Stranamente sulla graduatoria della qualità della vita stilata dal Sole 24 Ore e riguardante le 107 province italiane è caduto il silenzio, con qualche eccezione. Silenzio ingiustificato da parte del mondo della comunicazione, della politica e del sindacato, considerato che la nostra provincia è piombata al 104° posto, retrocedendo, se non mi sbaglio, di 14 posizioni rispetto alla precedente rilevazione.
L’indagine (basata su criteri obiettivi) del Sole 24 Ore è lo specchio fedele del benessere (o del disagio) materiale e immateriale dei cittadini, da Bolzano a Siracusa.
Dare la croce addosso al sindaco di Siracusa è sbagliato perché la graduatoria non riguarda le città capoluogo bensì le province e dunque, nel nostri caso, le colpe vanno distribuite tra i 21 comuni che fanno parte della provincia aretusea. Naturalmente, i demeriti di Siracusa città hanno un impatto maggiore degli altri comuni i quali in prevalenza hanno una popolazione inferiore ai diecimila abitanti.
I principali criteri previsti per valutare la qualità della vita dei singoli territori sono: reddito e lavoro, situazione abitativa, salute, ambiente, mobilità, infrastrutture e servizi, cultura, giustizia, eccetera.
Poiché le province che occupano i primi posti in classifica sono in prevalenza settentrionali (Alto Adige, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Lombardia) ho cercato di capirne, per grandi linee, le ragioni e ho scelto a caso Brescia, Firenze e Parma.
A Brescia il tasso di occupazione è vicino all’80 per cento, ci sono trenta parchi e il tasso di accessibilità delle scuole per bambini che hanno bisogno di sostegno è del 45 per cento. A Firenze il tasso di occupazione è del 76 per cento e il tasso di accessibilità nelle scuole per bambini bisognevoli di sostegno è del 46 per cento. I dati di Parma sono pressoché uguali a quelli di Brescia e Firenze. In più Parma ha un prestigioso teatro d’opera, il Regio, e un ottimo ospedale.
Ozioso dire che, nelle realtà territoriali come quelle che ho citato, la qualità della vita è migliore: se hai un lavoro, servizi che funzionano, trasporti efficienti, un ambiente pulito, un’organizzazione sanitaria pubblica decente, vivi meglio o hai meno disagi. Non è un caso che la parte bassa della classifica sia occupata da province meridionali e insulari. Tra queste, purtroppo, Siracusa che è a un passo dall’essere fanalino di coda.
L’abolizione in Sicilia delle Province Regionali ha inciso sulla graduatorie delle città siciliane? Bene non ha fatto, soprattutto se si tiene conto che in materia ambientale e di infrastrutture il ruolo della Provincia è stato in passato positivo. Ma non è stato un fattore determinante. I risultati dell’indagine del Sole 24 Ore hanno radici profonde che risiedono soprattutto nell’assenza di programmazione e nell’irrisolta questione meridionale.
Commentando il declino siracusano, il presidente di Noi Albergatori, Giuseppe Rosano, si è soffermato sul tipo di turismo attratto dalla città di Archimede prospettando, se ho ben capito, l’esigenza di una riflessione critica. Gli economisti ci insegnano che il turismo, come altre attività economiche, nella fase di sviluppo produce economie (più alberghi, più ristoranti, più addetti, eccetera); se lo sviluppo non viene però regolato produce diseconomie (aumento del traffico, difficoltà di parcheggio, aumento scriteriato di licenze commerciali, maggiore impatto antropico sulle città, eccetera). Mi pare evidente che l’attuale fase dello sviluppo turistico produca non pochi svantaggi, non essendo peraltro sorretto da adeguate infrastrutture.
In questo quadro, se pensiamo all’insensata polemica scatenata dal sindaco di Siracusa sul sacrosanto divieto di usare il Teatro greco per concerti pop, ci rendiamo conto di quanto sia necessario alzare il livello della riflessione su turismo e beni culturali.
Più in generale, servirebbe un piano organico di sviluppo sostenibile, mirato a dare risposte credibili a lavoro, turismo, situazioni abitative, salute, mobilità, infrastrutture e servizi. Un piano del genere potrebbe essere promosso, a mio modesto avviso, dall’Associazione dei sindaci, dai sindacati, dalle Associazioni degli industriali, dei commercianti, degli artigiani, degli albergatori, dall’Ance.

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