CON LA CODA FRA LE GAMBE, LA FONDAZIONE INDA  FA MARCIA INDIETRO SULLE MODIFICHE ALLO STATUTO  E UBBIDISCE AL MINISTERO 

“Il Consiglio di amministrazione, all’unanimità, delibera di recepire le indicazioni del Direttore Generale dello Spettacolo dal vivo, contenute nella nota del 27 aprile 2023”. Per il CdA della Fondazione Inda, questa delibera (la numero 26 del 28 marzo 2024)  è la prova provata del fallimento del blitz tentato con la sconsiderata delibera numero 1 del 16 febbraio 2023.  La delibera del 28 marzo parla di “indicazioni” date dal direttore del Ministero della Cultura, di cui  La Civetta ha puntualmente riferito (vedi articolo del 18 aprile scorso) ma non specifica in che modo esse sono state recepite e quindi la partita, per quanto ci riguarda, resta aperta in attesa di conoscere il nuovo articolato dello statuto.

Come si ricorderà, Il consiglio di amministrazione  aveva tentato il blitz con l’intento di  sottrarre  al sovrintendente artistico e culturale le competenze più significative per attribuirle al consigliere delegato.  Gli amministratori della Fondazione non avevano però messo in conto la reazione del Ministero della Cultura (cui spetta la ratifica delle modifiche statutarie) che con una lettera del direttore generale aveva bloccato la delibera del CdA, invitandolo a riformulare le modifiche, pena la loro bocciatura. A questo punto, messo con le spalle al muro,  il CdA  ha fatto marcia indietro, si è rimangiato la delibera  del 16 febbraio 2023 contenente le modifiche e ha recepito le “indicazioni” del Ministero.
Bisogna notare che non si trattava di modifiche di dettaglio, di semplici aggiustamenti tecnici, ma della programmazione, direzione e gestione delle Rappresentazioni classiche e delle altre manifestazioni culturali.  Il CdA con quella delibera aveva ridotto, parole del Ministero,  il sovrintendente a “mero esecutore” del consigliere delegato. Se fossero state approvate le modifiche statutarie, la dottoressa Marina Valensise  avrebbe cumulato le funzioni di consigliere delegato e di fatto quelle di sovrintendente artistico, sovvertendo  ruoli e competenze previsti dallo statuto, in particolare dall’articolo 11.
Basterebbe una semplice ricerca per verificare come in tutti i teatri nazionali  e nelle Fondazioni culturali più importanti, la figura preminente sia quella del sovrintendente artistico, mentre quella del consigliere delegato praticamente non esiste, tutt’al più è prevista la figura del direttore cui spettano compiti  di natura amministrativa e non certo artistica.
Non può passare sotto silenzio il comportamento  dell’attuale consigliera delegata, la quale, pur essendo palese che avrebbe tratto vantaggio personale dalle modifiche statutarie, ha partecipato all’adozione della delibera del febbraio 2023 del CdA, inciampando in un possibile conflitto di interessi e in una sicura caduta di stile.
E’  particolarmente sgradevole e scorretto  che il blitz del consiglio di amministrazione sia stato tentato mentre la  sovrintendente Told non era stata ancora nominata. Delle modifiche statutarie,  Valeria Told  è venuta a conoscenza soltanto a maggio, un mese e mezzo dopo il suo insediamento.
Stupisce che il sindaco Italia, nella qualità di presidente pro tempore della Fondazione, abbia approvato  modifiche statutarie di dubbia legittimità e per questo  sconfessate dal Ministero della Cultura : o non si è reso conto che avrebbero scardinato i ruoli delle due figure principali dell’Inda, creando una posizione di subalternità funzionale del sovrintendente;  o, peggio, ne condivideva la finalità. In entrambi i casi non ci fa una bella figura come amministratore.

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