Riconsegnare alla città, sotto nuova veste, la negletta area archeologica compresa fra Via Basento e Piazza Adda, ex mulini spagnoli, è il nuovo ambizioso obiettivo del Direttore del Parco Archeologico di Siracusa Carmelo Bennardo nell’ambito di una diversa strategia di valorizzazione dell’immenso patrimonio naturalistico e archeologico del territorio. Il progetto ripreso, e appena avviato con importanti lavori di diserbo, è quello presentato per la manifestazione di interesse alla sponsorizzazione tecnica un anno fa dal suo predecessore Antonello Mamo: valorizzare e riaprire al pubblico il sito, estensione meridionale dell’antico quartiere della Neapolis, immediatamente a sud dell’Ara di lerone e dell’Anfiteatro, e insieme avviare nuove indagini archeologiche perché esplorato in passato solo in minima parte sebbene, a testimoniarne l’importanza, ci siano rinvenimenti archeologici che ne dimostrano una frequentazione fino al VII sec. d.C. .
Scavi condotti fra gli anni ’60 e ’90 del secolo scorso, sui quali inspiegabilmente poco è stato pubblicato, hanno comunque dimostrato come questo sito rappresentasse uno snodo fondamentale nella topografia della città greca. Si è ipotizzata infatti l’esistenza di una delle agorai della città, su cui confluivano le strade con orientamento NO/SE, provenienti da sud e dirette al teatro e all’anfiteatro. Gli scavi hanno messo in luce monumenti relativi alla sistemazione di età ieroniana (III sec. a.C.), fra cui la Stoà, un Foro triangolare con portici, un Tempietto, ma anche monumenti di epoca successiva. Fra i monumenti di età ellenistica, particolare rilevo ha un edificio a pianta circolare, del diametro di circa 12 metri, di cui si conserva il basamento in blocchi di calcare e la cui destinazione è ancora da definire.
Prima tappa nell’iter progettuale la rimozione della vegetazione spontanea, rigogliosa per la presenza di falde acquifere causa dei continui allegamenti dell’intera zona. Un intervento di manutenzione – che di straordinario ha solo il fatto che negli anni precedenti non veniva programmato! (vedi nota) – reso urgente non solo dal rischio incendi (in questo caso in pieno centro abitato), fenomeno ormai endemico ed esteso a tutta la Sicilia a fronte del quale le Istituzioni appaiono rassegnate e inermi, non in grado di elaborare alcuna efficace strategia di controllo del territorio, ma anche dalla necessità di avviare una serie di indagini propedeutiche alla progettazione degli interventi da realizzare. Molti gli studi previsti: il rilievo topografico dell’area con drone e rilievi di dettaglio; indagini geognostiche, geoelettriche, idrogeologiche; la progettazione della rete superficiale di drenaggio e bonifica dell’area dalle acque.
Solo risolvendo il problema del drenaggio delle acque sarà possibile infatti trasformare il luogo in un parco aperto alla libera fruizione della cittadinanza realizzando, come nelle intenzioni del direttore Bennardo, semplici percorsi con aree di sosta tra le emergenze archeologiche già individuate e insieme ripartire con una campagna di scavi per individuare eventuali altre tracce storiche sicuramente presenti sotto una coltre, che si immagina molto spessa, di terreno di risulta, paludoso al punto di rendere difficoltoso oggi il lavoro dell’escavatore, recentemente inclinatosi proprio per il cedimento del terreno sotto il peso.
I lavori proseguono sotto l’attenta vigilanza del personale del Parco e sulla scorta di indicazioni precise tali da prevenire eventuali danni a reperti non visibili. Il traguardo sarà di rendere finalmente percepibile la continuità del Parco della Neapolis, dal Temenite al ginnasio romano nell’attesa di nuovi auspicabili rinvenimenti.
https://www.lacivettapress.it/2024/07/01/28274/
P.S. del 14/7: ringrazio chi ha segnalato che il progetto di cui trattasi è molto risalente nel tempo e che anche negli anni passati la manutenzione del verde è stata sempre regolarmente programmata

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