Dal “regno del possibile” all’azione istituzionale e politica

Va senz’altro apprezzato l’impegno del prof. Luigi Alini, docente della Facoltà di Architettura di Siracusa, per il prezioso confronto scientifico-politico offerto alla città intera, martedì pomeriggio, in collaborazione con l’Ance, Confindustria ed altre Istituzioni, incentrato sul tema: “Il regno del possibile. Rigenerazione urbana e sviluppo sostenibile”. Già il titolo mostra davvero come la “messa in forma” di un legame – direi organico! – tra “specialismi urbanistici” e “decisore politico-istituzionale” costituisca da tempo per Siracusa – per ogni città! – l’obiettivo ineludibile per dar vita ad una chiara “logica sistemica” che assicuri uno sviluppo sostenibile del governo del territorio. I radicali cambiamenti climatici – scarsità di piogge o turbolenze impreviste, erosioni del suolo, aumenti delle temperature, prosciugamento di invasi, ecc. – non sono di là da venire. Costituiscono già oggi il punto di non ritorno di radicali mutazioni irreversibili che impongono scelte di rigenerazione urbana e una riconfigurazione delle “forme dell’abitare”, implicando una simultanea attenzione alle “forme del costruire” e ai processi di “ritessitura sociale” – mobilità, ambienti urbani, socialità, ecc.

La consapevolezza di questo obiettivo, nell’incontro promosso da Alini, e nel confronto che ne è seguito, è stata raggiunta. Vorrei tuttavia provare a indicare alcuni “nodi” – a mio avviso, più di taglio “politico” – non pienamente raggiunti, forse perché in parte “esterne” alle finalità che il Convegno si proponeva. L’ambito centrale dell’incontro è apparso oscillare tra un quadro di confronto “meta-universitario”, tra vettori di “saperi” urbanistici ed esperienze di progetti di architettura urbana. Dopo l’apertura generale di Edo Ronchi, apprezzabili le strategie di lavoro degli architetti Fabrizio Tucci e Consuelo Nava, relative a aree di altre realtà, intervallate da interventi su Siracusa e il nostro territorio, come il progetto di “parco urbano” dell’area dello scalo ferroviario di Siracusa, dell’architetta Marina Sangiovanni di RFI, all’intervento dei dirigenti dell’Iacp sull’ex Albergo-Scuola, contiguo alla stazione FS, oltre alla giusta messa a fuoco sullo stato pietoso dell’edilizia popolare nei quartieri della zona nord di Siracusa: questione delicata, segno del degrado urbano e diffusa povertà sociale nelle periferie. Tema che lo stesso prof. Alini ha più volte segnalato nei momenti di coordinamento del dibattito.

Nella fase centrale del confronto, anche l’intervento del Sindaco Italia, che ha offerto un quadro delle scelte fatte e quelle in corso sulla città, tuttavia restando sulle generali in merito al percorso di snodi urbanistici e riqualificazione urbana della città – toccando, solo “nel generico” il tema del progetto dell’area “ex-Spero”. Pure utile, l’intervento del Dr. Di Sarcina, presidente del sistema portuale della Sicilia orientale in merito alla linea che intende seguire. L’intervento finale del prof. Alini – uno sguardo diretto sulla realtà della città – con la fotografia progettuale più marcata sul plesso “Rigenerazione e Sostenibilità” e sull’idea “sistemica” di una tessitura urbana – mobilità dolce, sociale, ecologica, ecc. –, in grado di unificare la città, dall’area Nord al contesto ambientale-portuale Sud, sino a Cassibile, è apparso conferire a tale “snodo progettuale” il terreno su cui lavorare.

E qui provo ad esplicitare il “limite” del pur pregevole convegno. “Limite”, sia ben chiaro, che, come è evidente, non è rivolto ai mondi dello “specialismo” urbanistico – Facoltà di Architettura, Ance, progettisti, architetti, ecc. –, bensì rinvia alla povertà di una “azione politico-istituzionale” che è ascrivibile alla debolezza strategica dell’Istituzione centrale del governo della città. Per rendere davvero concreto – “regno del possibile” – il disegno che il prof. Alini ha voluto centrare col suo intervento finale, è l’intera “comunità civile” e i suoi corpi sociali nella loro massima espressione – dal partiti agli ordini professionali, dai parlamentari nazionali e regionali ai sindacati, alla cittadinanza diffusa, ecc. – che vanno attivati, mobilitati. Serve davvero che il livello politico-istituzionale di governo della città esca dalle petizioni di principio e dalla retorica consunta, per prendere atto che il respiro strategico esposto nel Convegno, o esce dalle petizioni di principio e dalle condivisioni formali – per farsi terreno di azione concreta, operativa, mettendo sul piatto dinamiche aperte di coinvolgimento sociale –, altrimenti il rischio è quello di operazioni e scelte calate dall’alto, attraverso dinamiche “a spizzico” su specifici snodi progettuali, perdendo di mira la “trasparenza” delle scelte e il “carattere sistemico” in cui inscrivere, pur in tempi diversi di realizzazione, le “parti” specifiche della progettualità, che presuppongono una sforzo corale per accedere a finanziamenti consistenti nei piani nazionali e ed europei. Innanzitutto, per venire al tema della sistemazione e del destino dell’area della portualità sud della città, serve al più presto una “trasparenza piena” sul progetto ex-Spero e sul rilancio d’azione sulla smilitarizzazione dell’area aeronautica di via Elorina: l’uno o si muove in connessione chiara con l’altra, altrimenti siamo alla “pappa del cuore”.

I “saperi specialistici” vanno bene, producono ed elaborano visioni decisive, ma funzionano solo se si costruisce una “tessitura trasparente” con una aperta funzionalità istituzionale e di scelte politiche. È la politica che ha perso smalto. È la politica, il livello della sua legittimità sociale, del suo riconoscimento collettivo che ha perso appeal! E conseguentemente le stesse Istituzioni di Governo della città rischiano di muoversi a rilento, sotto traccia, col tratto di una politica come bricolage. È evidente a tutti come in molti versanti del rapporto tra Istituzione e società, il declino della partecipazione politica e sociale della parte più consistente della cittadinanza costituisca un chiaro “segno” culturale – oltre che politico! – che va colto da subito. L’altissimo astensionismo politico non può costituire un paradigma ininfluente rispetto anche ai temi implicati dai vettori che le scelte di riqualificazione urbana e di un diverso sviluppo sostenibile comportano. È qui davvero in gioco anche il tema della consapevole partecipazione democratica dei cittadini.

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