“Dai due referendum sui quali la Cgil è stata impegnata si rileva la certezza che la maggioranza degli italiani non sta con questo governo. È un paradosso rispetto all’ultimo esito elettorale compiuto con una legge incostituzionale. Anche elettori che non vanno a votare hanno firmato. È la conferma dell’interesse ai problemi della società da parte dei cittadini”.
È questa la convinzione di Roberto Alosi, segretario generale provinciale della Cgil di Siracusa, a cui chiediamo subito la posizione del sindacato sui due temi più caldi del momento: il fuori servizio all’Isab del 26 agosto con la pioggia oleosa su Città Giardino e la questione Ias.
I fuori servizio dell’Isab non sono certo una novità e la causa non potrebbe che essere una cattiva manutenzione degli impianti. Ma con la pioggia di idrocarburi sembra che si sia toccato il fondo. O forse dobbiamo aspettare che si verifichi qualche incidente ancora più grave? Il sindacato non dovrebbe esperire azioni più efficaci?
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Ci troviamo in un polo di raffinazione che necessita certo di una maggiore attenzione per l’ambiente, quindi occorre che la manutenzione degli impianti abbia la priorità, che non sia secondaria rispetto alla logica degli affari con il massimo ribasso spregiudicato e il “fare in fretta”. Noi continuiamo a chiedere alla Confindustria di condividere regole stringenti e un protocollo che stabilisca con certezza i criteri attraverso i quali si devono svolgere le attività manutentive. Ma per la Cgil esiste un’altra preoccupazione che bisogna porsi. È sul futuro di questo polo che attualmente si trova sospeso in una sorta di bolla. Al di là della manutenzione ordinaria imposta dalla legge, che dovrebbe essere comunque garantita nel migliore dei modi, quale strada imboccare a breve? Perché siamo di fronte a un bivio: o lasciare andare avanti la situazione come sta e avremo una fine segnata del Polo entro un massimo di dieci anni o fare la svolta per la decarbonizzazione. Siamo fra i dodici poli più grandi d’Europa e si sa che qui è più complicato l’abbattimento della CO2. Per cui un primo passo sarebbe quello di catturare la CO2 e fare una politica di risanamento climatico per affrontare la decarbonizzazione, ma occorrono importanti investimenti pubblici e privati. Impianti di cattura della CO2 già esistono e vedono la competenza tecnica dell’Eni che però qui è sparita dopo aver compiuto ciò che sappiamo. Oggi l’Eni fa investimenti in altri luoghi su rinnovabili e impianti di cattura. In più c’è la non consapevolezza dei lavoratori, perché il messaggio che proviene dalle aziende è rassicurante: si continuerà sempre così.
Altra questione dolente la vicenda dell’Ias.
È una partita importante per i lavoratori e il territorio. Ma incrociare gli obblighi politici con l’attività della magistratura è un errore. Sono due responsabilità che vanno assolutamente distinte. La magistratura deve fare il suo percorso e lo fa bene, mentre la politica non ha fatto e non vuole fare il suo. Sappiamo che l’Ias così com’è non può funzionare. Ha bisogno di seri investimenti, ma costituisce l’unico punto di raccolta dei reflui industriali e non può perdere il suo carattere di controllo pubblico. Non possiamo accettare le scelte delle aziende che a fronte della vicenda giudiziaria hanno deciso di farsi i propri depuratori, ognuna con un suo sbocco a mare. Ci diciamo: se non si è stati capaci di controllarne uno tant’è che siamo giunti al sequestro, chi controllerà cinque sbocchi al mare con sempre meno controllori dell’Arpa? La CGIL pensa invece che sia possibile ridare forza all’Ias anche con i depuratori costruiti dalle imprese come pretrattamento dei loro reflui, ma tutto deve confluire in un impianto pubblico messo nelle condizioni di lavorare. Ci sarebbe anche un altro elemento che aprirebbe a uno scenario di transizione energetica: l’Ias che diventa la fonte per il riutilizzo dell’acqua per vari scopi compreso un lab energetico dell’idrogeno che richiede un’enorme quantità d’acqua. Invece, al provvedimento molto chiaro della magistratura il governo regionale e quello nazionale hanno deciso di impugnare, ancora una volta, la questione in un confronto muscolare. Tale risposta non porta da nessuna parte, perché la magistratura siracusana è forte di una sentenza della Corte Costituzionale che interpellata ha sancito il diritto alla sicurezza ambientale come diritto prioritario. Se c’è l’ipotesi di disastro ambientale reiterato e continuato, il reato contestato, non ci può essere un Dpcm che lo blocchi. La corte ha fissato un tempo massimo di 36 mesi a condizione che in quest’arco temporale si fosse presentato un cronoprogramma per rimuovere le cause. È stata molto rigorosa la Procura nel descrivere tecnicamente un programma con gli investimenti da fare in questi 36 mesi. Ma il governo regionale non ha dato nessuna risposta. Tutto questo è molto pericoloso. C’è l’incidente probatorio in corso che si concluderà a novembre e in quella data l’ipotesi di reato o diventerà reale con tutte le conseguenze del caso, oppure si riconoscerà che il reato non è più ascrivibile.
