Si è svolta il 10 maggio all’urban center l’assemblea della Cgil provinciale che ha dato inizio alla campagna referendaria sui suoi quattro quesiti, i primi due sui licenziamenti (uno sul superamento del contratto a tutele crescenti e l’altro sull’indennizzo nelle piccole imprese, previsti dal Jobs Act); il terzo sulla reintroduzione delle causali per i contratti a termine; il quarto relativo agli appalti, sulla responsabilità del committente sugli infortuni). Il grande sindacato vuole portare a una conclusione più che positiva quest’impresa.
La segreteria nazionale si è posta l’ambizioso progetto di raggiungere un milione e mezzo di firme, sapendo che poi l’intero corpo elettorale non potrà che partecipare e scegliere positivamente su quelle riforme. Il perché è facile: “è da anni che il mondo del lavoro è sofferente, agonizza tra salari miseri, precari, in una giungla di cosiddetti contratti camuffati da vari nomi per non dichiarare ufficialmente che in maniera sempre crescente si va allo schiavismo e ricatti con un ampio e sanguinoso corollario fatto da appalti a cascata che portano alla mancata formazione e sicurezza, che sfocia così in infortuni mortali quasi premeditati”.
È con queste parole che ha aperto l’assemblea Roberto Alosi segretario provinciale della Cgil.
Dobbiamo constatare che attualmente la logica del capitale non è più rivolta a mantenersi le proprie maestranze formate, addestrate a lavori qualificati che poi diventano risorse in cui si era investiti per ottenere un attaccamento al lavoro e maggiore produttività. Invece oggi il mondo capitalistico ha completamente cambiato la sua visione e missione. Esiste la finanziarizzazione che tutto stritola in nome di un estremo profitto imposto da veloci algoritmi, strumenti neutrali per nulla etici, che non tengono conto di ciò facendo ottenere alti e veloci guadagni.
Nell’assemblea s’avvertiva fra i partecipanti e alcuni interventi la forza di sottolineare questa scelta della Cgil in cui si intravvede l’occasione del confronto con tutti i cittadini su tali temi che interessano profondamente il Paese. Ciò è valido in special modo per il nostro territorio. Qui il tessuto socioeconomico va nell’impoverimento abbastanza velocemente e la distanza cresce fra i pochi ricchi e i tanti poveri (indicazioni da sondaggi del sole 24ore).
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“Sono diventate quasi giornaliere le notizie di morti sul lavoro. È una lunga scia mortale che dovrebbe interrogare la sensibilità e il senso di responsabilità di tutti, cittadini, imprenditori e politici di qualsiasi schieramento”. Pronuncia Alosi.
C’è silenzio in sala, tutti vanno al pensiero degli ultimi accadimenti mortali, ma di sicuro i diretti responsabili staranno contando i soldi risparmiati per quei lavori non sicuri.
“Abbiamo assistito a violente accelerazioni, in questi ultimi mesi, da parte del governo nel voler sdoganare il lavoro precario, gli appalti. Ciò ha determinato uno scardinamento dal nostro punto di vista del valore costituzionale del lavoro, perché si mettono in crisi gli strumenti su cui ognuno agisce nella propria vita. Si lavora per vivere non per morire, ma si rischia di porre profondamente in discussione il modello di coesione sociale su cui una comunità ha fondato la sua storia”.
Continua il segretario: “è la gente che noi rappresentiamo, lavoratori e lavoratrici, la vera ricchezza del Paese, sono loro che lo tengono in piedi. Invece, sono loro la parte più profondamente umiliata e mortificata dall’attuale sistema. Il lavoro non è più ciò che serve a realizzare un progetto di vita, né quello di esercitare il proprio diritto di libertà, partecipazione e dignità, ma quello utilizzato in termini di ricatto occupazionale, facendo leva sul bisogno enorme di lavoro, soprattutto nel nostro territorio dove non c’è e per chi lo trova diventa una benedizione, accettandolo anche con pochi diritti, né tutele sulla sicurezza”.
Alosi snocciola dei dati: “in Italia ci sono quattro milioni di persone che lavorano con contratti part time volontari, a termine, a chiamata, ecc. all’interno di un sistema schiacciante di precarietà che non dà alcuna certezza di vita. Sette milioni, dati del 2023, non arrivano a 11mila euro l’anno. Questo ha determinato uno stravolgimento del paradigma costituzionale del lavoro, cioè esso non consente, come recita la Costituzione, di vivere dignitosamente. È paradossale affermare che sette milioni di lavoratori pur lavorando rimangono poveri. Possiamo allora denunciare che la ridistribuzione della ricchezza sta raggiungendo proporzioni mai vissute”.
