“Difesa Servizi SpA” intende sviluppare un’iniziativa diffusa su scala nazionale per la valorizzazione degli ex idroscali, con l’obiettivo di recuperare il patrimonio storico e realizzare una rete che consenta il collegamento aereo, mediante idrovolanti, per finalità turistiche, culturali, sportive e ricreative. Il progetto prevede l’affidamento in concessione di aree e/o infrastrutture, per le succitate finalità, ubicate presso i seguenti siti: 1. Ex Idroscalo di Desenzano del Garda (BS), 2. Ex Idroscalo di Vigna di Valle (RM), 3. Ex Idroscalo “Ivo Monti” di Cagnano Varano (FG), 4. Ex Idroscalo “Bologna” di Taranto (TA), 5. Ex Idroscalo di Marsala (TP), 6. Ex Idroscalo di Siracusa (SR)”.
Questa sopra riportata è notizia di oggi, ed è ovvio che, interessando anche la nostra città, stia costituendo oggetto di valutazione e sia soggetta ad esame per comprendere cosa frulli nella testa del Ministero della Difesa, anzi nell’ambito di “Difesa Servizi SpA” – Organismo che, per il nome che lo connota, costituisce una diramazione diretta, pur autonoma, del Ministero della Difesa –, in merito alle “relazioni” da aprire direttamente con i territori, con i Comuni in cui le aree da dismettere insistono, e via dicendo.
Certo, questo breve e sintetico comunicato stampa sembra tradire una sorta di “genericismo strategico”, se l’obiettivo indicato – come recita la nota – è quello di “consentire il collegamento aereo mediante idrovolanti per finalità turistiche, culturali, sportive e ricreative”. Anzi, se possiamo dire così, sembra affiorare anche una sorta di “paternalismo ideativo ed istituzionale”, dal momento che viene affacciato un “progetto unificante” che nasce “dall’alto” – da un ambito militare –, tenendo legati in un unico progetto con finalità comune la trasformazione dei sei siti indicati, mentre sarebbe doveroso che le Amministrazioni di tutt’e sei i Comuni, nei quali insistono queste aree da dismettere, vengano immediatamente sentite, ascoltate, dal momento che attorno a quelle aree (aree militari, ma da smilitarizzare, almeno si spera!), sicuramente da anni le rispettive Amministrazioni – insieme a partiti, forze sociali, movimenti civici, ecc. – hanno avanzato esigenze territoriali, di diversa destinazione, più confacenti e rispondenti alle necessità dello sviluppo urbano dei loro specifici territori, proprio perché, con il venir meno dell’obbligo del servizio militare, con scelte di riduzione-razionalizzazione delle “funzioni militari”, ecc., molte di queste strutture (caserme, aree militari, idroscali militari, immobili di esclusivo interesse militari, ecc.) hanno cessato ogni loro funzione militare ricoperta sino agli anni ’80, hanno visto ridurre il personale addetto e costituiscono ormai un vasto patrimonio edilizio immobiliare non utilizzato, sino al rischio di deperire. Analoga dinamica di declino di funzioni e di personale addetto – tra militari e civili – ha iniziato a riguardare da circa due decenni l’area dell’aeronautica militare di via Elorina. Sì che attorno ad essa s’è attivata una battaglia comune dell’intera città per ottenere la smilitarizzazione.
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È facile immaginare peraltro che i sei siti da dismettere abbiano collocazioni urbane, dimensioni di spazio territoriale, vicinanza o meno ai centri cittadini, ecc., diversi tra di loro – seppur nate e rese funzionali nei primi decenni del ‘900 per gli scopi militari che in quel clima s’erano resi opportuni.
Entrando nel merito dell’ampio scenario dell’area aeronautica di via Elorina – circa 45 mila mq: circa 6 campi di calcio; a circa 900 mt di distanza da Ortigia, affacciata sulla parte a sud sullo storico “Porto Grande” della città (auspicabile “Water front” della città per restituire ai cittadini la visibilità del mare) e sul percorso viario al Ginnasio romano –, esso confina nella parte finale a sud con l’area dell’ex “Spero” – essa stessa interessata ad un progetto di riqualificazione (che, ci auguriamo, non consista in stravolgimenti di cemento sulla lingua di mare del Porto Grande) -, e ancora verso Sud, lungo quell’asse viario in prosecuzione a via Elorina, si giunge all’imbocco dei due fiumi, il Ciane e l’Anapo, in un contesto che lambisce poi l’area protetta delle Saline di Siracusa: uno scenario di grande suggestione, di forte impatto ambientale che richiederebbe un progetto di radicale riqualificazione.
È opportuno allora che la città intera faccia sentire la propria voce in modo unitario affinché la destinazione e la riqualificazione dell’ex Idroscalo s’inscriva dentro un disegno di alto profilo progettuale che risponda agli interessi prevalenti di Siracusa, della sua intera comunità.

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