Capita, di questi giorni, nel pieno della stagione turistica, di incontrare difficoltà a trovare posto in uno dei pur tanti punti ristoro sorti come funghi nel centro storico di Siracusa, e spesso, causa l’assenza di una governance accorta, in maniera improvvisata e disordinata. Così la ricerca si fa impegnativa e solo dopo aver girovagato per ore, riusciamo a reperire un tavolo libero in una pizzeria di via Trieste, probabilmente, come scopriremo in seguito, perché di recente apertura e, quindi, ancora poco nota.
E tuttavia, nonostante la breve vita, constatiamo che la media delle recensioni positive su Tripadvisor si attesta saldamente sul punteggio di 4,5 su 5. Tale constatazione è motivo di rassicurazione e di curiosità al tempo stesso.
La denominazione del locale è 4F (4 Formaggi), in qualche modo ingannevole, perché il menù è alquanto ricco e composito, dalla pizza ai taglieri (particolarmente appetitoso e ricercato quello di pesce -“aperifish”), al cuscus, ai cocktails alle insalate.
Optiamo per un mix a base di pizza (ottima) e tagliere di frittura di paranza (eccellente), innaffiati da birra e da un pregevole Sirah di produzione locale. Il prezzo è competitivo, il locale curato e il personale affabile.
Ad accogliere i clienti un giovane di chiare origini extracomunitarie, per quanto già padrone della lingua italiana, ma non è questo che ci colpisce. Ristoranti e pizzerie sono pieni, soprattutto in questo periodo, di personale straniero, spesso non contrattualizzato e con orari indefiniti.
Ad attirare la nostra attenzione è piuttosto un pannello bilingue allocato all’interno nel quale è accennata la genesi di questa iniziativa commerciale. Scopriamo così che a gestire la pizzeria sono due giovani bengalesi approdati negli anni 2012 – 2013 a Siracusa che, grazie anche al supporto di AccoglieRete (associazione di volontariato nata a Siracusa per affiancare con tutori volontari i minori stranieri non accompagnati), hanno potuto intraprendere un percorso positivo di integrazione, frequentando la scuola dell’obbligo e sobbarcandosi lavori umili nell’ambulantato e nel mondo della ristorazione.
Anche questo aspetto non è una novità in assoluto ma, in questo caso, la straordinarietà del caso risiede nella coraggiosa e non frequente decisione di farsi carico autonomamente della gestione commerciale, di inventarsi un profilo imprenditoriale.
Difficile, a questo punto, dismettere i panni del giornalista, perciò decidiamo di approfondire e di chiedere loro un’intervista per l’indomani. L’appuntamento è per le 11 ma i giovani gestori sono già sul posto perché debbono preparare per l’ora di pranzo.
Abbiamo così modo di conoscerli entrambi, seduti ad un tavolo già ospitalmente munifico di caffè e succo di puro mango, con una temperatura resa accettabile da un potente climatizzatore.
Scopriamo subito che il vero promotore dell’iniziativa, tra i due, è Sumon Sarder, arrivato fortunosamente con un barcone zeppo di umanità varia sulle coste del pachinese nel 2013 dopo aver attraversato, a piedi o in costosi quanto precari mezzi di fortuna, nell’ordine India, Pakistan, Iran, Irak, Giordania, Egitto e, infine, la Libia. Quella fatica immane la leggi ancora oggi nella ombrosità del suo sguardo, nel profilo incerto e rispettoso del suo incedere, non esente del tutto da tracce di diffidenza nei confronti di una comunità che fa ancora troppa fatica ad accettare incondizionatamente la presenza stabile dello straniero, specie se extracomunitario.
“Sono approdato sulle coste italiane quando ancora non ero maggiorenne. Il viaggio dal Bangladesh è stato lungo e duro. Arrivato a Siracusa ho ricevuto l’aiuto determinante dell’associazione Accoglierete che mi ha affiancato un tutore volontario nominato dal Tribunale e assistito nella ricerca di un alloggio messo a disposizione dalla Comunità Padre Luigi Monti. Acquisito il permesso di soggiorno, ho frequentato la scuola dell’obbligo e iniziato a lavorare come lavapiatti in varie pizzerie. Un po’ alla volta ho scoperto il piacere di cucinare e così ho cercato di imparare il mestiere di cuoco. Il mio impegno è stato apprezzato e sono stato assunto presso un noto locale siracusano del quale curavo la preparazione di tutta la rosticceria. Ma ambivo a una meta più alta. Così, conoscendo Sajib, con cui c’è stata una bella intesa da subito, ho condiviso con lui il sogno di un locale tutto nostro e ci siamo lanciati in questa avventura”.
