Marina di Siracusa (Porto Spero). Valutazioni negative da Soprintendenza e MASE. Documentazione anche carente

Un’osservazione ci sembra oggettiva, addirittura apodittica per la sua ovvietà (se però non fossimo nella terra di Pirandello): in nessun modo l’ing. Antonio Lutri, neo nominato Soprintendente per i Beni Culturali e Ambientali di Siracusa, potrà sovvertire l’ultima valutazione espressa dal suo stesso Ufficio in relazione al progetto del porto Marina di Siracusa (Porto Spero) attualmente sottoposto a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale presso il Ministero per l’Ambiente.

Ancora una volta, il 10 giugno scorso, la Soprintendente ad interim Irene Donatella Aprile, con il supporto delle relazioni dei funzionari responsabili delle sezioni archeologica e paesaggistica, non ha potuto che richiedere la modifica del progetto presentato dalla società ribadendo, per l’ennesima volta, norme e principi che sin dal 2012, anno in cui è stato adottato il Piano Paesaggistico di Siracusa, hanno costituito la cartina di tornasole per un’infrastruttura che, per essere considerata legittima, avrebbe dovuto semplicemente seguire le prescrizioni indicate dal massimo ente di tutela del nostro patrimonio culturale. Sostanziale fonte normativa, ineludibile, la dichiarazione di notevole interesse pubblico del bacino del Porto Grande e altre aree siracusane (D.A del 30-9-1988) frutto della necessità di tutelare un paesaggio storicizzato unico al mondo e insieme il paesaggio archeologico identitario di Siracusa. Un museo all’aperto.

È il vincolo paesaggistico (ai sensi della legge 1497/39) a non consentire modifiche sostanziali allo skyline del Porto, al suo aspetto identitario: un contesto unico di incomparabile bellezza naturale, tanto da essere fonte di ispirazione di artisti e poeti; coronato da monumenti di eccezionale valore storico-artistico e archeologico, già tutelati con appositi decreti di vincolo archeologico diretto.

Ed è proprio il Porto Grande ad essere elemento aggregante dell’insieme di questi luoghi e monumenti perché qui ciascuno di essi è reciprocamente punto di osservazione e scenario del punto opposto per cui la percepibilità da ciascun punto di osservazione è essenziale per il mantenimento del rapporto di interdipendenza visiva a garanzia di uno dei principali connotati di riconoscibilità della topografia storica della città.

È un concetto semplice, chiaro a tutti. Si sa da sempre che interessarsi al Porto Grande di Siracusa vuol dire quindi ‘entrare in punta di piedi’, con attenzione, come in un negozio di porcellane.

Considerata pertanto la necessità di dotare il porto di Siracusa di una struttura che dovrà accogliere il flusso turistico derivante dall’attracco dei natanti e i servizi a esso connessi – scrivono Aprile e Ministeri – la sua progettazione dovrà adottare soluzioni tali “da non prevedere alcun tipo di costruzione nell’area vincolata e nello stesso tempo tali da non frammentare la percezione unitaria del paesaggio. Le opere consentite devono avere una contenuta incidenza visuale e un più ridotto impatto sull’ambiente; fornace e ciminiera dovranno essere sottoposte ad interventi di restauro conservativo.

Ma è accaduto che la cordata di imprenditori intenzionata a realizzare il Marina di Siracusa, piuttosto che continuare sulla strada intrapresa nel 2014, con una proposta meno invasiva, e senza le opere a mare, ha ripresentato un progetto insostenibile che inevitabilmente, ricade sotto la scure della Soprintendenza che non può in nessun caso venir meno, derogare ai propri principi fondanti pur se nella piena consapevolezza di quali possano essere, a Siracusa, le ricadute di una scelta ‘istituzionale’, dovuta. Ricorsi, richieste di risarcimenti milionari, accuse di vario genere.

Tuttavia è, e resta inassentibile il molo lungo 520 metri che si estende fino al centro dello specchio acqueo divenendo così l’elemento visivo predominante; costituisce un detrattore l’edificio di circa 350 mq e alto oltre 7 mt adibito a ristorante all’estremità dello stesso molo; la colmata, anche se non più isola, altera in maniera irreversibile la linea della costa; le costruzioni destinate ad accogliere servizi e uffici cozzano con il livello di tutela 3 che vieta nuove edificazioni e chiede invece il rispetto dei volumi preesistenti; la grande piscina a ridosso del mare, prima eliminata e ora riproposta, non è funzionale all’attività da diporto, ovviamente!