Quindi si potrebbe ritornare a morie di pesci, mare rosso con scarichi a mare senza tanti controlli?
Difatti, la Cgil vuole rilanciare la vicenda richiedendo gli ammodernamenti necessari con i dovuti controlli. C’è una tecnologia avanzata che può favorire un processo di sistema circolare che permetta varie soluzioni nella direzione della transizione ecologica.
Parliamo del G7 Expo agricoltura a Siracusa.
Ho avuto modo di leggere il loro programma, comprende dodici sessioni, ma nessuna di queste affronta il tema del lavoro, nessuna citazione. Si parla di biodiversità, sicurezza alimentare, implementazione di pratiche agricole sostenibili, ecc. ma non è affrontato l’argomento principale. Una sostenibilità ambientale o altro non può essere praticabile se non si dialoga sui livelli occupazionali, sulla dignità di chi lavora la terra. È un tema che non può essere eluso. Poi, quando ciò viene presentato in un territorio, quale la Sicilia e Siracusa che sono statisticamente tra i primi territori dove più alto è lo sfruttamento dei lavoratori, fra caporalato e lavoro nero, per noi diventa una sorta di provocazione. Qui esiste il primato delle aziende con lavoratori irregolari e sacche di sfruttamento con oltre cinquanta luoghi in cui è strutturato il caporalato. Così la sostenibilità ambientale è una frase senza senso.
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La CGIL provinciale sta pensando a qualche sua iniziativa?
Stiamo organizzando un incontro che affronti questi temi, sarà d’ampio respiro con segretari nazionali e regionali. Lo realizzeremo qualche settimana dopo il G7. Lì tenteremo un’altra strada invitando tutto il mondo agricolo: associazionismo e imprese per colmare le lacune di questo G7. Sappiamo che dietro alle nostre conosciute primizie c’è il lato oscuro del caporalato e lavoro nero alimentato dalla grande distribuzione. Mentre l’assessore regionale all’agricoltura continua a dirsi entusiasta di ciò che la Sicilia rappresenta nel mondo, per i suoi rinomati prodotti.
Un ultimo tema: le frequenti aggressioni negli ospedali al personale sanitario.
Con la mala sanità che conosciamo saranno sempre più facili episodi del genere. Il governo sta ripercorrendo la solita strada dello scardinamento del sistema sanitario nazionale e a Siracusa siamo messi davvero male. Non c’è dubbio che il punto di vulnerabilità sia il pronto soccorso a cui ci si rivolge in massa impedendo che il servizio sia all’altezza delle richieste. Una soluzione è nell’incrementare la medicina territoriale. Intanto siamo in attesa del trasferimento del pronto soccorso, come promesso da tempo, in un nuovo padiglione. L’ingegnere Caltagirone ha detto che il padiglione è finito e si aspettano solo le ultime attrezzature all’avanguardia, ma ancora rimaniamo in attesa. Poi c’è la regione che non si muove nel dare risorse economiche per il rafforzamento dei punti d’emergenza sanitaria. Osserviamo solo che sempre più sue risorse vanno al sistema privato. Così si scardina il principio di universalità della sanità pubblica. In queste condizioni si creano le condizioni per cui medici e infermieri si tengano ben lontani da questo comparto. In questo far west chi accetterebbe la vocazione al martirio? Così molti mirano a una collocazione in corsia o altro.
Cosa chiedono al sindacato questi lavoratori?
Vogliono rispetto, protezione e migliori condizioni lavorative perché a fronte dell’esasperazione dei cittadini vi sono turni massacranti per mancanza d’organici. Questa questione è vitale e con l’insufficienza di medici e infermieri continuerà. Col numero chiuso che abbiamo avuto nuovi medici li vedremo solo fra dieci/dodici anni. Adesso in questo lungo periodo in cui tanti medici se ne vanno in pensione il problema sanitario diventerà sempre più grave. Già oggi sono in tanti che scappano nel privato, più appetibile. Bisogna cambiare le regole strutturali per non fare l’errore di trovarci tra dieci anni di nuovo senza medici. Dobbiamo pensare a come attraverseremo questa lunga nottata in un territorio che avrà più bisogno di assistenza pubblica per rispondere alle problematiche dell’anzianità e povertà con i governi che non danno né indicazioni né risorse.

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