LA MARCIA DELLA TARGIA CONTRO GLI INCENDI (1). “VOGLIAMO GIUSTIZIA PER LA NOSTRA TERRA”

Benvenuti! Abbiamo voluto organizzare un evento concreto che ci riunisse tutti per essere comunità. Per dire “non ci stiamo”, non vogliamo vedere la nostra terra che brucia nell’indifferenza generale di chi dovrebbe difenderla e tutelarla. Potevamo pensare a questa giornata come un corteo funebre viste le immagini di devastazione che hanno riempito pagine e tv. Invece abbiamo scelto di ribellarci, nel senso di ritornare al bello, di pretenderlo proprio. Di percorrere con una marcia i luoghi percorsi dal fuoco e di resistere alla morte, alla mafia, all’indifferenza e al non far niente. Perché peggio del male e del poco che abbiamo fatto, delle stupidaggini che abbiamo ascoltato anche dall’amministrazione e dai resoconti sulle pseudo origini dei roghi… più di tutto questo c’è il non far niente e lasciare che sia. Ecco, io non ci sto, e chi oggi è qui certo la penserà così. Io chiedo giustizia per la nostra terra, mi auguro un passaggio di prospettiva dal piccolo io al senso di comunità che dovremmo costruire e difendere. Vivere richiede un impegno maggiore del respirare, richiede di ripensarci e tornare alle origini, ad essere umili ospiti di questa terra. Umiltà da humus, terra! A che ci serve il troppo? Quando smetteremo di percepirci come signori e padroni del pianeta, ciechi e stolti, allora potremo fare più del poco che abbiamo fatto in molti decenni; e non per noi, bensì in una logica di sistema che ci veda tutti interconnessi. Siamo parte del sistema vita; dobbiamo tornare a sentire la natura non solo a studiarla scientificamente, altrimenti continueremo a violentarla e a saccheggiarla, a consumare e a sfruttare più suolo per meri interessi. Iniziamo dal piccolo, dalle abitudini, ma con un sentimento nuovo, con un senso di rispetto e responsabilità verso la terra e il futuro delle nuove generazioni. Viviamo in un finto benessere, è un’illusione, siamo circondati dal troppo e dal superfluo, dalla velocità. In questi luoghi, in cui siamo presenti, qui dove qualcuno ha voluto la morte, noi oggi porteremo la vita” (Maria Greco).

L’appuntamento alle 10 è al Castello della Targia, luogo simbolo della forza distruttiva degli incendi che quest’estate, ancora una volta, hanno devastato le balze delle mura dionigiane ma che, da oggi, è destinato ad essere anche altro, luogo di nascita non tanto di una nuova consapevolezza – la sensibilità nei confronti di questa drammatica criticità del nostro come di altri territori, in Sicilia e altrove, non si può dire non diffusa e radicata tra i più -, quanto piuttosto di una diversa volontà di reagire al problema. Non più solo lamentele e denunce ma desiderio di organizzarsi per avere maggiore forza propositiva e di contrasto nei confronti di chi amministra le comunità ma continua ad essere sordo alle loro istanze e inerme nell’azione di contenimento di un fenomeno uscito dalla logica emergenziale e divenuto endemico. Emblematici in questa direzione, i concorsi farsa per i forestali della regione siciliana e la bocciatura di un emendamento al bilancio regionale presentato dal Movimento 5 stelle per istituire un osservatorio permanente antincendio.

Oltre 60 persone – alcune in rappresentanza delle tante associazioni e movimenti che hanno condiviso espressamente l’iniziativa, la prima organizzata dal neo nato Comitato antincendio siracusano -, insieme per dire che la misura è colma, che nessun’altra offesa al paesaggio potrà restare senza l’individuazione delle responsabilità e dei più diretti colpevoli. Le denunce e gli esposti già presentati all’indomani dei roghi di quest’estate trovano, finalmente, nella Procura di Siracusa occhi attenti e indagini in corso. E la promessa, l’impegno è che sarà sempre così: che ad ogni atto delittuoso perpetrato contro la natura la risposta, dal basso, da chi si sta organizzando nelle reti territoriali per una vigilanza attiva contro delinquenti e piromani che siano, contro chi non ha cura dei propri terreni, privato e/o ente pubblico che sia, sarà immediata e documentata.

