Un professore universitario amava dire che la statistica è come il bikini (il succinto costume da bagno femminile) perché fa vedere molto ma copre l’essenziale. La definizione calza a pennello a proposito dei dati sfornati a getto continuo dal presidente di Noi Albergatori, Giuseppe Rosano, il quale, per dirla con Sciascia, scrisse e si contraddisse. I suoi numeri affermano una cosa e il suo contrario e sono talmente minuziosi da far perdere di vista l’essenziale.
Ridotta all’osso, la tesi di Rosano (che è la stessa di Francesco Italia e di Fabio Granata con in quali sembra muoversi all’unisono) è questa: il calo nel mese di luglio delle presenze turistiche a Siracusa dipende, sempreché si verifichi, da due fattori: il primo riguarda la mancata destinazione del Teatro greco per spettacoli pop. Rosano dovrebbe ricordare che tale divieto è frutto della decisione dell’Assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Scarpinato, per tutelare l’integrità del monumento le cui condizoni di salute vanno seriamente verificate. A tal fine, va ricordato che esperti di tre università e alcune ditte specializzate nel restauro della pietra stanno passando al setaccio ogni centimetro della cavea e dintorni per fare una diagnosi precisa e proporre una strategia di inteventi per salvaguardarne l’integrità.
Ma per il trio Italia, Granata, Rosano si tratta di pretesti per impedire alle star della musica pop di esibirsi nell’aristocratico scenario del Teatro greco e “costringerli” a cantare nella plebea Ara di Ierone, dove, lo ricordo ai tanti smemorati, il grande Béjart presentò l’indimenticabile balletto classico Mediterraneo.
Per il presidente Rosano aver allestito l’Ara di Ierone è stato un spreco, ma tace sullo spreco di tener imballato per due mesi e mezzo il teatro per accontentare il ministro Lollobrigida, che invece di far ammirare agli illustri ospiti del G7 la cavea come ce l’hanno lasciata i greci, gli fa vedere lo spettacolo ma non il teatro, perché coperto di legno.
Quanto al secondo, e non meno importante fattore che può influire sull’eventuale calo dei turisti nel mese di luglio, non pensa Rosano che possa dipendere dalle condizioni igieniche in cui versa la nostra città, dagli accumuli di immondizia, dai cassonetti sventrati, dagli insufficienti, se non inesistenti, servizi di tutela del decoro del centro storico, dal degrado di Ortigia, dalla mancanza di parcheggi? O dalla mancata valorizzazione delle ditte che espletano i servizi aggiuntivi?
Sull’asserito calo di visitatori al Parco archeologico, e in particolare al Paolo Orsi, è bene parlare chiaro. Per cause che ci riserviamo di approfondire assieme ad alcuni esperti, i cosiddetti servizi aggiuntivi di quasi tutti i beni culturali della nostra città sono gestiti dalle stesse società private in regime di monopolio. E’ possibile che, a differenza di quanto avveniva in passato, il direttore generale del dipartimento dei Beni culturali siciliani, Mario La Rocca, e l’attuale direttore del Parco archeologico, Carmelo Bennardo, non siano disponibili a lasciar fare e a chiudere gli occhi. Al contrario, sono fermamente intenzionati a verificare che le ditte preposte alla gestione dei servi aggiuntivi rispettino rigorosamente gli obblighi contrattuali e effettuino i pagamenti dovuti.
Forse la decisione della Regione di porre fine alla proroga (che dura dal 2020) e di predisporre il bando di gara turba equilibri (non solo imprenditoriali), ma di fronte a certe polemiche, non del tutto disinteressate, di alcuni ambienti ben individuati, o si sta dalla parte della legalità o si sta da un’altra parte.
Per questo incoraggiamo (uso il plurale perché siamo in tanti) e sosteniamo la determinazione del direttore Mario La Rocca e di Carmelo Bennardo del Parco archeologico di far rispettare le regole e di portare a conclusione prima possibile l’indagine sullo stato di salute del teatro.
All’amico Rosano ripeto infine la stessa domanda di qualche giono fa: la copertura lignea del Teatro greco scoraggia o incoraggia i visitatori?

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