L’ultimo comunicato dell’Inda (il 16 u.s.) sulla stagione teatrale appena conclusasi porta con sé un’interessante notizia: la richiesta di Francesco Italia – nel suo doppio ruolo di sindaco di Siracusa, attento alle economie cittadine, e di presidente della Fondazione Inda – che ha avuto eco nell’appello, seguito a tamburo battente, del Presidente di Noi Albergatori Giuseppe Rosano – se la cavea del teatro greco deve restare coperta fino a settembre per il G7 Agricoltura, facciamoci altri spettacoli – ha avuto un primo successo. Non sarà solo una la replica dello spettacolo di Giuliano Peparini il 27 settembre: ne è prevista infatti anche una seconda, il 28, il giorno dopo, immaginiamo grazie alla disponibilità del Presidente dell’Inda nei confronti del sindaco di Siracusa… Che senso avrebbe infatti perdere l’occasione di raddoppiare (o anche triplicare) gli incassi per la Fondazione, la compagnia teatrale e tutto il mondo che vi gira intorno?
E potrebbe anche essere tutto condivisibile se gli spettacoli non fossero intimamente innestati nella complessa questione della fruizione del teatro greco.
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E qui entrano in ballo le responsabilità proprio dell’assessorato regionale ai beni culturali. Quando a fine 2023 l’assessore Francesco Scarpinato decise che, per tutelare il teatro greco dopo le segnalazioni degli esperti sui rischi alla sua integrità, non sarebbe stato più possibile organizzarvi spettacoli musicali pop e che si sarebbe smontata l’impalcatura subito dopo il termine del ciclo delle rappresentazioni classiche, si evidenziò che già per l’estate di quell’anno si sarebbe dovuto adottare tale provvedimento, azione impedita però dall’ormai avviata campagna di promozione degli spettacoli estivi con conseguente vendita dei biglietti. Quindi si era già in ritardo per correre ai ripari.
Com’è noto, così, l’alternativa al teatro, sempre all’interno del Parco della Neapolis, è stata quella di allestire per il 2024 presso l’Ara di Ierone un apposito spazio, per quattromila posti, ormai in fase di ultimazione.
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Ma allora, dopo la decisione (responsabilmente) presa due anni fa, come potrebbe ora l’assessore Scarpinato smentire se stesso tenendo coperta la cavea fino a fine settembre? Come ignorare il possibile danno erariale per i 180mila euro, solo per la struttura, spesi senza aver raggiunto lo scopo prefisso: restituire la cavea a visitatori e studiosi?
Eppure … eppure si dà ormai per certa questa follia, possibile solo in una terra bizantina come la nostra.
E, in più, sapere come siano andate veramente le cose appare un’impresa, sebbene la netta impressione sia che nulla sia stato fatto seguendo il corretto iter istituzionale, circostanza che ha molti precedenti illustri tra cui, solo per fare un esempio eclatante, il caos per il prestito del Caravaggio.
Chi ha voluto tutto questo? Nel suo ultimo comunicato, il 16 u.s., il sindaco-presidente Inda ha affermato che “Il successo riscosso da Horai – Le Quattro stagioni del regista Giuliano Peparini ha indotto l’INDA a riproporre due repliche al Teatro Greco il 27 e il 28 settembre prossimo, in concomitanza con il G7 Agricoltura che si svolgerà a Siracusa”.
Ma lo stesso Francesco Italia, in un’intervista a Siracusa News, il 28 giugno scorso, aveva dichiarato: “Il teatro resterà montato per volontà del ministro Lollobrigida che ha chiesto che agli ospiti e a tutti, soprattutto alla popolazione giovanile sia offerta la possibilità di uno spettacolo”.
Quindi? “Una storia complicata – commenta Salvo Baio – che ha bisogno però di una premessa. La convenzione tra la Fondazione Inda e la direzione del Parco archeologico prevede che, entro il 10 agosto, il Teatro greco, dato in concessione all’Inda, sia smontato e che quindi rientri nella piena disponibilità del Parco e soprattutto dei visitatori che in tutti questi mesi non hanno potuto vedere il teatro come ce l’hanno lasciato i Greci perché coperto da impalcature di legno. Quindi, per tenere ‘occultata’ la cavea, è necessaria una motivata proroga della convenzione di cui non si ha notizia.
E veniamo alla richiesta del ministro Lollobrigida o del suo gabinetto per “prenotare” per il 27 settembre il teatro: a chi è stata inviata?
Credo che la richiesta, tra il 18 e il 20 giugno, sia stata indirizzata direttamente alla Fondazione Inda la quale si è subito attivata – sentendo odore ministeriale, possibilità di qualche foto opportunity – per spalancare le “porte” del teatro al signor ministro. Tutto questo, a quanto risulta, all’insaputa del direttore del Parco Archeologico e ancor prima dell’assessore regionale ai Beni culturali cui, correttamente, avrebbe dovuto essere indirizzata in primis la richiesta d’uso del teatro. A questo proposito ricordo l’articolo de La Sicilia del 6 luglio dal titolo “Nessuna richiesta per il Teatro durante il G7”, in cui si riporta la seguente dichiarazione come proveniente dalla commissione Anfiteatro Sicilia: “Ad oggi non si possono realizzare eventi al Teatro greco. Al momento non c’è alcuna richiesta“. Nemmeno dal governo.
È verosimile che l’Inda, destinataria delle richieste del ministro, si sia rivolta successivamente all’assessore ai Beni culturali e alla direzione del Parco archeologico (sorvoliamo sulle macroscopiche sgrammaticature procedurali e sugli sgarbi istituzionali) per la necessaria autorizzazione a disporre del teatro durante il G7. Ma deve essere chiaro che se l’assessore autorizzerà l’uso del teatro per il 27 e 28 settembre, tenendolo imballato per altri due mesi e negandolo ai visitatori, si assumerà una grande responsabilità e dovrà spiegare perché lo spettacolo per gli illustri ospiti del G7 non si può tenere all’Ara di Ierone che proprio lui ha fatto allestire per tutelare l’integrità del teatro. Una brutta storia”.
In tutta questa confusa vicenda, ciò che rileviamo, ancora una volta, è la superficialità con cui si interpretano le procedure amministrative; la facilità con cui, anche evidentemente avvalendosi di interlocuzioni dirette tutte da conoscere, si scavalcano ruoli e competenze (l’iter corretto al più avrebbe dovuto essere: Ministro – Assessorato (in quanto proprietario del bene) – Direzione del Parco (che ne ha la gestione diretta) e infine, solo infine, l’Inda che fruisce di una mera concessione a tempo e dalle precise finalità; la supponenza di chi pensa di dettare dall’alto (dal governo) regole e modalità d’azione fino ad indicare nello specifico il programma più gradito alle ‘autorità’; la remissività di chi ubbidisce (per appartenenza politica e/o per altro?).

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