Il NO della Cgil e della rete contro l’autonomia differenziata

Sabato 27, a piazza Archimede, sotto la Prefettura, la Cgil di Siracusa e le associazioni che aderiscono alla rete del NO all’autonomia differenziata hanno manifestato contro il disegno di legge Calderoli: “La legge se applicata porterebbe a conseguenze devastanti per il nostro Paese” ha detto il segretario Cgil. Un sit in partecipato ma ancora non abbastanza a nostro parere perché non sembra che la maggior parte dei cittadini abbia compreso appieno la pericolosità di questa legge che, insieme alle altre intenzioni del governo Meloni (dalla giustizia alla scuola, dal fisco al lavoro e alle modifiche costituzionali), sta minando fortemente l’unità e la tenuta del nostro Paese.

La proposta Calderoli è scritta in modo criptico, è di difficile interpretazione e le riserve e critiche espresse da più parti, anche quelle del comitato della commissione europea e della banca d’Italia, vengono sistematicamente banalizzate e ignorate. Lo stesso servizio bilancio del Senato ha prospettato per primo l’impossibilità finanziaria del provvedimento che, se attuato, prosciugherà i fondi dello Stato, ma è stato silenziato. Neppure le dimissioni degli autorevoli componenti del cosiddetto comitato dei saggi nominati per la definizione dei livelli essenziali di prestazione (Lep) che hanno evidenziato l’ampliamento dell’effetto discriminante della norma e l’allontanamento dai binari definiti dalla Costituzione hanno convinto. Anzi, si è forzata la procedura per blindarla collegandola impropriamente alla manovra finanziaria tutto per consentire alla Lega un vantaggio elettorale che come si sa, in cambio, sosterrà il ‘premierato’ voluto dalla Meloni.

 

Il governo, in un ordine del giorno, ha anche introdotto l’ipotesi delle gabbie salariali che di fatto è uno dei principali obiettivi dell’Autonomia differenziata, giusto per preparare anche psicologicamente l’opinione pubblica ad accettare tale ulteriore discriminazione economica e sociale e, per rassicurare la pubblica opinione, la presidente del consiglio, nella sua intervista di fine anno, ha dichiarato che l’autonomia è “un volano per i mezzogiorno” laddove il vero risultato sarà la possibilità delle regioni più ricche di tenere solo per sé gli introiti fiscali a discapito dello Stato e delle regioni più fragili lasciate al loro destino.

Andiamo verso un percorso insostenibile e problematico nella gestione delle finanze pubbliche con la violazione di diversi articoli della Costituzione, soprattutto calpestandone quei principi elementari su cui basa la convivenza civile nel Paese. In primis la solidarietà.

Eppure tutto ciò non solo danneggerà il Sud, ma non farà neanche gli interessi del Nord poiché, come evidenziato dalla Banca d’Italia, un assetto istituzionale estremamente differenziato porterà ai cittadini crescenti costi di coordinamento con effetti negativi anche su imprese e lavoratori, specie quelli che operano a livello sovraregionale o che si spostano da un’area all’altra del Paese, obbligati a districarsi tra norme regionali differenti, costretti a chiedere un numero elevato di autorizzazioni e certificazioni specifiche. Verrà così danneggiata la produttività dell’Italia che già da anni è una delle più basse dell’Unione Europea.

Le numerose competenze rivendicate dalle regioni che chiedono l’autonomia differenziata necessitano invece di coordinamento a livello nazionale e spesso sovranazionale. Vi sono elementi che sono inconciliabili con il trasferimento dei poteri alle singole regioni come le politiche energetiche, ambientali, dell’istruzione e soprattutto della sanità, come provato dall’esperienza della pandemia da coronavirus che ha messo in luce la dimensione sempre più globale della tutela della salute evidenziando come l’esistenza di diversi modelli regionali e la confusione normativa tra ordinanze regionali e misure decise dal governo nazionale abbiano influenzato negativamente la capacità di limitare la diffusione del contagio. Lo stesso format dell’Autonomia differenziata non consente la distribuzione generalizzata a tutti i settori economici delle retribuzioni con la conseguenza di ottenere anche nelle regioni ricche, gravi ripercussioni sociali.

 

Non c’è dubbio che l’autonomia differenziata, insieme al premierato, se approvata, avrà un enorme impatto sull’assetto istituzionale e costituzionale del Paese fino a prefigurare il superamento/stravolgimento della Costituzione del 1948 e questo spiega le serie preoccupazioni della Cgil e della rete del No alle autonomie differenziate, scese in campo per opporsi alla legge Calderoli già approvata da un ramo del parlamento e per contrastare quella sorta di congiura del silenzio dell’informazione che mira a lasciare la stragrande maggioranza dei cittadini priva delle necessarie conoscenze per valutare e assumere una posizione consapevole. Inoltre questo processo di disgregazione sociale è stato messo in atto irresponsabilmente proprio in un momento di gravi e irrisolti difficoltà internazionali che dovrebbero vedere al contrario l’intera Italia unità e solidale come sancito dalla carta costituzionale.

L’impegno della Cgil di Siracusa insieme alla rete del No, in sinergia con altre reti territoriali e associazioni, è dunque tutto volto all’obiettivo di garantire una doverosa e corretta informazione sul tema sia per l’opinione pubblica siciliana che per quei soggetti politici regionali, oltre che per i parlamentari, che appaiono ancora distratti laddove hanno il dovere di rappresentare e difendere i territori minacciati da questa riforma. La Cgil e la rete, nel caso di approvazione della riforma, sono pronte a organizzare e portare a termine una campagna referendaria per il sì all’abrogazione della legge Calderoli, impegnandosi a stanare quanti fanno finta di non capire la gravità della posta in gioco.

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