Qualità di vita in Italia (il Sole 24ore): la provincia di Siracusa scivola sempre più in basso. Analisi dei dati

È stata pubblicata la classifica che ogni fine anno propone Il Sole 24ore sulla qualità di vita in Italia divisa in 107 province. L’indagine prende in esame 95 indicatori, suddivisi in sei macro categorie tematiche (ciascuna composta da 15 indicatori). Com’è la qualità di vita nella provincia di Siracusa? O meglio, come si vive, vi sono servizi pubblici adeguati e quelli privati in che maniera soddisfano? Queste le tante questioni e problematiche sociali a cui si riferisce l’indagine fotografando la nostra realtà provinciale. I dati provengono da fonti ufficiali, istituzioni e istituti di ricerca.

L’anno scorso la provincia nella classifica generale si trovava al 90esimo posto (https://www.lacivettapress.it/2022/11/24/report-sui-dati-del-sole-24ore-sulla-qualita-della-vita-in-italia-il-caso-di-siracusa-e-provincia/).

Oggi, dopo appena un anno, compie un salto indietro di 14 posizioni scendendo al 104esimo posto.

La ricerca giustifica tale repentina discesa indicando maggiormente degli indicatori che hanno contribuito a ciò: “speranza di vita” (nel 2022 si è registrato un picco di decessi per le ondate di calore estive), “imprese in fallimento” e il risibile “numero di lavoratori domestici regolari”.

Purtroppo, se leggiamo gli ulteriori indicatori essi ci parlano d’altro di negativo, anche se esiste qualche luce positiva.

Troviamo l’indicatore sui “depositi bancari delle famiglie” in 105esima posizione e ciò fa comprendere l’esistenza di una buona parte di siracusani che scivola verso la povertà. Andamento confermato anche dall’indicatore sulle “famiglie con Isee basso” (99esima posizione). Però l’indicatore che riguarda le “spese di famiglie per consumi in beni durevoli” (auto, alloggi, elettrodomestici, prodotti elettronici, vestiario di qualità, ecc.) evidenzia una provincia al 14esimo posto. Lampante la divisione, che negli anni si è sempre più accentuata, tra una maggioranza in ascesa di poveri, anche fra il ceto medio, e una parte, quella di pochi siracusani, sempre più ricca che spende senza difficoltà per automobili nuove e costose, abiti da boutique, ecc.

Mentre il “tasso d’occupazione” (percentuale tra 20-64 anni da Istat, 2022) colloca la provincia in 97esima posizione con il 47,7% d’occupati (la media italiana è del 65%), sul mercato del lavoro sappiamo che sono parecchi i lavoratori in nero e fra gli occupati molti lavorano con contratti pirata o lavoro grigio. Un indicatore che chiarisce tale dato è quello dei “giovani che non lavorano e non studiano”, acronimo Neet (not [engaged] in Education, Employment or Training – traduzione letterale: “non [attivo] in istruzione, in lavoro o in formazione). L’Istat da dati del 2022 afferma che tale indicatore è aumentato considerevolmente anche quest’anno, lo scopriamo in 106esima posizione nazionale con il 40,2% rispetto al 18,47% della media italiana.

I Neet in Italia rappresentano il 25,1% della popolazione compresa tra i 15 e i 34 anni (Ansa). Quella dei Neet è una condizione erroneamente ricondotta a un’apatia generazionale ma ci sono giovani che tornano a Siracusa non avendo trovato lavoro in vari luoghi (articolo di Repubblica novembre 2022). Per cui le ragioni sono molteplici fra sociali ed economiche che si manifestano sotto forma di passività civica o indifferenza. A Siracusa fattori che incidono sono l’abbandono scolastico (Siracusa ha la percentuale più alta in Sicilia) e la bassa competenza lavorativa di tanti.

Maurizio Del Conte, docente di Diritto del lavoro dichiara: “Questo fenomeno si concentra negli ultimi due anni di obbligo scolastico. La causa principale è certamente l’aver avuto un’indicazione errata rispetto al percorso di studi di scuola superiore Nel nostro sistema scolastico manca infatti un percorso d’orientamento realizzato da professionisti che effettuino un colloquio con i singoli ragazzi, valutando i loro punti di forza e debolezza, i talenti e le aspirazioni. Questo confronto in Italia avviene tra le mura domestiche, con il consiglio di amici di famiglia o genitori che riportano le personali esperienze senza però un reale criterio di merito. Altra causa è la fortissima liceizzazione della nostra scuola secondaria. Una buona quota di questi ragazzi ha bisogno di affiancare un sapere teorico a un’esperienza pratica, ed ecco allora l’insoddisfazione che entra inevitabilmente nel circolo vizioso dell’abbandono degli studi”. Infatti, da anni a Siracusa una maggioranza di giovani, uscendo dalla scuola dell’obbligo, si iscrive ai licei, mentre pochi a indirizzi tecnici, professionali.

