Traversa San Tommaso. Due giorni per bonificare la strada invasa da rifiuti di ogni genere. A spese di un privato!

Questo sarà il secondo giorno dell’immane lavoro che la ditta incaricata direttamente dall’imprenditore Salvatore Moschella, la Eco Impianti, sta facendo per bonificare la strada dalla rotatoria svincolo Capo Corso a tutta la traversa San Tommaso: pochi metri e tonnellate di rifiuti accumulatesi nel tempo… nel tempo della totale inerzia dell’amministrazione provinciale.

Di circa 6.500 euro il costo complessivo per rimuovere di tutto: amianto, legno, apparecchiature elettriche, inerti, spazzatura varia.

Ho inviato una nuova pec agli enti interessati per comunicare che farò sapere quando finiranno i lavori, con i regolari formulari richiesti per ogni tipologia di rifiuto, in maniera che possano immediatamente provvedere allo sgombero di quei materiali pericolosi che saranno coperti per metterli in sicurezza. C’è anche molto amianto, oltre a tutto il resto – commenta Moschella -. Ma se il Libero Consorzio non rimuoverà il tutto, mi vedrò costretto a presentare una formale denuncia in Procura. Ho anche fatto presente l’urgenza di avere una risposta sulla proposta fatta dalla nostra comunità di residenti (organizzata come Gruppo Ovest che comprende 70 famiglie) di comprare a nostre spese due video camere che dovrebbero, poi, essere installate a spese del Libero Consorzio, o comunque dell’ente locale che è responsabile del controllo di quella zona”.

      

Discariche, degrado, abbandono, inciviltà, lungo una strada che fiancheggia una delle più belle vallate nell’immediato entroterra della città – commenta la dottoressa Beatrice Basile, già Soprintendente ai Beni Culturali di Siracusa -. Un paesaggio suggestivo di aranceti verdissimi lungo il corso del fiume, da un lato, e, dall’altro, ampi declivi o costoni scoscesi presidiati da vecchie ville. In alcuni punti, boscaglie di olivi inselvatichiti, ora incolte e pericolose (dov’è il controllo sui fondi incolti, che pure la legge prevede, per ridurre il rischio incendi?) potrebbero diventare, magari  affidate alla vecchia cara forestale che, fino a qualche anno fa gestiva sapientemente il territorio, deliziosi boschetti ricchi d’ombre, invece che pericolosissimi inneschi di fuoco. E lungo tutta la vallata, alcune splendide aziende agricole con coltivazioni d’eccellenza. Stiamo discutendo del caso paradossale di Traversa S. Tommaso; ma tutte le strade dell’entroterra e ad immediato ridosso della città sono nella stessa situazione, comprese quelle costiere che conducono alle destinazioni più amate dai turisti.

D’accordo, una buona fetta della popolazione siracusana sarà pure lercia e incivile, queste povere strade lo dimostrano. Ma davvero l’assessore può pensare, di fronte a comportamenti del genere, di risolvere la situazione con supplichevoli appelli alla collaborazione? Quel post è insieme sconcertante e patetico; è di fatto una dichiarazione di impotenza o potrebbe essere interpretato ancora peggio, come una palese incapacità di affrontare la situazione. E sorvolo sulla quanto mai inopportuna difesa (excusatio non petita…) dello “strenuo” lavoro degli impiegati comunali … So per esperienza diretta che nelle nostre amministrazioni c’è molta  gente che lavora sodo; ma so anche che c’è una quota non indifferente di personale imboscato o male utilizzato. Dove sono i vigili urbani o la polizia ambientale? Perché non vengono sguinzagliati sul territorio, almeno per un periodo, almeno a scopo dimostrativo, per far vedere che una forma di controllo esiste? Possibile che l’unica opzione comunale siano gli appelli alla buona volontà?  Ed è possibile che a cittadini che chiedono un intervento all’unica autorità che comunque, volente o nolente, è l’unica e ultima responsabile del territorio, si risponda, com’è avvenuto, “Spiacente, è competenza dell’amministrazione provinciale”?

Non si potrebbe cercare di studiare seriamente il problema, affrontandone i diversi aspetti ?L’evasione delle imposte sui rifiuti, in primis, per reperire maggiori risorse da destinare all’operatività quotidiana; la repressione, tramite diverse forme di sorveglianza; la realizzazione di piccole isole ecologiche, ben strutturate e a basso impatto paesaggistico, a servizio degli insediamenti sparsi nelle campagne a ridosso della città, dove non c’è ritiro porta a porta, ma dove c’è necessità comunque di raccolta di rifiuti; la sensibilizzazione, promuovendo  una campagna serrata di comunicazione e di educazione ambientale, nelle scuole, con spot televisivi, manifesti, ecc.,  con risorse adeguate e con un progetto efficace e incisivo, da far redigere a qualche vero esperto di comunicazione. Per quale misteriosa ragione esistono delle regioni, in Italia, in cui le campagne somigliano a giardini (fatevi un giretto in Centro Italia!) e qui, dove natura e paesaggio sarebbero di una bellezza senza pari, non riusciamo a sconfiggere inciviltà e maleducazione? Cosa diavolo ci manca per essere uguali a quelli del Trentino? Chiediamocelo. E forse scopriremo che le responsabilità sono equamente divise fra cittadini e amministratori.

E comunque, l’esempio di Salvo Moschella ci dice che la misura è colma e che occorre agire”.

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