Una mostra fotografica da non perdere quella organizzata da Salute Donna, associazione che da tre anni qui, a Siracusa, si occupa di diffondere la cultura della prevenzione delle malattie oncologiche, con particolare attenzione al tumore al seno. L’appuntamento è presso l’Urban Center di Siracusa il 3 e 4 maggio per condividere i “frammenti di vita” raccolti dalla fotografa siciliana Ylenia Scaglione che saranno presentati dalla critica d’arte venezuelana Ana Alarcon Hernandez.
“Otto donne, otto storie, più di quaranta fotografie per creare una campagna di prevenzione e lotta contro il cancro che diventa inno alla vita, alla speranza e, soprattutto, alla solidarietà, creando così una rete di sostegno tra i sopravvissuti e coloro che sono sulla via della guarigione”.
Testimone diretta di come sia possibile attraversare momenti come questi con grande forza interiore, senza “lasciarsi esiliare dalla vita” come scrive Ana Alarcon Hernandez, una donna “che ha deciso di camminare con le mani tese, lanciando un messaggio potente: il cancro non è sinonimo di morte, tanto meno la sua metafora” e che però ha anche misurato l’abisso di una diagnosi sbagliata: è Angela Levino.
“I Segni che segnano”, un titolo a un evento così importante per una donna che dopo un tumore al seno, può ritrovarsi anche con una lunga cicatrice che le solca il petto. Ogni giorno guardo la mia cicatrice, l’accarezzo, la sento totalmente parte di me stessa e per certi versi le riconosco come ha modificato il mio cammino di vita. E così mi ripeto: – cos’è più importante, guardare questo segno che può risultare anche per nulla estetico, oppure guardare i miei occhi ed accorgermi che hanno ancora tanta voglia di sorridere alla vita? Cos’è più importante, rammaricarsi per questo segno o ripetermi invece, sì, ho questa cicatrice, ma almeno sono qui, nonostante tutto? Cos’è più importante, avvertire quei piccoli ed improvvisi fastidi dovuti forse al cambiamento del tempo o ai postumi di una radioterapia, oppure pensare a quanto potrei ritenermi comunque fortunata perché nonostante le dimensioni di questo orribile intruso fossero di 6 cm, sono qui a raccontarlo e a cercare di lanciare un appello a tutte le donne che hanno vissuto una esperienza simile alla mia? Mi rispondo allora che fin quando la mia forza d’animo e la mia indole battagliera me lo consentiranno, vorrei che nessuna donna abbia più delle tardive o mancate diagnosi di un tumore al seno, poiché con un pizzico di presunzione dettata da esperienza personale, posso affermare con certezza che una mancata diagnosi tempestiva può comportare non solo un palese rischio che sia ormai tardi per intervenire, ma può dare inizio a cure più lunghe, più invasive e debilitanti come è stato nel mio caso”.
Angela, hai deciso di aprire un blog. Vuoi spiegare perché?
“Semplicemente non voglio stare in silenzio, non voglio che chi si è imbattuto in una malattia oncologica veda calpestato il suo diritto ad avere una diagnosi tempestiva per un malessere che non si sa ancora definire. È quello che mi è capitato: dopo due diagnosi sbagliate, in seguito a due mammografie, il tumore al seno nel giro di quasi due anni è cresciuto indisturbato fino a diventare di 6 cm. E chi lo doveva vedere – perché si vedeva di già anche quando era di appena un cm – ha continuato anche per la seconda volta a non diagnosticarlo. Imperizia per mancato riconoscimento di una lesione? Negligenza per non avere applicato le linee guida che indicano di procedere ad altri ulteriori accertamenti? Sarà il Tribunale di Siracusa a stabilirlo, ma intanto vorrei che questo blog non sia soltanto un modo per raccontare quanto mi è accaduto bensì un luogo di incontro, di raccolta di pensieri e soprattutto di emozioni. Certo, non nego che la rabbia è stata la molla iniziale alla sua apertura e ciò accade soprattutto quando in una fase di mediazione legale viene svilito e minimizzato “l’errore medico”. Perché sicuramente un errore c’è stato, ma vorrei andare “oltre”, proprio com’è la parola iniziale di apertura del mio blog – “Oltre l’errore: le donne e la lotta contro le diagnosi oncologiche inesatte” – affinché ciò che è successo non si ripeta più. Ecco il mio appello a tutti coloro che conoscono delle situazioni poco chiare di malattie oncologiche: non state più in silenzio e se conoscete episodi simili al mio, non esitate a contattarmi”.

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