Come sempre la provincia è sempre tra i primi posti (quest’anno in seconda posizione) per l’indicatore di “quota export sul Pil Rapporto % tra esportazioni di beni verso l’estero e valore aggiunto”. Esso afferma che il Prodotto interno lordo della provincia è dovuto in assoluto ai prodotti che vengono e vanno (petrolio/benzine) in grande quantità. Vi sono anche i prodotti agricoli della provincia (agrumi, uva, ecc.) che vengono coltivati e poi venduti a basso valore aggiunto, non passando per una filiera agroindustriale che ne aumenterebbe il valore. La conclusione è che tanta quantità o passa o viene data a basso costo lasciando poco in provincia, e ciò comprende anche il turismo (mordi&fuggi). Qui rimane l’inquinamento (terreni agricoli, zona industriale, città).

Anche per “il numero di pensioni di vecchiaia” (numero pensionati ogni 1.000 abitanti) troviamo una posizione alta (8esima posizione nella media italiana).

Sulla “speranza di vita alla nascita” (numero medio di anni) c’è il tracollo già dichiarato (106esima posizione) con l’età media di 80,6 anni rispetto a una media nazionale di 82,56.

È interessante notare “il saldo migratorio totale” (la differenza tra iscritti e cancellati all’anagrafe ogni mille residenti): l’82esima posizione con un -0,1 (media italiana è 2,47). Insomma nella provincia le nascite diminuiscono e la popolazione scende. Un’altra novità emerge da “immigrati regolari residenti” (% sulla popolazione residente), Siracusa si trova alla 90esima posizione. Vuol dire che tanti immigrati sono di passaggio, pochi rimangono.

Appare un indicatore: “Qualità della vita dei giovani” che spunta fuori da 12 parametri quali concerti, sport all’aperto, nozze, primo figlio, ecc. su ciò la provincia si attesta all’80esimo posto. Altro indicatore composito: “Qualità della vita degli anziani” tratto da altri 12 parametri: biblioteche, farmaci, infermieri, ecc. pone la provincia al 101esimo posto. Anche con “Qualità della vita dei bambini” sempre indicatore composito formato da parametri quali: asili nido, aree giochi, pediatri, scuole accessibili, la provincia è in posizione bassa (94esima). Infine l’ultimo indicatore composito: Qualità della vita delle donne” indicatore tratto da 12 parametri quali: amministratori donne, occupazione, speranza di vita, violenze, sport e anch’esso in una posizione (100esima) abbastanza bassa.

Sul versante ambiente è stato elaborato l’indice: “Ecosistema urbano”, da Legambiente-Ambiente Italia. Esso sintetizza 18 parametri come: qualità dell’aria, rifiuti, reti idriche, consumo di suolo. In questo caso la provincia si attesta al 96esimo posto.

Come sempre il tasso di motorizzazione (auto in circolazione ogni 100 abitanti) si mostra alto (84esima posizione). Difatti già nel capoluogo la densità di traffico è alta, esprimendo l’esistenza di inquinamento atmosferico da polveri sottili.

Meritano uno sguardo le cinque macro categorie (aree contenenti ciascuna 15 indicatori, alcuni già descritti). C’è la categoria “Giustizia e sicurezza” che scende di 3 posizioni per l’alto numero di denunce per “furti con destrezza” (90esimo posizione), “furto d’auto” (95esimo posto). Sono tante le denunce specie di donne che lamentano l’impotenza delle forze dell’ordine (da colloqui rilasciati). Ciò riguarda la microcriminalità che è legato anche a un altro indicatore:

“reati legati agli stupefacenti (spaccio, produzione, ecc.)”: un triste primato con la 101esima posizione della provincia che così acquisisce la prima posizione in Sicilia e la seconda nel sud. La provincia più vicina in Sicilia è Messina che troviamo al 75esimo posto.

Per la macro categoria “ricchezza e consumi” (alla 98esima posizione) c’è uno spostamento in meno di 7 posizioni rispetto al 2022. In “affari e lavoro” l’insieme degli indicatori fa ritrovare la provincia in 106esima posizione. Corrisponde a una discesa di 57 posti. Ciò è dovuto all’aumento di vari indicatori alcuni già esposti (Neet, tasso occupazione, infortuni sul lavoro, ecc.)

Altra grande scivolata la compie la macro categoria “demografia e società” che posta in 84esima posizione, discende di 6 punti rispetto al 2022.

Infine, su “cultura e tempo libero” è avvenuto un’inversione con un aumento di 5 posizioni nella classifica generale. Ciò è dovuto a vari indicatori (offerta culturale, librerie e ristorazione che comprende anche quella mobile: paninari che aumentano abbastanza).

Ormai sono decenni che la provincia si ritrova negli ultimi posti della classifica nazionale. È dalla 65esima posizione del 1994 che scende. Dovrebbe far riflettere tutto ciò amministratori, politici, ma anche noi cittadini per ciò che possiamo e dobbiamo fare. Sappiamo infine che i cittadini della provincia, specialmente quelli montani, affermano che dove risiedono si vive a misura d’uomo, ma da loro mancano parecchi servizi.

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