Un mese fa il presidente del Consiglio nazionale della Federazione degli Ordini dei farmacisti, l’ex deputato di Forza Italia, Andrea Mandelli, ha parlato di “una nuova era per le farmacie” alle quali il governo Meloni riconoscerà i servizi sanitari svolti, assicurandone il rimborso da parte del Servizio sanitario nazionale. È un fatto positivo? Sì e no. Sì per i titolari di farmacie (ovviamente) e, entro certi limiti, per i cittadini. No per i farmacisti e le farmaciste dipendenti, quelli che stanno dietro il bancone e che devono garantire col proprio lavoro una molteplicità di servizi, a retribuzione invariata. Un tempo il lavoro del farmacista consisteva prevalentemente nell’erogare i farmaci prescritti dai medici di famiglia e a dare consigli su quali farmaci assumere in caso cefalea, catarro, reflusso gastroesofageo, stitichezza, eccetera. Oggi, oltre a consigliare i prodotti di bellezza, svolge altri compiti più propriamente sanitari: la misurazione della pressione del sangue, i test sierologici, i tamponi, il vaccino anti-Covid e antinfluenzale, la prenotazione di visite e di esami.
Con la “nuova era” annunciata dal presidente Mandelli, le farmacie assomiglieranno sempre più agli ambulatori per prestazioni sanitarie. Faranno infatti elettrocardiogramma, holter pressorio, holter cardiaco, spirometria, nuovi esami di laboratorio oltre a quelli di autocontrollo. Presumo che per tali servizi aggiuntivi, di cui alcuni particolarmente delicati, i farmacisti faranno appositi corsi di formazione.
C’è un aspetto che non viene preso in considerazione e che neanche nel Dataroom di Milena Gabanelli e Simona Ravizza (Corriere della Sera del 20 maggio) è stato trattato: lo sfruttamento, di questo si tratta, dei farmacisti e delle farmaciste che lavorano come dipendenti nelle farmacie. Sapete quanto guadagnano? Lo stipendio medio di un farmacista per 40 ore settimanali spalmate in cinque giorni e mezzo è di 1.450 euro netti al mese. Occorre commentare? Ho fatto una ricerca sui contratti nazionali ed ho appreso che l’ultimo contratto è stato siglato nel 2021, dopo nove anni dalla scadenza prevista.
Spero che la politica si accorga che, tra le altre di cui più spesso si parla, esiste anche questa categoria di lavoratori laureati sfruttati e sottopagati.

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