Sul futuro possibile di una nuova Europa politica

L’elezione del nuovo Parlamento Europeo costituisce la sfida politico-elettore più importante di quest’ultimo decennio: per l’Italia e per l’Europa.

Tuttavia si registra in questa breve competizione una visibile “stanchezza”, una scarsa attenzione dell’opinione pubblica, già alle prese con difficoltà e incertezze economiche e frastornata da un cupo “quadro globale” segnato da guerre e conflitti che alimentano inquietudine e insicurezze. Eppure non vi è chi non veda come il nostro sia diventato un mondo stretto in un unico, “comune” destino. Non vi è obiettivo, esigenza prioritaria, questione e finalità da perseguire che non richieda la capacità di un intervento di “governo sistemico globale” – dalla fine dei due grandi conflitti attuali (una tregua per una trattativa tra Russia-Ucraina, la fine dei bombardamenti di Israele a Gaza e a Rafah), alla crescita di nuove opportunità occupazionali e maggiori tutele nel lavoro; dalla lotta per ridurre le ingiuste e pesanti diseguaglianze economico-sociali, alla tutela dell’ecosistema ambientale; dall’espansione dei diritti sociali e civili, al governo mondiale dei flussi migratori, ecc.

È infatti evidente che i singoli Stati nazionali – questo, più di altri, il contesto europeo –, da soli, fanno fatica a svolgere un peso significativo nel contesto economico-finanziario governato da logiche imperiali e potenze globali. Di fronte a tutto ciò, si stagliano nella loro patetica e surreale arretratezza e regressione politico-culturale le posizioni del centrodestra italiano, da FdI a guida Meloni alla Lega di Salvini, che si reggono su un “sovranismo nazionalistico” e identitario – una “identità” che sfiora una vera e propria (strumentale) “ossessione identitaria” –, teso solo ad alimentare un “uso politico della paura” nell’opinione pubblica. Mentre è evidente a tutti che solo con un peso e ruolo accresciuti, una “Europa politica” potrà competere in uno scenario globale egemonizzato da “Grandi Spazi Geopolitici” tra loro in competizione – Occidente atlantico, Cina, India, “Impero arabo”-Medioriente, Russia, Europa, Sud America.

È inimmaginabile che l’Italia –sempre più stretta in accresciute difficoltà finanziarie (un debito pubblico di circa 3.000 miliardi di euro!) – possa reggere la prova di sfide globali, rivendicando un “nazionalismo” regressivo cui puntano, per vie contigue e a volte in competizione, sia Meloni che Salvini, alleati con le peggiori destre europee – dalla Le Pen, in Francia, a Vox in Spagna, da AfD filonazista in Germania, sino a quell’Ungheria illiberale e regressiva di Orban. Le destre europee, lungo questo decennio, non solo si sono mosse nei loro paesi ponendo veti a riforme essenziali per dare all’UE nuove regole di una “Governance democratica”, ma hanno sfruttato al contempo le risorse finanziarie che l’Unione Europea ha elargito ai loro stessi Stati.

È d’altra parte un fatto acclarato che l’esperienza dei rischi sanitari, economici e sociali derivanti dalla lotta al Covid, abbia aperto un’inedita consapevolezza strategica della stessa U.E. sì che grazie al PNRR – e L’Italia è il paese che ha potuto godere delle risorse maggiori (200 miliardi di euro) –, i vari paesi dell’Unione hanno fatto ricorso a questi fondi di miliardi di euro per progetti di sviluppo e innovazione, riqualificando il tessuto produttivo e sociale dei diversi paesi. Un primo segno di inversione di tendenza per imprimere una svolta strategica all’Europa per farle giocare un ruolo inedito sul terreno delle auspicabile nuove politiche monetarie e finanziarie.

Battere e sconfiggere la miopia politica delle DESTRE EUROPEE è l’unica via per un rilancio politico-sociale di una nuova Europa, all’altezza delle sfide globali. Il voto dell’8 e 9 giugno ha questo significato politico. Le Destre europee, con il loro miope nazionalismo identitario, mirano a spostare più a destra il quadro politico dell’Europa, indebolendone la funzione strategica e impedendo ad essa di esprimere una più ampia “autonomia politica”. Inoltre, solo se il “Vecchio Continente” saprà proiettare il proprio raggio d’azione, di scambi e relazioni verso il Mediterraneo e i paesi del “Mare di mezzo”, oggi tornato ad una inedita centralità – “crocevia del mondo globale e dei nuovi Imperi”: sì, di tensioni e conflitti, ma anche di inediti interessi strategici e di sviluppo e comunicazioni –, l’Europa potrà esercitare un ruolo di ritessitura di nuovi legami politici con il mondo orientale e del Nord Africa, per frenare le mire espansionistiche del mondo asiatico e dar vita a relazioni cooperative per nuovi scambi commerciali, e ridurre le esasperazioni competitive.

Per queste ragioni, il ruolo di una nuova “Europa politica” diventa centrale, già a partire dalle elezioni per il nuovo Parlamento europeo.

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