LA MARCIA DELLA TARGIA CONTRO GLI INCENDI (3). ‘QUELLO DEGLI UCCELLI”, FABIO CILEA

Mi chiamano ‘quello degli uccelli’ ma non mi dispiace perché proprio gli uccelli sono l’elemento della natura che più mi attrae. Pensate a se accadesse di non trovarli più intorno a voi, loro che sono ovunque”.

La ‘marcia’ si è fermata in un piccolo slargo sotto le splendide mura dionigiane. Ma intorno, se la vegetazione bassa è rispuntata in mezzo al fango, le alte chiome degli alberi sono color marrone bruciato. Tutte. Solo una palma svetta in lontananza con il suo eccezionale contrasto tra il tronco che appare carbonizzato e le foglie ancora verdi: strano potere di questa specie.

Facciamo un minuto di silenzio ora” chiede Fabio. C’è il fruscio delle foglie per il leggero vento ma null’altro… “E potremmo restare ancora così per ore, non sentiremmo niente. Nessun verso degli uccelli che dovremmo trovare qui data la stagione: pettirosso, cardellini, cinciallegre, beccamoschino (che canta solo se va in alto e non quando scende nel suo volo ondulatorio), gazze… l’incendio ha cancellato tutto”.

Ha portato con sé la registrazione di quei versi che sapeva di non trovare e ce li fa ascoltare. Per far comprendere quanta bellezza si perda. E racconta di tutte le vite di piccoli animali che si fermano dopo un incendio. Delle carcasse ritrovate dopo l’incendio del 2019 “nell’altra mia casa, le saline di Priolo, bruciate per il gesto dissennato di uno che voleva vendicarsi di un vicino in una giornata di forte vento”. Ne spiega le abitudini: i rettili che cercano di salvarsi dai roghi rintanandosi sotto massi presto arroventati; i pipistrelli “non tutte le specie vivono nelle grotte; molti, in colonie numerose, vivono nelle cortecce degli alberi e non riescono a fuggire quando arriva il fuoco; ne abbiamo trovato centinaia nelle roverelle bruciate”; gli uccelli circondati dalle fiamme.

Qualche uccello c’è però. Un gheppio e un falco pellegrino distraggono Fabio, che sembra avere un radar nel percepirne il movimento in alto ma sono specie che si spostano velocemente, che hanno un’area di caccia amplissimo e arrivano da lontano.

E descrive il dinamismo del falco pellegrino, della sua capacità di cambiare improvvisamente traiettoria senza diminuire la sua velocità, anche oltre i 200 km orari, quando scende in picchiata contro le prede, spesso i piccioni, che muoiono già nell’impatto prima ancora di essere afferrati dagli artigli e di cui il falco predilige testa e cuore.

Parla di come comunicano tra loro gli animali: le formiche grazie ai feromoni, sostanze chimiche prodotte da speciali ghiandole e percepite tramite le loro antenne, i ramarri cambiando colore per attrarre le femmine, i pipistrelli con gli ultrasuoni, gli storni quando si passano le informazioni la sera ritrovandosi tutti sugli alberi “è stato provato che si passano informazioni sui luoghi dove sono stati e che possono essere interessanti per tutti”. E le spettacolari nuvole di storni in cielo? “È così che si difendono dagli eventuali predatori”.

E c’è ancora tempo per spiegare qual è l’organo che consente agli uccelli di ‘vocalizzare o i ‘canti’ nel periodo di riproduzione o i ‘richiami’ che sono elementi di territorialità”: la siringe, due membrane sotto la trachea che possono essere ammorbidite o indurite dall’uccello e attraverso cui l’aria passando produce i suoni, “essendo due anche due note in contemporanea”.

Si è fatto tardi ma la conclusione è data da parole di speranza.

Non vi ho potuto far sentire questi suoni ma tra qualche settimana torneranno le rondini, certo troveranno un ambiente totalmente devastato ma tuttavia sarà primavera e la primavera porta sempre con sé la rinascita”.

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