Dopo la lettera di agosto con la quale l’amministratore giudiziario del depuratore Ias ha intimato alle industrie del petrolchimico di comunicare il cronoprogramma per bloccare i conferimenti dei reflui industriali, il presidente della Regione, Renato Schifani, non ha esitato a dire che la chiusura dell’Ias “sarebbe una sciagura non solo per l’Ias ma per tutto il sistema produttivo della Sicilia orientale“.
Schifani omette però un “piccolo” particolare e cioè che spetta proprio a lui evitare la temuta “sciagura” in quanto il depuratore è di proprietà della Regione Siciliana. Invece, come vedremo, la Regione si è tirata fuori, incurante della situazione ambientale del petrolchimico.
Ricostruiamo la vicenda. Sulla base, e in ottemperanza, del decreto interministeriale del ministro delle Imprese, Adolfo Urso, e del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, il 14 febbraio di quest’anno il presidente Schifani ha emesso un decreto con il quale nomina commissaria l’ingegnere Giovanna Picone per “il coordinamento delle attività finalizzate al finanziamento, alla progettazione e alla realizzazione delle opere necessarie ad ottemperare alle prescrizioni dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) regionale del luglio 22″. Tralasciamo la questione dell’Aia dal momento che non è chiaro se è ancora sospesa, come sembra, o è vigente o addirittura revocata. Quel che importa sottolineare è che la Regione si è finalmente impegnata con proprio decreto (e recependo il decreto interministeriale Urso/Pichetto Fratin) ad intervenire con appositi finanziamenti alla realizzazione di opere per mettere a norma il depuratore. Senonché la tanto auspicata soluzione del problema più delicato dell’area industriale subisce una brusca frenata. Accade infatti che il Gip Palmieri, per ragioni sacrosante, disapplica il predetto decreto Urso/Pichetto Fratin non ritenendo le misure in esso contenute idonee a garantire il bilanciamento degli interessi in gioco: la produzione, l’occupazione e l’ambiente.
A questo punto il presidente Schifani, che vanta una solida cultura giuridica, si aggrappa alla famosa espressione latina simul stabunt simul cadent (insieme staranno insieme cadranno) e fa questo ragionamento: “caduto” il decreto Urso/Pichetto Fratin, in quanto disapplicato dal magistrato, “cade” anche il mio decreto di febbraio e pertanto viene meno l’obbligo giuridico della Regione di finanziarie le opere per il risanamento del depuratore consortile.
Una non certo onorevole via di fuga da parte di chi ha comunque il dovere istituzionale di risolvere problemi scottanti come quelli dell’inquinamento, tanto più se essi sono anche il frutto di un impianto di proprietà della Regione. Il presidente Schifani sa benissimo che il depuratore ha da tempo bisogno di interventi di ristrutturazione per eliminare gli effetti inquinanti dei reflui industriali in esso immessi, ma allora perché non interviene per evitare la chiusura dell’Ias, che sarebbe, per usare le sue parole, una sciagura?
La disapplicazione da parte del Gip del Tribunale di Siracusa del decreto Urso/Pichetto Fratin è motivata dall’inadeguatezza delle misure di bilanciamento in esso contenute, ma non esenta la Regione Siciliana dal mettere mano alle stranote criticità del depuratore, a meno che la strategia del presidente Schifani non sia quella di ristrutturare l’impianto Ias solo se obbligato, prescindendo dalla reale gravità della situazione.
Circola anche l’idea dell’inutilità di investire risorse finanziare su un impianto ritenuto ormai decotto (cosa non vera) e di aspettare che entrino in funzione i depuratori privati delle industrie in modo da declassare quello dell’ Ias a depuratore di reflui civili.
Come può vedersi, si sta giocando una sporca partita sulla pelle del petrolchimico e dei lavoratori.
Mi chiedo: ma all’Ars i parlamentari di opposizione, a partire dal gruppo consiliare del Pd, sono a conoscenza di quello che sta accadendo nell’area industriale siracusana? Perché non incalzano la Giunta Schifani?
Un’ultima considerazione. La nomina della commissaria Falcone decorre dal 24 febbraio, mentre la decisione del Gip di disapplicare il decreto interministeriale è del 31 luglio: dunque l’interessata è stata in carica a tutti gli effetti per 5 mesi e 4 giorni. Sarebbe interessante sapere se durante questo periodo ha mai messo piede all’Ias.

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