“È un cordone ombelicale quello che mi lega al teatro di Siracusa. Sarà perché sono nato a Villa Rosanna in via Necropoli Grotticelle? – scherza Salvatore Bitonti (per tutti Salvo), da due anni ancora una volta direttore dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino e della sua prestigiosa Pinacoteca dopo i due mandati consecutivi dal novembre 2013 al dicembre del 2019 -. Forse proprio stando seduto su quei gradoni di pietra a fianco di mia madre è cresciuta in me la passione per la drammaturgia, per il fascino della parola recitata. Un amore tenace: la mia tesi di laurea all’Università di Bologna è stata “Le rappresentazioni classiche a Siracusa dal 1914 al 1939“. Il periodo d’oro, quando nella scelta dei testi da rappresentare si era guidati dal desiderio di far conoscere le opere più sconosciute. Il vero omaggio alla cultura greca”.
Regista teatrale, drammaturgo, saggista, docente di recitazione, insegnante di Storia del cinema e del video e Cultura e pratica dello spettacolo, ha firmato oltre quaranta regie nei maggiori teatri italiani e stranieri; e proprio al Teatro Greco di Siracusa ha mosso i primi passi come allievo-assistente del regista cecoslovacco, Otomar Krejca ne “Le Supplici” di Eschilo (1982) per l’Istituto Nazionale del Dramma Antico.
“Il riuso dell’Ara di Ierone, al di là delle situazioni di contesto piuttosto complesse, mi ha fatto tornare alla mia esperienza di regista dell’”Andromaca” di Racine nel 1985. E poi ancora nel 2004 la collaborazione con Roberto Gucciardini al Teatro Greco per “Edipo Re” e nel 2005 per l’Antigone di Sofocle con Irene Papas, oltre allo spettacolo, con mia regia “Sette personaggi in cerca di Edipo” da “La morte della Pizia” di Durenmatt a Palazzo Greco (sede dell’Inda), quando era divenuto uno splendido museo”.
Poi nel 2021 l’esperienza come regista del Pilade di Pier Paolo Pasolini con gli allievi del terzo anno della scuola di teatro dell’Inda. Com’è andata?
“Una bella esperienza, benché a causa dell’emergenza covid, la rappresentazione del saggio, nel cortile sella sede della scuola di teatro della Fondazione, fu senza pubblico. Venne fatta una ripresa video. Un video che in pochissimo tempo ebbe 1600 visualizzazioni e il risultato fu così favorevole che l’allora sovrintendente dell’Inda Antonio Calbi accettò la proposta che io realizzassi un saggio su un’opera eccezionale della letteratura latina, che però non svelo perché è un mio progetto che, appena possibile, realizzerò”.
Quindi non se ne fece niente! È stato quello il periodo in cui Antonio Calbi venne escluso dalla terna per il rinnovo della carica nonostante gli ottimi risultati della sua guida, tra l’altro in piena pandemia? Un’esclusione che sollevò tantissime polemiche e nessuna risposta. Per questo non si realizzò la sua proposta?
“ Non saprei. Tutto è possibile. Erano già state assegnate le date per le prove e le repliche ma tutto venne cancellato inspiegabilmente senza che ne fossi neanche informato”.
con Marina Abramovic
Con Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo
Da non credere! Ricordo che allora alcuni esponenti del Partito Democratico cercarono inutilmente di conoscere le ragioni dell’esclusione di Calbi: aveva diretto e coordinato male l’attività di produzione artistica? C’era disaccordo sui programmi delle attività basate sugli indirizzi artistici e culturali proposti dal consigliere delegato, la dottoressa Valensise? Domande forse retoriche: Antonio Calbi aveva forse preso posizioni troppo rigorose su alcune scelte della Fondazione.
