Da un bel po’ Villetta Aretusa è chiusa, recintata dalla tipica rete rossa da cantiere. E all’interno la vecchia pavimentazione è già stata in gran parte rimossa.
Ne abbiamo parlato in un articolo di luglio https://www.lacivettapress.it/2023/07/26/ortigia-fonte-aretusa-si-riqualifica-lintera-area-con-tre-progetti-tutto-in-regola/ e a settembre, in Consiglio Comunale, la consigliera Daniela Rabbito del gruppo Insieme, in merito sia al finanziamento di un milione e mezzo per il centro storico che agli interventi su Largo Aretusa e la sottostante villetta, compreso ascensore di collegamento, ha chiesto di conoscere “l’utilità delle opere programmate, l’esistenza di uno studio di fattibilità, i costi stimati”, proponendo un impiego diverso delle risorse già stanziate e in parte già utilizzate.
Nella risposta il dirigente Marcello Di Martino si è così limitato a rassicurare sulla correttezza dell’iter (ovviamente), a fornire il dettaglio dei costi: 35mila euro per la ‘piattaforma elevatrice’ (sic!), 25mila per l’esercizio, la vigilanza e la custodia (annuale?), 1.000 per la manutenzione annua della piattaforma, e infine a motivare la presenza dell’ascensore con l’obiettivo dell’eliminazione delle barriere architettoniche (nonostante la breve strada di accesso adiacente alla Fonte Aretusa. Per noi dunque una scelta sbagliata).
Ma davvero è solo questo il problema?
Forse non si è spiegato a sufficienza che, come già abbiamo avuto modo di evidenziare, si tratta di una riqualificazione che richiede particolare attenzione perché su un ‘giardino storico’, un ‘bene culturale’, e pertanto sottoposto a vincolo di tutela. Tutelati sono gli esemplari arborei lì presenti, ficus e araucarie, alberi che stanno lì quasi da un secolo e che da decenni connotano un luogo caro ai siracusani, offrendo rifugio a un gran numero di volatili che fino a tarda sera fanno sentire la loro orchestra dal fitto delle chiome (forse per qualcuno, ma non per noi, una peculiarità del luogo sacrificabile); tutelata è la ‘configurazione’ dell’intera area.
Rassicuriamo intanto subito chi, su un gruppo facebook, ha affermato che ‘le radici aeree di alcuni alberi sono state tagliate” -. L’allarme a noi è risultato privo di fondamento. E non avrebbe potuto essere diversamente. “Le radici aeree per i ficus svolgono la duplice funzione nutrizionale, per l’assorbimento dell’acqua dall’atmosfera, e meccanica per il sostegno delle ramificazioni orizzontali. L’amputazione di tali organi può compromettere la stabilità degli alberi creando problemi all’incolumità dei cittadini che sostano o passeggiano sotto di essi” spiega il dottor Antonino Attardo. Per fortuna a nessuno è venuto in mente di danneggiare alcunché.
È vero però che, per realizzare il nuovo percorso, non si potrà evitare una quanto meno significativa potatura degli alberi i cui rami oggi sporgono dalla balaustra di Passeggio Adorno. È lecito sapere cosa si prevede? Come si intende procedere per fare spazio all’ampia passarella già progettata?
E spostandoci dall’alto in basso, dall’aereo al terreno, si può sapere se è cambiato qualcosa rispetto alla proposta originaria (quella riportata su Siracusa Domani)? La precedente pavimentazione, essendo permeabile, ha ‘accompagnato’ il naturale sviluppo delle piante, in particolare dell’ampio apparato radicale dei ficus, vale a dire della parte di questa specie che, con quel tocco di fiabesco, affascina non meno della larghissima e generosa chioma. Sappiamo che, a meno che non ci siano state varianti in corso d’opera, il progetto prevede ora un massetto di calcestruzzo dello spessore di 10cm per appoggiarvi nuove basole in pietra. Non un progetto di ripristino, di semplice rifacimento del preesistente – basole in pietra sopra il terreno permeabile – quindi, bensì un nuovo manufatto, impermeabile, che rischierebbe, nel tempo, di soffocare la crescita delle piante.
A rassicurare ci sarebbero i divieti presenti nel “regolamento del verde comunale” così come nelle linee guida del restauro dei giardini storici emanate dal Ministero dei Beni Culturali. E in più anche il Piano Paesaggistico vigente che non ammette modifiche che stravolgano “la rappresentatività storica degli spazi pubblici (piazze, strade e giardini)”. Ci sarebbero!
(foto copertina dall’archivio di Amtonio Randazzo)

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