Ultimamente nella nostra città in molti abbiamo provato grande soddisfazione nel vedere il servizio di Report del 21 gennaio scorso sul progetto “Futuro Solare” nato nel 2006 da alcuni studenti dell’Enrico Fermi e dell’Alessandro Rizza con il supporto delle facoltà di Catania e Messina.
Sono loro, diceva il giornalista, i giovani visionari di Siracusa che hanno progettato una mini citycar a propulsione solare. Un progetto che non solo rappresenta un passo avanti nel settore della mobilità sostenibile, ma è anche un test per la creazione di una rete manifatturiera di auto solari in Sicilia orientale. Spiegava il servizio che si trattava di creare una catena di valore basata sulla conoscenza, sfidando quel destino quasi inesorabile che allontana dal sud tante potenzialità giovanili (460mila nell’ultimo periodo). Invece, con un’innovazione creativa e la forte volontà tutta nostrana, “Futuro Solare” sta scrivendo un nuovo capitolo nella storia di Siracusa, mostrando come l’uso intelligente delle risorse naturali possa portare a un futuro ambientalmente più ecologico.
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Ci veniva descritto come con poche risorse economiche i giovani fossero giunti alla specifica gara internazionale in Australia e che solo per contrattempi logistici non avevano potuto partecipare, perché giunti fuori tempo massimo. Eppure, l’organizzazione del premio, volendo premiare la loro tenacia, ha consentito la loro partecipazione anche se fuori gara. Così loro, entusiasti, sono riusciti a percorrere i 3.000km stabiliti in condizioni proibitive, testando il loro veicolo e vincendo quella gara agognata. Il servizio dava importanza ai materiali usati (parecchi presi da riciclo), alla creazione e costruzione eseguita solo con le loro mani (ulteriore riscatto da una terra così amara). Infine il reportage aggiungeva un possibile futuro scenario cioè una sinergia con un polo logistico (porto di Gioia Tauro) e tecnico-industriale (l’StMicroelectronics) per raggiungere una produzione industriale e logistica.
Ebbene, davanti alla descrizione di questa eccellenza giovanile, nata esclusivamente nell’estremo sud tra formazione secondaria (Istituto Fermi) e centri universitari sempre del sud, è comparso a proposito un articolo sul sito vaielettrico (www.vaielettrico.it/i-cinque-scivoloni-della-trasmissione-report) del professore Alessandro Abbotto, docente di scienza dei materiali all’Università Milano Bicocca. Il distinto professore dichiarava che dopo aver assistito alla puntata di Report non poteva che dare un voto estremamente negativo, quindi in maniera irritata definiva la puntata di Ranucci scorretta, fuorviante, per varie questioni tecniche omesse (uso del litio, nuove batterie al sale, ecc.), affermando: “L’inchiesta di Report si è resa colpevole di tutta una serie di scivoloni non trascurabili. Sarebbe bastato rivolgersi ad esperti del settore”. Premettendo che Report non è una trasmissione tecnico-scientifica, egli nel suo articolo non ha speso una sola parola su ciò che voleva principalmente dimostrare Report: un gruppo di giovani dell’estremo sud (Siracusa) patria di Archimede (che il professore avrà pur studiato) che senza alcun aiuto finanziario hanno raggiunto un ambizioso obiettivo.
Risulta chiaro a tutti quale senso di superiorità nordista ancora persiste verso i sudisti sporchi e ignoranti. Inoltre, al termine dell’articolo, seguivano oltre 80 commenti in maggioranza in linea con il professore: “Report spesso fa questo uso di informazioni parziali o incorrette”; “Stimavo Report quando c’era la Gabanelli, Ranucci è come Le Iene, sempre alla ricerca di scoop sensazionalistici”; “Report è drasticamente sceso come attendibilità, non è la prima volta che fanno del giornalismo spazzatura”; ecc. Ma anche in questi commenti nessuna parola era spesa sull’impresa visionaria dei giovani siracusani, dei loro grandi sforzi e competenze. In fondo non escono da istituti e centri universitari del nord e Archimede 2.0 è un progetto siracusano non del superbo nord.
Ciò fa pensare all’autonomia differenziata, al ddl della secessione, la legge passata in Senato il 23 gennaio. Forse, se quei giovani fossero milanesi e se fossero usciti dalle sue aule, la dissertazione del professore sarebbe stata all’opposto.
Eppure, vi sono decine e decine di punti d’eccellenza nel sud fra istituti, centri di ricerche e produzioni. La realtà economica sta cambiando anche se si è agli inizi, perché al sud vi sono più opportunità economiche e l’hanno capito anche imprese straniere, come indicato da vari siti (www.startmag.it/economia/sud-italia-industrializzazione-studio-intesa-sanpaolo).
