Da Diodoro Siculo sappiamo che dopo la sconfitta della coalizione ateniese del 415/413 a.C., Dionisio cinse di alte e possenti mura di difesa la Città.
Estese la fortificazione al Porto Piccolo a protezione degli arsenali militari, lasciando una sola imboccatura verso il mare aperto, di larghezza tale da permettere solo il passaggio di una nave alla volta.
In pratica lasciò fuori dalle mura parte di altri arsenali militari recentemente venuti alla luce durante lo scavo per la posa di una condotta fognante in via Vittorio Veneto.
Tracce di strutture murarie sommerse confermerebbero che in quel momento e in quel punto, sarebbe veritiero quanto riportato da Diodoro Siculo.
In particolare recenti rilievi nei fondali del Porto e ad una profondità di circa 3 mt. sotto l’attuale livello del mare, hanno messo in evidenza, dalla parte del parcheggio Santa Lucia, blocchi perfettamente squadrati ed in accostamento murario che, all’apparenza, lasciano supporre che si tratti della la parte terminale della struttura muraria dionigiana, lato nord ovest, probabilmente privata della sua elevazione scapicozzata dai dragaggi effettuati in anni recenti.
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L’ipotesi che dal lato opposto, “Ortigia”, potesse trovarsi una simile struttura in prosecuzione, non è stata mai dimostrata pur se, da sporadici sopralluoghi, si era riscontrato solamente un vasto deposito ritenuto di zavorra.
Da un recente sopralluogo organizzato dall’ “Associazione Trireme”, su autorizzazione della Soprintendenza del mare e con il valido supporto del corpo sommozzatori della Guardia Costiera, si è potuto costatare, invece, la presenza di numerosi blocchi squadrati e rocchi di colonne, non più in accostamento murario ma sparsi, quasi certamente frutto dall’azione dei dragaggi su cennati.
Da un più attento esame del fondale, inoltre, quello che sembrava un deposito di zavorra, in realtà sembra più un accumulo di massicciata, perché costituito da pietrame di varia natura e pezzatura, mentre la zavorra è quasi esclusivamente costituita da grossi ciottoli di natura calcarea, basaltica e granitica.
Ma la scoperta più interessante è stata quella che la massicciata si trova sopra uno scoglio affiorante, ai margini del quale, verso il centro interno dell’imboccatura e in opposizione alla struttura sommersa lato Santa Lucia, è evidente uno scavo di spianamento di forma regolare tipico del piano di posa di strutture monumentali e murarie del periodo greco.
Uno scavo regolare, di forma triangolare, delle dimensioni di circa mt. 40 per una larghezza media di circa mt.5, ad una profondità di circa mt 1,5.
Fino a questo momento, quanto riferito, è tutto ciò che appare ad una semplice ispezione del fondale.
Ulteriori accertamenti potranno aprire nuovi elementi di confronto sulla esistenza o meno di un probabile collegamento tra Ortigia e Akradina, in periodo greco.

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