Le tre donne d’Italia: Giorgia, Elly, Marina

Sono Giorgia Meloni: la sinistra usa toni da guerra civile. Sono Elly Schlein: stiamo arrivando. Sono Marina Berlusconi: sui diritti civili mi sento più vicina alla sinistra.

Il Corriere della Sera, non so quanto casualmente, ha dedicato mercoledì scorso un’intera pagina a ciascuna delle due leader della politica italiana, Elly Schlein e Giorgia Meloni, e un’intervista extralarge di Daniele Manca, firma prestigiosa del Corriere, a Marina Berlusconi. Tre donne importanti sotto i riflettori di un grande giornale nello stesso giorno.

Dall’intervista che le fa la brava Maria Teresa Meli, Elly Schlein appare pimpante, sicura di sé, fa una battuta dopo l’altra. “Stiamo proprio arrivando” manda a dire a Giorgia Meloni, facendo intuire che la data d’arrivo della lunga marcia sarà il 2027 (le elezioni politiche) e il luogo Palazzo Chigi.

Un’altra donna al governo del Paese? Potrebbe essere questo il leitmotiv della politica italiana nei prossimi anni. La Schlein è perfino irridente con Ignazio La Russa (“non ha il senso delle istituzioni”) e con FdI ai quali, con riferimento all’Autonomia differenziata, consiglia di chiamarsi “Brandelli d’Italia o Fratelli di mezza Italia”.

Nella pagina dedicata alla Meloni, la giornalista Adriana Logroscino inizia l’articolo così: “Sinistra di ogni colore”, “feroce”, “scatenata”, “violenta”, “irresponsabile”, che usa “toni da guerra civile perché è nervosa, non ha argomenti nel merito” e ha l’unico obiettivo di “difendere lo status quo”. Sono parole contenute nel video diffuso dalla presidente del Consiglio che la giovane giornalista del Corriere ha messo efficacemente in fila. Parole rabbiose, livorose, tanto che un politico misurato come Carlo Calenda accusa Giorgia Meloni di essere “lei ad acuire il clima di guerra civile che imputa alla sinistra”.

Nella ricerca dei padri delle due riforme, l’Autonomia differenziata e il cosiddetto Premierato, Giorgia Meloni ha scoperto che la paternità è rispettivamente del Governo Amato e di Achille Occhetto e ritenendoli buoni padri di riforme si è sentita, a modo suo, legittimata.

Ma più che ai presunti padri di sinistra delle riforme, Giorgia Meloni dovrebbe prestare attenzione alle cose dette da Marina Berlusconi: “Se parliamo di aborto, di fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere”. Possiamo immaginare il sussulto della ministra Roccella.

Il titolo dell’intervista è questo: “Mi allarma l’ondata degli estremismi di destra. L’Europa deve riflettere”. Altro sussulto a Palazzo Chigi. Non è proprio musica per le orecchie di Giorgia Meloni.

E’ possibile che, con l’intervista al Corriere, Marina Berlusconi abbia voluto mandare, in un momento convulso come questo, messaggi chiari ai naviganti, se non a far balenare, come qualcuno sussurra, la possibilità di una discesa in campo. Il Premierato, cioè l’elezione diretta del presidente del Consiglio, (se sarà approvato) potrebbe spingerla a pronunciare la “storica” frase del padre: “L’Italia è il Paese che amo”.

Un tempo si diceva che i mutamenti politici venivano anticipati dal Corriere. Credo che non sia più così, anche se certi indizi a volte sembrano l’anticamera della prova.

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