Lavoro grigio e diritti nel terziario, intervista ad Alessandro Vasquez segretario provinciale della Filcams Cgil

In Italia i lavoratori inseriti nel turismo, commercio, vigilanza, terziario, pulizie, ristorazione, sono quelli che soffrono più di altri per le loro condizioni economiche, nella mancanza di normative e spesso anche per i trattamenti psicofisici che subiscono. La Filcams Cgil (federazione italiana dei lavoratori del commercio turismo servizi) è la categoria che li rappresenta: “È difficile fare sindacato in questi settori – spiega Alessandro Vasquez segretario provinciale della categoria a Siracusa -. In tutti i nostri settori esiste la precarietà, nel migliore dei casi è insieme al lavoro grigio. Poi oltre al fattore economico ci sono diritti ignorati o non conosciuti dai lavoratori”.

Cos’è il lavoro grigio che coinvolge la maggioranza dei lavoratori?

È quando ci troviamo con un lavoratore contrattualizzato che concorda un orario, molte volte, di quattro ore di lavoro al giorno mentre in realtà sono dieci. Il resto è pagato fuori busta. È una prassi accettata quasi da tutti e conviene al datore di lavoro che non paga i relativi contributi mentre il lavoratore pensa d’aver fatto un affare. Questo avviene soprattutto nella ristorazione, dal piccolo bar ai grandi ristoranti. Se passiamo al settore turismo qui si presentano altre sfaccettature. Ci sono i lavoratori delle pulizie ai quali viene proposto la paga a stanza nell’albergo dove opera. Una situazione davvero discriminante, perché il lavoratore è costretto a subire una specie di contratto a prestazione. Ma anche in questo settore, se a questi lavoratori si vuole applicare il regolare contratto, loro non l’accettano e chiedono una paga per una parte in nero per guadagnare di più”.

Ultimamente la Filcams insieme alle altre sigle sindacali ha firmato contratti a 5 euro l’ora. Come mai è successo se la Cgil aveva deciso d’avviare la lotta per il salario minimo?

“Era il contratto della vigilanza e noi come categoria di Siracusa siamo stati l’unica in tutta Italia a non volerlo firmare. I nostri 86 iscritti hanno detto no, non aderendo alla linea nazionale, ma poi è passato come maggioranza. Adesso sta avvenendo la stessa cosa nel contratto delle pulizie in cui la richiesta è di 7,58 euro, ma il rinnovo contrattuale è fermo dal 2015, per cui la maggioranza dei lavoratori preferisce accettare questo importo, pur di portare a casa qualcosa, con l’inflazione esistente. Poi lavorando in nero una parte, raggiungono i 10 euro l’ora netti. Quindi quello che bisognerebbe fare sarebbe innanzitutto di fare iscrivere tutte queste attività alla Confcommercio Confesercenti, ecc. Invece abbiamo nascenti associazioni che si auto determinano creando sigle uniche a Siracusa. C’è l’esempio eclatante dell’auto proclamato presidente degli albergatori Giuseppe Rosano, che non rappresenta nessuno, esiste solo a Siracusa, non è un’associazione legalmente riconosciuta e non ha uno statuto. Invece la Federalberghi, la vera associazione degli albergatori, qui ha pochissimi associati. Col fare associare tutte le strutture alberghiere avremmo una controparte con cui confrontarci, anche perché qui questi grandi alberghi applicano contratti atipici”.

È una sua valutazione che naturalmente non possiamo condividere per l’assenza di dati certi da parte nostra. Ci dice invece in cosa consiste il cosiddetto ‘recupero crediti’ su cui il sindacato è particolarmente impegnato?

“I lavoratori vengono da noi al termine del lavoro grigio e chiedono di aiutarli nel prendere la NASpI, altre indennità di disoccupazione, oppure il datore di lavoro non ha pagato le ultime tre mensilità, la tredicesima e anche per aprire vertenze in tribunale. Ma sono sempre richieste individuali, non esiste una richiesta collettiva”.

Della realtà b&b cosa possiamo dire?

“Nulla, è una parte del turismo a noi nascosta. Bisogna rendersi conto che il settore alberghiero è una realtà ancora più difficile rispetto ad altri settori in cui facciamo sindacato. Noi cerchiamo di essere presenti sia nella grande distribuzione avanzata che nella ristorazione e sappiamo che in questi settori i lavoratori spesso vengono presi per ricatto sul lavoro e la loro iscrizione al sindacato può diventare una vera condanna a morte”.

Ma non è aumentata la consapevolezza su ciò che può fare il sindacato e avvicinarsi prima dell’ultima fase, quella del recupero crediti?