Avverte il segretario: “siamo di fronte a un punto di non ritorno. Nel 2023 nei contratti di lavoro c’erano quelli precari, stagionali e intermittenti per l’84%. Nella provincia di Siracusa abbiamo un terzo dei lavoratori (da precisare che qui la disoccupazione è alta e quella giovanile il doppio della media nazionale) in condizioni d’estrema precarietà. Difatti, esistono otto contratti precari e super precari su un totale di dieci. È così che la Cgil, che conta oltre cinque milioni d’iscritti, ha deciso d’utilizzare lo strumento referendario per tentare di cambiare queste cose. In tal modo s’intende esercitare con forza una pressione politico sindacale nei confronti di questo governo. Osserviamo che il quadro normativo sul lavoro ha allentato la presa sulla difesa del diritto al lavoro stabile e sicuro attraverso un meccanismo che consente di passare dagli appalti ai subappalti all’infinito con le ovvie conseguenza di morti e salari da fame. Attualmente il quadro normativo afferma che se tu sei stato assunto dopo il 2015, da una grande azienda, non hai diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo. Assunto prima sei ancora tutelato. È una sensazione paradossale”.
Conclude il segretario: “ci accusano di voler tornare al passato. È ciò quello fatto di precarietà, insicurezza e povertà”.
Sono poi seguiti vari interventi fra cui alcuni prelati che hanno portato la voce della Chiesa, pienamente d’accordo con l’iniziativa referendaria. Poi quella di Filippo Scerra deputato 5stelle (unico politico presente). L’onorevole ha avviato affermando: “un Paese come l’Italia con 1.040 persone all’anno che muoiono sul lavoro è qualcosa di scandaloso per un qualsiasi politico, che non può stare solo a guardare. È per questo che abbiamo proposto l’istituzione di una procura Nazionale del Lavoro. Se c’è qualcuno, un datore di lavoro che sbaglia, deve pagare e deve esserci una procura che si occupa solo di questo. Inoltre chiediamo l’inserimento, fra le leggi sul lavoro, di quella dell’omicidio sul lavoro. Un’altra questione da tempo portata avanti è la paga oraria per noi fondamentale. Per cui mi fa piacere che ci sia un percorso comune fra noi e la Cgil”.
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Una voce un po’ dissonante è stata quella del presidente della Confindustria Gian Piero Reale: “il tema della sicurezza è importante. Però dobbiamo guardare le cose meglio per cercare di capire e migliorare. Infatti, la nostra legislazione, rispetto agli altri Paesi europei, è già la più dura. Nonostante ciò continuano questi incidenti. Questo perché nei subappalti vengono bypassate le regole che ci siamo dati ed è una cosa inaccettabile. Noi siamo sempre presenti nel discutere questi temi col sindacato. Però se guardo al passato non è vero che oggi stiamo peggio di prima. Allora c’erano i lavori nelle miniere, con condizioni molto più tragiche per i lavoratori. Ne abbiamo fatto di strada. Oggi, bisogna insistere sul senso di responsabilità di tutti, perché tra le mille cose c’è anche la responsabilità personale. Dico: non generalizziamo, perché l’unica via per migliorarci è il confronto.
Anche Sebastiano Zappulla segretario di sinistra italiana ha dichiarato il loro scendere in campo con la Cgil aprendo punti di raccolta firme a Sortino, Siracusa e in giro nella provincia poi ha ricordato la grande manifestazione che la Cgil fece a Roma contro l’abolizione dell’art. 18.
“Allora ero un giovane lavoratore e fu per me una voglia di starci e di capire il senso di quel conflitto”. Ha terminato i lavori la segretaria regionale Angela Biondi che siamo ritornati allo schiavismo nel terzo millennio per cui cosa è cambiato? Inoltre, la responsabilità degli episodi mortali è una sola, perché non c’è dubbio che se un’impresa che partecipa a un appalto col massimo ribasso dovrà giocoforza tagliare i costi specie di sicurezza per assicurarsi un guadagno. Infine: “dobbiamo porci l’obiettivo di uno sforzo importante a cui siamo chiamati tutti. Proviamo a lanciare un messaggio ai politici che vengono a firmare essi devono anche partecipare attivamente alla campagna spendersi in prima persona. Siamo in un momento davvero storico per l’avanzata delle destre. Il buio sta calando sulla nostra democrazia. Abbiamo un governo modello della società dei pochi ricchi che decidono su tutti”.

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