La Regione nomina il dr. M. Trebastoni al Parco archeologico di Siracusa. Dubbi di opportunità e compatibilità

La Regione nomina il dr. Michelangelo Trebastoni al Parco archeologico di Siracusa, ma è tutto regolare?

Dopo la nomina, discussa e discutibile, dei componenti del Comitato Tecnico Scientifico del Parco Archeologico di Siracusa, arriva ora una nuova assegnazione destinata ad aprire un ennesimo fronte polemico. Lunedì scorso ha assunto la carica di dirigente responsabile dell’Unità operativa di base S39.1 il dottor Michelangelo Trebastoni su nomina del Dirigente Generale del Dipartimento Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, ingegnere Mario La Rocca. Si occuperà di “Affari generali e del personale, legale e contenzioso, contabilità, bandi, gare e contratti, ufficiale rogante, sicurezza nei luoghi di lavoro, protezione civile”.

A fronte di un articolato curriculum, che comprende pubblicazioni di vario genere, compreso un noto saggio sulla massoneria, a porre dubbi, sicuramente di opportunità e probabilmente di compatibilità sul nuovo incarico, sono due episodi, almeno per quanto a nostra conoscenza, che hanno contrassegnato la vicenda umana e professionale di Trebastoni.

Il primo è relativo a fatti avvenuti nel maggio 2018 quando la Guardia di Finanza di Noto, coordinata dal procuratore capo di Siracusa Francesco Paolo Giordano e dal pubblico ministero Salvatore Grillo, sequestrò presso la sua abitazione alcuni reperti archeologici risalenti a un periodo tra il VI secolo a.C. all’alto Medioevo. Coppe, lucerne, unguentari, crateri, ceramiche greche e anche, in particolare, 33 monete. Da qui la denuncia per la loro detenzione illegale non essendone neanche stato dichiarato il possesso alla Soprintendenza di Siracusa.

Il secondo episodio è più recente e risale al dicembre 2022 quando Trebastoni, da direttore dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Siracusa, è stato coinvolto in un’indagine delle Fiamme Gialle della Compagnia di Noto su fatti “di corruzione, concussione e rivelazione di segreto d’ufficio finalizzati a “utilità di varia natura”, insieme a una persona di sua fiducia “che fungeva da intermediario tra l’Ispettorato e le aziende”, due imprenditori nel settore della vigilanza privata e un consulente del lavoro, tutti di Siracusa, in un “consolidato circuito corruttivo alimentato da solidi legami di amicizia che univano corrotti e corruttori“. Il gip di Siracusa Andrea Migneco emanava pertanto misure cautelari quali arresti domiciliari e provvedimenti interdittivi nell’ambito professionale.

I procedimenti giudiziari sono ancora in corso e va certamente fatta salva la presunzione di innocenza ma in attesa delle sentenze definitive riteniamo quanto meno inopportuna l’assegnazione di Trebastoni a Siracusa (ma sulla sede entrerebbero in gioco le tutele della L.104/92 di cui il dirigente fruisce) proprio al Museo Paolo Orsi (qui sono custodite le monete sequestrate), all’Unità Operativa 1 di cui abbiamo specificato il particolare raggio d’azione, e quindi a fianco di chi ha anche testimoniato nel processo a suo carico per la detenzione dei reperti archeologici.

 

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