavora, per la sicurezza, la viabilità, la salvaguardia dei monumenti e dei Beni storico artistici qui presenti?
È corretto porsi il dubbio e preoccuparsi che trasformare monumenti e beni culturali sito Unesco in vigne, ippodromo, campi di grano, uliveti e giardini potesse, forse, non essere opportuno e quindi scegliere (per tali rappresentazioni) altre location magari fuori dal centro storico?
È offensivo chiedersi quanto tutto questo (G7 più Expo Divinazione) è costato (all’Europa, allo Stato, alla Regione, al Comune) e se in ogni caso, quale sia la spesa, sarà comunque recuperata in termini di ritorno?
Non è strano che nessuno (politici, amministratori, giornalisti, opinionisti, operatori del settore) almeno fino a ieri abbia mai provato a discutere dei temi “propri” del G7 come l’agricoltura sostenibile, dei cambiamenti climatici, delle calamità naturali, della siccità, dei nostri produttori in ginocchio, della valorizzazione della filiera locale, della relazione tra produzione agricola e tutela del paesaggio, della malnutrizione dei bambini e del diritto al cibo, della crisi dei piccoli produttori e dello strapotere della GDO, di garantire livelli di sostenibilità maggiori al futuro dell’agricoltura globale?
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E che tutto sia passato sulla testa dei siracusani soltanto come un fatto di vetrina, di ritorno di immagine, di “grande opportunità da sfruttare”?
Ma per chi? Per cosa?
Noi fino ad ora siamo stati quasi in silenzio e in disparte sull’argomento ma è innegabile, e spiace che tanti abbiano notato al momento l’assenza di tali (legittime) domande, il silenzio sui contenuti specifici, la mancanza di una libertà di giudizio, di un pensiero autonomo, la capacità di critica (che non è disfattismo) e quindi di una informazione libera e indipendente. Mentre forte si è palesato il dubbio di una comunicazione (quella mainstream) piegata ai voleri della committenza.
Sappiamo benissimo che la polemica sterile e fine a se stessa è lo sport preferito dei nostri cittadini (ma non solo dei nostri), che i dibattiti e gli argomenti sviluppati sui social lasciano il tempo che trovano, che i leoni da tastiera, gli odiatori e gli scienziati del web non meritano attenzione ma ciò non deve indurre ad abbandonare lo spazio del civico confronto e del costruttivo dibattito che è sempre necessario sia esso sull’uso del teatro greco, sul futuro di Ortigia, sulle piste ciclabili, sulle rotatorie sia anche sul G7 Agricoltura. Possibilmente rifuggendo dalla narrazione ingenua e infantile tipica del provincialismo meridionale che basta vedere Piazza Duomo in Tv per estasiarsi con Ohh! e Wow! per essere tutti felici e contenti e dimenticarsi di problemi e storture.
Che sia la politica (una certa parte) a chiedere alla Città di mettere da parte le critiche (cioè mettere la polvere sotto il tappeto) e di allinearsi tutti compatti a favore dell’evento è comprensibile anche se non giustificabile. Ma che sia la stampa (in senso lato) ad irritarsi perché una certa parte di cittadinanza sia polemica rispetto alle scelte e alle conseguenze che il G7 ha inevitabilmente prodotto non è né comprensibile né giustificabile perché significa che ha abdicato al ruolo che le spetta, e cioè di dare voce ai cittadini (tutti) ma soprattutto di non essere al servizio del potere costituito.
Buon G7 a Tutti nella speranza che alla fine fra trattori e detrattori, conduttori e contrattori … qualcosa rimane tra le pagine chiare e le pagine scure.
G7 agricoltura 2017, nasce la Carta di Bergamo
Il 14 e 15 ottobre si è tenuto a Bergamo il G7 sull’Agricoltura. Tutela dei piccoli produttori delle zone rurali e definizione di approcci per la prevenzione di eventi catastrofici sono le priorità, stando al documento finale condiviso dai ministri dell’Agricoltura degli Stati membri. Il ministro Martina: “500 milioni di persone fuori dalla fame entro il 2030”.
Mettere in campo misure di lungo periodo per “prevenire e affrontare gli eventi catastrofici” e “attuare politiche di gestione del rischio” per la tutela dei piccoli produttori. Sono queste le priorità delineate nel documento finale del G7 di Bergamo sull’agricoltura e approvate all’unanimità dai ministri dei sette Paesi membri.
“Con eventi climatici sempre più frequenti e incisivi“, riconoscono i Sette grandi del Pianeta, è necessario “prendere contromisure sufficenti” e predisporre “piani di contingenza che definiscano procedure e responsabilità” dell’azione politica. Per fare questo, continua la dichiarazione, è necessario che “i Governi pianifichino piani di riduzione dei rischi e mettano a disposizione risorse per i piccoli produttori vista la possibilità che si verifichi un evento catastrofico”. “L’assistenza dei Governi” recita il documento annesso alla dichiarazione, “dovrebbe contribuire a migliorare la resilienza ed aiutare gli agricoltori a mitigare e ad assorbire gli impatti degli shock, nonché a fornire incentivi all’innovazione e alla trasformazione economica”.
I Paesi membri hanno pertanto affidato alla FAO – insieme ad altri organizzazioni come OCSE, WFP e IFAD – il compito di predisporre una serie di azioni che vadano in questa direzione, nonché di fornire una definizione esaustiva di “evento catastrofico”, cosa che, al giorno d’oggi, manca.
“500 milioni di persone fuori dalla fame entro il 2030” è l’obiettivo finale che compare nella Carta di Bergamo e dichiarato a più riprese dal Ministro Martina. Un’impegno, si legge nel documento, “in linea con le priorità dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile dell’Onu”. La dichiarazione riconosce, in linea con questo obiettivo, il “ruolo dell’agricoltura nello sfamare il Pianeta” e la sua importanza nella lotta alla fame e alla malnutrizione visti i “due miliardi e mezzo di persone che devono all’agricoltura la propria sopravvivenza”.
Tra le altre priorità, si legge nel documento, si citano “il rafforzamento della cooperazione agricola, l’aumento della trasparenza, il sostegno agli agricoltori nella formazione dei prezzi, la lotta agli sprechi alimentari che coinvolgono un terzo della popolazione mondiale”. Infine, secondo i ministri dell’Agricoltura delle sette potenze industriali, è necessario dare priorità al continente africano, “dove oltre il 20% della popolazione soffre la fame e la malnutrizione”.

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