“Sì, c’è stato qualche passo positivo anche perché abbiamo concluso una vertenza molto positiva, è stata quella degli Autogrill dove siamo riusciti a fare integrare i vecchi lavoratori nella nuova società con tutti i pregressi”.

Ma l’avete propagandata fra i lavoratori?

“Non abbastanza, anzi per niente, devo ammetterlo. Mentre oggi esiste una situazione che va a peggiorare nella ristorazione. Tutto ciò era già previsto con la fine del reddito di cittadinanza. Infatti, questi lavoratori prima univano le due entrate (Rdc e salario da lavoro povero) riuscendo a vivere dignitosamente. Adesso chi vuole lavorare deve accettare il ricatto del ristoratore”.

Quali intenzioni avete per il prossimo futuro?

“La Filcams Cgil, la Fisascat Cisl e la Uiltucs Uil hanno dichiarato per il 22 dicembre uno sciopero nazionale di 8 ore. Lo sciopero è stato proclamato proprio in un momento particolare, quello dello shopping natalizio. Il rinnovo è in ritardo di 4 anni. In fondo possiamo riscontrare che i tanti contratti che gestiamo hanno normalmente superate scadenze anche di 12 anni rispetto ai 3 anni previsti. Noi gestiamo cinque contratti nel commercio (Terziario, Distribuzione e Servizi, della Distribuzione Moderna Organizzata e della Distribuzione Cooperativa) altri cinque nel turismo, oltre ad altri minori negli altri settori”.

Come mai la Cisl ha accettato di unirsi alla Cgil e Uil per questo sciopero nazionale?

“L’inflazione morde, sono passati quattro anni e la Fisascat-Cisl davanti a tre milioni di lavoratori non poteva non aderire. Siamo sicuri che il 22 avremo un’alta adesione”.

Il raggiungimento della legge sul salario minimo non darebbe una notevole mano d’aiuto a questo settore, così da poter poi intervenire sugli altri aspetti contrattuali non applicati?

“È proprio così. Sarebbe buono in tutti i settori, ma in particolare nei servizi di sorveglianza, portinerie, oltre alla ristorazione. Sono ambiti che avrebbero maggior beneficio da una tale legge. Così potremmo aprire il fronte dei diritti. Questi in tanti casi non esistono o non sono applicati e abbiamo anche tanti lavoratori che non li conoscono anche se scritti nei loro contratti”.

Ci sono lavoratori che lavorano nell’amministrazione pubblica, in che condizioni?

“Lavorano in società d’appalto, ad esempio c’è la Siracusa Risorse. Comunque tutti vivono una situazione di precariato, part-time infinito. Sei anni fa abbiamo iniziato delle lotte e alla fine abbiamo trovato la Siracusa Risorse che ha dimostrato un’arrendevolezza. Ha capito che applicando il contratto i lavoratori rendevano meglio. Non era giusto affamarli”.

In questa categoria la maggioranza dei lavoratori sono donne come affrontate questo tema?

“È vero abbiamo donne in tutti i settori dal turismo alla ristorazione alberghiero e grande distribuzione. La Filcams ha un’assemblea composta in maggioranza da donne e una segreteria in cui su 3 componenti l’unico uomo sono io. Il presidente dell’assemblea è una donna e dobbiamo constatare che l’apporto intelligente delle donne lavoratrici dà un valore importantissimo”.

Avete avuto richieste di aiuto o avete saputo di violenze nei confronti di lavoratrici?

“È capitato che per molestie ci siamo trovati lavoratrici che hanno raccontato vicende ben oltre il vergognoso, anche di subire prepotenze all’atto del rinnovo contrattuale. Sono situazioni numerosissime. Quando questi fatti avvengono in un’azienda strutturata si riesce a intervenire, ad esempio abbiamo avuto un’azienda della moda in cui siamo riusciti a intervenire facendo allontanare il direttore e confermare la lavoratrice per giunta facendola passare a tempo indeterminato. Invece in strutture alberghiere, oppure bar, la situazione diventa impossibile. Queste donne dovrebbero denunciare ma si trovano di fronte al ricatto”.

Oggi, quello che sta avvenendo nell’opinione pubblica, non le può incoraggiare?

Lo stesso sindacato dovrebbe far di più in questa direzione, considerando che nella categoria la maggioranza è di donne. A volte siamo riusciti a convincere e accompagnare delle lavoratrici dai carabinieri a sporgere denuncia”.

Oltre allo sciopero avvierete altre iniziative?

Abbiamo programmato incontri conviviali fra i lavoratori per non discutere solo di sindacato, ma per creare maggiori legami fra le persone. Infatti, è stato deciso un primo incontro alla Tonnara, pensiamo siano importanti questi momenti extra sindacali fra i lavoratori”.

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