L’autonomia differenziata porterà più danni al nord, dichiara lo Svimez, e infatti leggiamo in un sito (https://www.ferpi.it/news/industria-la-sorpresa-mezzogiorno-che-smentisce-i-luoghi-comuni) che l’industria nell’Italia meridionale è presente e florida. La fondazione La Malfa evidenzia nelle PMI (quelle da 50 a 500 occupati) del Sud un fatturato da 16 a 335 milioni in linea con quella delle aziende di eguali dimensioni del Centro – Nord, a conferma che oggi è possibile fare buona impresa nell’Italia meridionale. Analizzando quali settori industriali sono presenti, sorprende nel trovarci quasi tutti i settori della manifattura industriale (automotive, aerospazio, agroalimentare, farmaceutico, cantieri navali, ecc.). In regioni quali Abruzzo, Campania e Puglia esistono poi reti diffuse di PMI che irrobustiscono i tessuti produttivi locali quasi concorrenti a quelle nordiste. Viene mostrato che in Italia la maggiore quantità di autoveicoli – fra automobili e veicoli commerciali leggeri – si produce nel Meridione fra i tre siti di Melfi, Pomigliano d’Arco ed Atessa, mentre i grandi stabilimenti della FPT a Foggia e di TD-Bosch, della canadese Magna e di Bridgestone, Magneti Marelli, Skf, Graziano, che esportano in tutto il mondo, e il loro indotto nell’area industriale di Bari, costituiscono uno dei distretti della componentistica automotive più dinamici del Paese. A Lecce un sito di eccellenza della CNH costruisce macchine movimento terra vendute su vari mercati esteri che alimenta una supply chain di apprezzabili dimensioni. In Campania emerge fra le aziende dell’indotto dell’automotive il Gruppo Adler, divenuto ormai da anni una multinazionale con 80 siti all’estero ed oltre 1,5 miliardi di fatturato nel 2018. Nella produzione di energia da fonte eolica la Puglia con le sue wind farm è la prima regione in assoluto in Italia, così come per la generazione di energia da fonte fotovoltaica, e la seconda regione del Paese per energia generata da qualunque fonte (fossile e rinnovabile) alle spalle della Lombardia, grazie anche alle grandi centrali di Enel a Brindisi – in via di riconversione a gas – e di Enipower, Sorgenia, Edison, En.Plus, tutte a metano. E non si dimentichi che la maggiore centrale idroelettrica del Paese per capacità (1.000 MW) non è sulle Alpi, bensì a Presenzano in Campania. A Taranto invece la multinazionale danese Vestas, unica in Italia, costruisce grandi pale per macchine eoliche di elevata potenza che esporta ormai da anni. Grandi centrali elettriche a metano sono in esercizio in Calabria, ove da anni si genera energia anche da fonti rinnovabili – idroelettrico, eolico, fotovoltaico e da biomasse – in quantità notevoli. L’elenco potrebbe continuare, per cui tutto il sud – sia pure in dimensioni inferiori rispetto al Nord e sia pure in misura diseguale nelle varie regioni – è dotato di un apparato di produzione manifatturiera di rilevanti dimensioni che costituisce una sezione integrante di quello nazionale, e che ad esso offre anche semilavorati, beni finiti e servizi.
Ma c’è anche un altro dato importante: le grandi aziende internazionali per vari motivi stanno puntando sul Sud. Tutto ciò sta avvenendo nonostante il limitato aiuto dello Stato e la forte volontà leghista di bloccare investimenti industriali al sud. Ad esempio c’è stata la StMicroelectronics che aveva scelto un nuovo investimento a Catania, ma su pressione di Salvini ha dovuto cambiarla su Torino come hub italiano in partnership con Torino City Lab e di questo l’onorevole si è fregiato nei comizi di Torino.
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Eppure, oggi la multinazionale sta ritornando a investire e credendo nel sud ha puntato nuovamente su Catania. Così in StMicroelectronics sono in arrivo 700 nuove assunzioni. La multinazionale è tra i più grandi produttori globali di componenti elettronici a semiconduttore. La conferma dell’investimento è arrivata dal recente accordo sindacale aziendale (la nuova fabbrica sarà dedicata alla produzione di substrati epitassiali di carburo di silicio finalizzati a consentire il passaggio all’elettrificazione e a una maggiore efficienza nel settore automotive e industriale). La multinazionale confida nelle competenze e volontà dei prossimi giovani addetti (ingegneri, periti) che assumerà per cui ha firmato un contratto per incrementi a tutto il personale notevoli (premio fisso annuale di 1.000 euro).
È un segnale importante questa scelta d’investire nell’estremo sud, al di là delle imposizioni di Salvini che si vantava nei comizi piemontesi. Bisogna ricordare che, anche se al Nord le tre regioni italiane (Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) figurano tra le prime dieci in Europa per livello di valore aggiunto industriale, parecchie industrie famose conosciute nel mondo hanno delocalizzato all’estero o sono state acquisite da imprese straniere.
Dovrebbero sapere gli altezzosi leghisti che nessun partito del nord può interagire nei processi di globalizzazione e che il loro agire politico come profetizzano autorevoli economisti farà più danno al Nord

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