“Ho letto l’intervento di Calbi. E spesso mi sono trovato d’accordo con lui. Credo ci debba essere un ripensamento dello Statuto della Fondazione per quanto riguarda la governance. Come anche voi avete scritto, bisogna stabilire una netta distinzione tra il ruolo del Sovrintendente a cui vanno demandate le scelte artistiche e culturali e quello del Cda che si deve occuparsi di aspetti amministrativi e di bilancio, certamente anche della sostenibilità finanziaria degli obiettivi che si vorrebbero perseguire. Tale commistione di ruoli non è riscontrabile in nessuna istituzione culturale. Genera contraddizioni e contrapposizioni sconcertanti”.
Anche per il ruolo del sindaco come presidente?
“No, non lo credo. Soprattutto se la città è tra i fondatori dell’ente. Così alla scala di Milano, al Teatro Regio di Torino. Anzi, è la città in questi casi a dare cospicui finanziamenti. Ma al di là di questi aspetti io credo che l’Inda debba soprattutto tornare alla sua funzione culturale precipua dalla quale ha ‘tralignato’ per dirla con Dante: quella di valorizzare e far conoscere quel patrimonio immateriale di eccezionale valore che possiede, le realizzazione sceniche annuali della drammaturgia greca e latina, per il quale chiederei senz’altro il riconoscimento Unesco. Occorrerebbe proporre come si faceva negli anni 60-70 i testi meno noti, quelli da riscoprire, i meno rappresentati. Le rivisitazioni contemporanee vanno benissimo ma nel rispetto dei principi culturali e scientifici della Fondazione. A suo tempo Gassman propose di mettere insieme tutti i testi collegati al ciclo tebano in una composizione originale: un’operazione intelligente, ma non si fece. Era la Tebaide che univa tutte le tragedie antiche ambientate nella città di Tebe. Un forte progetto culturale. Occorre che l’Inda abbandoni spettacoli che nulla hanno a che fare con la prima, e a mio avviso unica, finalità, ai principi statutari. Le dico qualcosa che probabilmente stupirà lei e i lettori del suo giornale: sono da bandire non solo spettacoli di vario genere ma una preferenza a registi d’opera lirica, che tranne alcuni eccezioni, fondano il loro lavoro più sulla spettacolarizzazione dell’evento scenico che sull’amore, sulla ricerca sulla parola antica. Il teatro greco è fondamentalmente parola. E ancora, superare un certo provincialismo che a volte incombe Aprirsi al mondo all’internazionalizzazione, entrare in quei circuiti europei da cui queste produzioni sono fuori”.
Un obiettivo costante nell’azione del professore Bitonti “l’apertura al mondo”, lo sguardo oltre qualsiasi confine. Basta vedere quali sono le più recenti iniziative quale Direttore dell’Accademia Albertina:
“Nella prima settimana di ottobre in Montenegro si svolgerà la seconda edizione dell’IPAF, il Festival Internazionale della Performance che ho creato con la Facoltà di Belle Arti di Cetinje e alcuni docenti della mia Istituzione. Saranno presenti lavori provenienti da Accademie europee ed extra europee. Il 22 ottobre invece a New York porteremo una mostra dal titolo “Disegnare la città” con opere della nostra collezione di stampe di progettazione architettonica su Torino tra eclettismo e liberty e poi con lavori di studenti che invece penseranno la città del futuro. Coordino inoltre la partecipazione di dodici Accademie di Belle Arti italiane e quattro ISIA, Istituti Superiori Industrie Artistiche, al Padiglione Italia dell’Expo, Osaka 2025. E stiamo progettando una collaborazione con il famoso MAI, Marina Abramovic Institute, che ha sede in Grecia. Ma il nostro focus maggiore sarà l’organizzazione a seguito aggiudicazione dell’Albertina di fondi PNRR dedicati all’internazionalizzazione, di un grande festival WORLD ART EDUCATION EXPO, TURIN 2026, dedicate a tutte le forme di espressioni di ricerca delle arti visive, progettuali e performative del contemporaneo”.

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