Franco ci ha lasciati. Ha lasciato la sua famiglia, che amava in maniera viscerale, la moglie Rosamaria, la dolce Maria Emanuela, gli altri suoi cari; ha lasciato noi della Redazione che intorno a lui siamo nati e grazie al suo insegnamento cresciuti.
Con lui se ne va non solo uno stimato giornalista, ma un pezzo del nostro cuore che ha conquistato anche con la sua grande, smisurata umanità, e bontà. Franco è stato, rimane una di quelle belle persone che trascorre la propria vita come se avesse davanti un percorso già tracciato, obiettivi certi, una meta pari a una stella polare che non consente di distorcere gli occhi. A noi sembrava incrollabile nelle sue certezze, nella sua onestà; incapace, meglio inadatto a distrarsi per inseguire quelle lusinghe più terrene, materiali, che sui più, in un modo o nell’altro, finiscono per avere un loro attrattivo fascino. Da qui la sua generosità.
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Era questa sua determinazione a renderlo forte contro le calunnie, contro i tentativi di intimidirlo (o di sedurlo), a dargli il coraggio di non rinunciare ai principi deontologici della sua professione in cui credeva profondamente. Non un giornalismo parolaio, inutile, piegato. Ma quello che svela e spiega i problemi, che si oppone al potere, in qualunque modo esso si mostri, che è a fianco di chi lotta per un mondo migliore. Che agisce per rendere il mondo migliore. E questo ci ha insegnato.
Ci mancherà certo. Mancherà il vederlo arrivare con il suo passo un po’ dondolante da gigante dal baricentro incerto. Occhiali spessi sul naso, sorriso sempre pronto. Mancheranno i suoi consigli, la sua saggezza, la sua presenza. Ma ormai lo abbiamo imprigionato, nella nostra mente e nei nostri cuori. E da qui la morte non lo può strappare. Ciao Franco. Grazie per averci concesso di fare un pezzo di strada insieme, ne siamo orgogliosi. Ti vogliamo un sacco di bene

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