Diverso, decisamente più benevolo, il percorso del socio, il giovane Sajib Mia, arrivato in Italia nel 2012 grazie ad un visto regolare “messo a gara” dal paese di origine. Anche in questo caso il linguaggio del corpo non tradisce, il suo viso è più gioviale e il suo approccio più espansivo. È lui l’anima del marketing che si esprime in una inusuale ed efficace padronanza di tutti i mezzi social (da Facebook, dove una pagina dedicata è giornalmente implementata, a Instagram) social, di cui i nostri giovani fanno abitualmente uso ed abuso.
Registrano con soddisfazione i commenti positivi del loro lavoro sui siti specializzati in recensioni: “È un risultato che ci gratifica ed entusiasma, se consideriamo che abbiamo iniziato solo un anno fa”.
I loro destini, accomunati originariamente solo da una condizione di povertà soffocante, si sono incrociati dopo 10 anni di duro lavoro nel mondo della ristorazione e della ricezione turistica. I risparmi accumulati hanno consentito loro di rilevare la precedente gestione e di dar corpo alla loro coraggiosa intrapresa, premiata con l’afflusso sempre più consistente di una clientela turistica e residenziale.
Avete aperto il locale un anno fa e già avete avuto un bel riscontro.
“È vero, fin dall’inizio avevamo le idee chiare su cosa e come farlo” – rispondono – “Avevamo investito tutti i risparmi di dieci anni di duro lavoro e doveva funzionare. Abbiamo puntato sulla qualità e sulla congruità dei prezzi ed i clienti hanno apprezzato”.
Fate solo pietanze italiane, nessun piatto del vostro Paese?
“Al momento il nostro menù è prevalentemente italiano, ma già oggi è possibile gustare anche del cuscus. E ci ripromettiamo di implementare l’offerta di piatti tipici anche del nostro paese”
Improvvisamente, dall’interno della cucina si sente la voce di una donna…
“È mia moglie – conferma Sumon –, è qui da circa un anno e collabora saltuariamente con me in cucina. Mi sono deciso a farla arrivare quando la situazione economica si è consolidata. Abbiamo vissuto inizialmente in un angusto monolocale in Ortigia, ma da qualche mese ci siamo trasferiti in un appartamento più spazioso alla borgata, anche perché non escludiamo che prima o poi non arrivi un figlio … ”
Sul sito di AccoglieRete si racconta come, a spingere per la creazione dell’associazione, sia stata proprio la particolare situazione determinatasi a decorrere dal 2013 a Siracusa, la provincia con il maggior numero di minori stranieri non accompagnati in arrivo via mare, dove, in assenza di strutture adatte, li si collocava in via “emergenziale” presso l’ex plesso scolastico Umberto I di Siracusa o presso altre strutture estemporanee, “spesso in promiscuità con adulti e in assenza di personale qualificato ad intervenire sui loro bisogni specifici”.
Molti scomparivano dopo la prima settimana dal loro arrivo, altri subivano trattamenti disumani o erano esposti al rischio di tratta e sfruttamento.
In questo contesto è stato fondamentale sia organizzare un team di avvocati, psicologi e mediatori culturali a garanzia del rispetto dei diritti dei minori sia creare la figura del tutore volontario che accompagnasse nel percorso di integrazione i ragazzi. Un’esperienza senza precedenti in Italia che si è proficuamente innestata nel prezioso lavoro portato avanti dalle numerose associazioni di volontariato (a cominciare dall’ARCI) e da alcuni preti di frontiera presenti nel territorio con risultati (per tutti l’ostello a favore dei lavoratori stagionali extracomunitari a Cassibile) che hanno fatto della provincia di Siracusa un modello delle buone pratiche in materia di integrazione.
“In effetti – ci dice Rita Gentile attuale Presidente dell’associazione – siamo stati i primi, nel nostro paese, a prevedere la figura di un tutore volontario da mettere a disposizione del Presidente della sezione tutele del Tribunale di Siracusa, con il quale si è riusciti a lavorare concordemente ed efficacemente garantendo ai tanti minori stranieri un presente dignitoso ed una speranza di futuro. Sumon e Sajib simbolicamente rappresentano l’esempio di un possibile processo virtuoso di integrazione, sol che li si metta in condizione di mettere a frutto la loro buona volontà e determinazione, e di esprimere le loro capacità. Diversamente, se lasciati a sé stessi, il loro destino è segnato, perché facili prede della criminalità organizzata o della loro disperazione”.

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