Sabato mattina il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, verrà a Siracusa per inaugurare il nuovo pronto soccorso dell’ospedale Umberto I, che poi è quello vecchio, ampliato e rifunzionalizzato. Ma al taglio dei nastri la politica non sa rinunciare. Ci saranno i sindaci con la fascia tricolore, i deputati, gli amministratori pubblici, le autorità civili, militari e religiose.
Per raggiungere Siracusa, il presidente Schifani attraverserà quell’area industriale che un tempo veniva chiamata la “capitale” meridionale della chimica. Chissà se, osservando la selva di ciminiere che si snodano da Augusta a Scala Greca, farà un pensierino alla vicenda Ias e al futuro del petrolchimico. Forse tirerà un sospiro di sollievo all’idea di sbarazzarsi del depuratore consortile, sul quale in tutti questi anni la Regione non ha speso un euro per ristrutturarlo, benché ne sia proprietaria.
Qui, a Siracusa, il “partito” dell’ Iasexit è compatto e ha in alcuni sindaci, quello di Melilli in primis, nei colossi del petrolchimico e nell’Associazione degli industriali i punti di forza. Una mano gli viene da certa informazione. Il piano di dismissione è in fase operativa e prevede l’installazione di depuratori (che hanno già ottenuto l’Autorizzazione integrata ambientale) all’interno degli stabilimenti per smaltire in house i reflui industriali e declassare l’Ias a depuratore di reflui civili, cosa tecnicamente non semplice da realizzare. L’Associazione degli industriali ha già fatto sapere di essere “disponibile ad aprire un tavolo per il futuro dei dipendenti“, forse facendo proprio l’appello alla ricollocazione dei perdenti posto dell’Ias, lanciato nei giorni scorsi dal sindaco di Melilli.
Se il “partito” dell’Iasexit è compatto, il fronte che vi si oppone, quello sindacale, è stato praticamente abbandonato da buona parte della politica e dalle istituzioni. La rabbia dei lavoratori, la mobilitazione dei sindacati, con qualche defaillance, possono non bastare per contrastare la strategia del disimpegno portata avanti dalle loro controparti. Perfino la voce degli ambientalisti si è fatta flebile, nonostante i maggiori rischi per l’inquinamento marino derivanti dalla moltiplicazione degli scarichi a mare e dall’aleatorietà dei controlli pubblici.
La strategia del disimpegno potrebbe tuttavia subire un contraccolpo dalla sentenza del Tribunale di Roma che il 7 ottobre discuterà i ricorsi delle industrie e dell’Avvocatura dello Stato avverso la disapplicazione del decreto congiunto del ministro Urso (Imprese) e del ministro Pichetto Fratin (Ambiente) sulle misure di bilanciamento della produzione, dell’occupazione e dell’ambiente. Se il Tribunale confermasse la legittimità dell’operato del Gip Palmieri, il Governo Meloni dovrebbe riscrivere il decreto di bilanciamento e sarebbe tutta un’altra storia.

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