Ma i rilievi non si fermano a questo perché il progetto risulta carente sotto diversi profili: mancano le tavole di progetto relative alla viabilità esterna al momento inesistente ma che sarebbe necessaria per l’accesso al porto; non sono indicate le opere di urbanizzazione primarie esterne all’area; e oltre ad altro, è privo proprio della verifica di assoggettabilità a verifica preventiva dell’interesse archeologico e pertanto della valutazione dell’impatto dell’opera sul patrimonio archeologico tutelato, compreso quello ricadente nel perimetro del Parco Archeologico di Siracusa, e su quello ancora non conosciuto.

 Non è però solo la Soprintendenza a chiedere modifiche e integrazioni. Anche il MASE (Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica), competente al rilascio della Valutazione di Impatto ambientale, indispensabile per un’opera come questa, il 29 febbraio scorso ha giudicato carente la documentazione inoltrata dalla società SPERO soprattutto nel dimostrare che la scelta operata sia stata quella di minore impatto su tutte le componenti ambientali, inclusi gli impatti sulle aree protette (in particolare sui siti della rete Sito Natura 2000: il sito ZSC/ZPS “Saline di Siracusa e Fiume Ciane” e il sito ZSC “Capo Murro di Porco, Penisola della Maddalena e grotta Pellegrino”).

E ancora occorrono integrazioni relative all’individuazione delle aree di cantiere, prefabbricazione e stoccaggio come alle opere da fare, ai mezzi marittimi per il trasporto e la posa in opera che verranno usati, alla quantità e al conferimento del materiale proveniente dai dragaggi nonché alle percorrenze (numero e durata) e ai possibili effetti su ricettori sensibili lungo il trasporto, nonché al possibile intralcio sulla viabilità corrente; a tutta la pianificazione dell’area; ai dati sull’assetto idrogeologico dell’area classificata come di elevata pericolosità; alla salvaguardia della biodiversità; ai piani di mitigazione e piani di gestione per esempio delle emissioni di gas serra associate al progetto.

Quasi a 360° quindi lo spettro delle richieste per i documenti mancanti ma ritenuti indispensabili dal MASE. “Sotto questi profili, in particolare credo sia necessario porre attenzione a un fattore fondamentale quando si interviene sul nostro Porto – raccomanda l’ing. Antonino Di Guardo -, quello del regime delle correnti. A una prima analisi l’elaborato “Studio sulla qualità delle acque” allegato alla rielaborazione del progetto definitivo riportano dati tecnici non chiarissimi. Occorrerebbe approfondire ma è intanto interessante notare che lo studio sulle correnti non riguarda l’intera rada del porto bensì è limitato all’intorno delle opere progettate per il Marina di Siracusa. Questa parzializzazione dello studio, a mio giudizio, non consente di valutare correttamente sia gli effetti sul delicato e complesso equilibrio idrogeologico della rada delle opere già realizzate sia quelli che la nuova infrastruttura potrebbe determinare. Ma è certo che sono in atto variazioni sull’arco di costa alle quali probabilmente non sono estranei i lavori già eseguiti”.

La commissione ministeriale evidenzia inoltre che, sulla base dei dati e delle informazioni fornite “non sia possibile escludere oltre ogni ragionevole dubbio che il progetto abbia implicazioni negative significative sui due siti della rete Natura 2000 e che, benché non si sovrapponga geograficamente ai due siti suddetti e benché il secondo sia a una distanza di circa 2,9 km, il progetto possa determinare implicazioni negative significative, sia in fase di costruzione e soprattutto in fase di esercizio, anche per effetto del supponibile aumento della frequentazione di imbarcazioni e natanti nella Zona di Influenza del progetto, in conseguenza dell’inserimento dell’opera”. Tra gli effetti da assolutamente evitare “la perdita di zone di alimentazione e la riduzione dell’home range per tutte le specie, in particolare l’avifauna del primo sito della rete Natura 2000 (CPS-ZSC “Saline di Siracusa e Fiume Ciane” – ITA090006) e l’ittiofauna del secondo sito (ZSC “Capo Murro di Porco, Penisola della Maddalena e grotta Pellegrino” – ITA09008), oltre che l’aumento delle emissioni di inquinanti, che possono avere ripercussioni su una lunga distanza”.

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