La manifestazione è stata aperta e chiusa dalla musica e dai canti di Giuseppe Pastorello e Tonino Bonasera alla chitarra, e il maestro Cristian Bianca al violino.

Marilia Di Giovanni, dell’Associazione amici della casa del libro, ha letto un breve passaggio a tema del Barone Rampante di Italo Calvino e poi sono seguiti gli interventi di Maria Greco, Santi Zocco e Saro Cuda del Comitato antincendio siracusano, e infine di Tanino Midolo ‘guida’ del percorso ad anello, che ha anche ricordato gli incendi a Noto e a Pantalica, la passeggiata fatta su quella terra incenerita e lo sdegno delle persone che ribadivano la necessità di reagire, di non subire più passivamente la violenza di pochi, e che ha poi richiamato l’attenzione sul fatto che dopo il fuoco, laddove è venuta meno la protezione delle piante, le piogge invernali possono determinare fenomeni alluvionali disastrosi.

Nel corso della ‘marcia’ lungo le aree incenerite della proprietà Pupillo, altri momenti importanti di riflessione sono stati suggeriti da Romero Leone e Vincenzo Spadaro del Movimento Antincendio Ibleo e dal direttore delle saline di Priolo Fabio Cilea.

Santi Zocco e Saro Cuda hanno ricordato le prime azioni del Comitato costituito da cittadini e associazioni uniti da uguali valori e intendimenti. “Persone che amano l’ambiente e la natura; che credono che il verde, gli alberi, i boschi siano la risposta più credibile per arrestare i cambiamenti climatici; che non vogliono assistere passivamente a incendi devastanti che aumentano il rischio desertificazione – ha detto il prof. Zocco -. Il Comitato agisce non soltanto attraverso queste manifestazioni, in cui alla protesta si uniscono arte e bellezza per restituire luce alla natura violentata dal fuoco, ma anche tramite un’instancabile ricerca di interlocuzione con le Istituzioni preposte alla tutela del territorio”.

L’intervento per ribaltare un’impostazione ‘errata’ del nuovo catasto incendi e le pec inviate al commissario regionale e al comune per una proroga dei termini; la segnalazione di aree non perimetrate; l’invito ad usare il sistema satellitare Copernicus, attivo nel rilevamento e nella gestione dei dati sullo stato di salute del pianeta, tra cui prioritariamente quelli dei disastri naturali con il monitoraggio degli oceani, della vegetazione e dell’atmosfera; un atto di indirizzo presentato al Consiglio Comunale per il tramite dei consiglieri del Partito Democratico. Questi i primi interventi del Comitato.

Siamo qui da Carmela Pupillo, la cui azienda ogni anno subisce l’aggressione del fuoco, perché queste mura non siano ‘il muro del pianto’ bensì della rinascita, della reazione, della non rassegnazione – ha detto Saro Cuda -. Gli incendi accesi ovunque in Sicilia quest’anno hanno bruciato un’area vasta come l’entroterra di Noto, 500mila ettari di territorio; qualcosa di non accettabile perché ogni incendio somma nuova distruzione a quelle degli anni precedenti. Ecco perché il 30 settembre, al vivaio di Siracusa, abbiamo voluto dar vita a questo comitato che vuole crescere e rafforzarsi, che intende organizzarsi e strutturarsi per svolgere al meglio un’efficace azione di prevenzione e contrasto a un fenomeno che sembra inarrestabile e sempre più pericoloso”.

E poi l’intervento di Maria Greco, che abbiamo riportato integralmente in incipit.

Hanno aderito alla manifestazione insieme ai tanti cittadini:

Azienda agricola Pupillo, Movimento Antincendio Ibleo, Club Alpino Italiano sezione di Siracusa, Acquanuvena, WWF Sicilia sud orientale, Legambiente Siracusa, Gruppo Ovest Siracusa, Associazione Piantala, Siracusa Tour, Associazione Culturale Minerva, Associazione amici della casa del libro, Ente Fauna Siciliana, Museo tempo, Lealtà & Condivisione Rete Ecosocialista Sicilia, La Brigata Rosa, Comitato Stop Veleni, Associazione un’altra storia, Cobas scuola Siracusa

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