Teatro greco imballato fino a settembre. Lo vuole il ministro Lollobrigida. E l’Inda! “Che tornino gli spettacoli! È solo pietra”

È il sindaco Francesco Italia, il 28 giugno scorso, in un’intervista a Siracusa News, a dare la conferma di una notizia fino a quel momento solo trapelata: la cavea del Teatro Greco della Neapolis resterà ‘imballata’ nella sua soffocante gabbia di legno fino a fine settembre.

Dopo il prolungamento della stagione teatrale, dal 10 maggio al 29 giugno, per i due spettacoli – Horai. Le quattro stagioni di Giuliano Peparini il 5 e 6 luglio e Roberto Bolle and Friends il 14 luglio -, non sappiamo se regolarmente autorizzati per tempo dall’Assessorato regionale, il teatro resterà così com’è in attesa del G7 Agricoltura: tre giorni di ‘eventi ufficiali’ con ministri e rappresentanti istituzionali in arrivo da diverse parti del mondo all’interno di “una Expo” che durerà dal 21 al 29 settembre 2024.

Il teatro resterà montato per volontà del ministro che ha chiesto che agli ospiti e a tutti, soprattutto alla popolazione giovanile (!) sia offerta la possibilità di uno spettacolo”. Così il sindaco ha ufficializzato la volontà del Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida, protagonista di quella gaffe imperdonabile sulla siccità il 10 maggio scorso nel corso di un question time in senato – “Per fortuna quest’anno la siccità ha colpito alcune zone del Sud e la Sicilia in particolare. E per fortuna molto meno le zone dalle quali lei proviene ma che producono un valore del vino eccezionalmente rilevante” –.

Gaffe che fa inevitabilmente dubitare sull’affidabilità delle parole poi dette il 29 maggio in Sicilia nell’annunziare il G7: La Sicilia è una regione straordinariamente ricca di potenzialità. Abbiamo scelto proprio questa terra, e in particolare l’Isola di Ortigia a Siracusa, per presentare al G7 dell’Agricoltura, ai grandi del mondo, ma anche alle nazioni più deboli dell’Africa, il sistema agroalimentare italiano”.

Nella ‘patria’ della sovranità alimentare (!) e dell’autonomia differenziata, nella Regione che continua a rivendicare la propria storica autonomia, che vanta la gestione ‘diretta’ dei propri beni culturali, non c’è quindi nessuna autorevole istituzione che abbia la ‘forza’ di difendere un monumento unico.

Anzi, nel ‘mondo al contrario’ che piace ai vannacciani, si aggiungono le parole beffarde del nostro primo cittadino che cerca la telecamera in studio, che vuole essere inquadrato mentre chiede se non sia possibile “immaginare qualche bell’evento last minute visto che abbiamo perso 50-60 mila spettatori e il gotha della musica si è spostato a Catania, complimenti al collega!; se possiamo recuperare in calcio d’angolo con spettacoli d’altissimo valore”.

E lo dice forte dell’altro suo ruolo di Presidente dell’Inda – e se “il ministro ha chiesto” vogliamo sapere a chi ha chiesto e da chi è stato assecondato -, del sostegno della deputazione nazionale e regionale ‘soprattutto di destra”: Cannata, Auteri, Carta, Gennuso. Una chiamata alle armi con appello nominale: tutti “d’accordissimo” con lui, con la sua battaglia in solitario, lui solo in trincea a difendere “gli spettacoli (comu jè ghiè) al Teatro greco”.

Perché eventualmente la struttura dell’Ara di Ierone voluta ‘a risarcimento’ sempre dalla Direzione generale di Palermo non potrebbe mai essere all’altezza dell’evento, degli illustri ospiti: “I cittadini la vedranno e poi diranno che ne pensano” celia il sindaco. E lo condividiamo, perché finito quest’anno speriamo che non venga mai più riproposta, ma sicuramente, per il G7, potrebbe ancora essere un’alternativa più che possibile necessaria per salvare il teatro.

E così cade un masso sul cuore, una profonda tristezza, quando si sente il primo cittadino della “più grande città greca e la più bella di tutte” affermare che si tratta “solo di pietra e la pietra subisce l’erosione che nasce dall’acqua che cadendo dall’alto erode, e non ha nulla a che fare con decibel attrezzamento teatro ecc”, che quindi non è vero che l’impalcatura soffoca la pietra, che non la fa respirare, che danneggia gli organismi viventi che la coprono e proteggono.

Questo – è Francesco Italia a garantirlo – è scritto nella relazione frutto dei lunghi e complessi studi sulle condizioni del teatro. E allora vogliamo conoscerli anche noi cittadini, noi tutti che siamo gli unici veri proprietari dei nostri Beni Culturali, i risultati di questi studi, per chiedere poi la revisione di tutte le norme che tutelano il Teatro greco, e lo assegnano alla libera fruizione anche visiva di chiunque, così da poter rispondere a tono ai tanti sciocchi visitatori, imbecilli, che, arrivati anche da molto lontano, hanno scritto lettere di protesta (nonché fatto formale richiesta di rimborso per il costo pieno del biglietto d’ingresso a un Parco Archeologico privato della sua maggiore attrazione) per non aver potuto soddisfare la propria insulsa pretesa di cultura.

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